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Alcune conversazioni condivise dagli utenti di Claude e diversi contenuti creati attraverso la funzione Artifacts sono comparsi nei risultati di Google, sollevando preoccupazioni per la possibile esposizione di informazioni personali, documenti aziendali e materiali di lavoro. Il caso non è stato ricondotto a una violazione degli account o a una vulnerabilità della piattaforma di Anthropic, ma al funzionamento dei collegamenti pubblici generati volontariamente dagli utenti, che trasformano conversazioni e progetti in normali pagine web accessibili senza autenticazione e quindi potenzialmente indicizzabili dai motori di ricerca.

La questione è emersa il 26 luglio, quando un utente della community r/ClaudeAI su Reddit ha mostrato che la ricerca Google site:claude.ai/share restituiva numerose pagine contenenti conversazioni pubblicate attraverso Claude. Altri utenti hanno successivamente segnalato la presenza nei risultati di dialoghi relativi alla creazione di portafogli di criptovalute, richieste di consulenza legale, curriculum, attività aziendali interne e altri contenuti che probabilmente non erano stati pensati per essere individuati attraverso una ricerca pubblica.

Una seconda ricerca, basata sull’operatore site:claude.ai/public/artifacts, avrebbe consentito di individuare anche alcuni Artifacts, cioè applicazioni, dashboard, documenti, report e altri risultati interattivi creati con Claude. Diverse testate hanno verificato che almeno una parte di questi materiali risultava raggiungibile direttamente da Google senza effettuare l’accesso a un account Anthropic, perché il collegamento pubblico non richiedeva credenziali per la visualizzazione.

Dopo la diffusione delle segnalazioni, molte delle conversazioni inizialmente visibili sono scomparse dai risultati o sono diventate più difficili da trovare nell’arco di circa un giorno. Non è stato chiarito se la riduzione sia derivata da richieste di rimozione presentate dagli utenti, da interventi di Anthropic, da aggiornamenti dell’indice di Google oppure da una combinazione di questi fattori.

Anthropic ha escluso che l’episodio sia stato provocato da un problema di sicurezza, precisando che Claude non pubblica automaticamente le conversazioni, non rende disponibile ai motori di ricerca una directory dei contenuti condivisi e non fornisce una sitemap con l’elenco dei relativi indirizzi. I link vengono generati in modo casuale e non sono facilmente prevedibili, ma nel momento in cui l’utente decide di crearli il contenuto diventa una pagina pubblica che può essere indicizzata, archiviata o ripubblicata da servizi esterni come qualsiasi altra risorsa accessibile sul web.

La funzione di condivisione non è attiva per impostazione predefinita e richiede una procedura volontaria composta da più passaggi. Prima della generazione del link, l’interfaccia avvisa inoltre che chiunque ne entri in possesso può visualizzare il contenuto. Il problema riguarda quindi soprattutto la diversa interpretazione attribuita dagli utenti alla parola “condivisione”: molti hanno considerato il collegamento simile a un video YouTube non in elenco o a un documento accessibile soltanto alle persone che ricevono direttamente l’URL, senza comprendere che si trattava invece di una pagina web pubblica priva di un blocco esplicito verso i motori di ricerca.

Dal punto di vista tecnico, una pagina raggiungibile senza autenticazione può essere sottoposta a crawling e indicizzazione quando il gestore del sito non applica direttive come noindex o altri sistemi equivalenti. L’indirizzo deve tuttavia essere scoperto dal crawler, per esempio perché pubblicato su un forum, inserito in un social network, citato all’interno di un altro sito o trasferito attraverso una pagina già conosciuta dal motore di ricerca; per questo motivo alcuni utenti si sono chiesti come Google sia riuscita a raccogliere un numero apparentemente elevato di link casuali appartenenti al dominio di Claude.

La potenziale esposizione assume una portata più ampia rispetto alla pubblicazione accidentale di una normale conversazione, perché Artifacts è diventato uno dei componenti centrali della strategia professionale ed enterprise di Anthropic. La funzione, introdotta nel 2024 insieme a Claude 3.5 Sonnet, permette di costruire con il modello dashboard, applicazioni web, visualizzazioni di dati, giochi, documenti e altri contenuti modificabili all’interno di uno spazio di lavoro separato dalla chat.

L’integrazione successiva con Claude Code ha esteso queste capacità alle attività degli sviluppatori, consentendo ai team di produrre e distribuire dashboard HTML, prototipi e ambienti di progetto direttamente dai propri flussi di programmazione. Di conseguenza, un Artifact pubblicato senza comprenderne pienamente le condizioni di accesso potrebbe contenere non soltanto testo generico, ma anche prototipi software, analisi finanziarie, piani di prodotto, strumenti interni, report destinati ai clienti e interfacce collegate a un progetto aziendale.

Tra i risultati individuati sarebbero comparsi dati sanitari di pazienti, materiali relativi a sperimentazioni cliniche, nomi e numeri di telefono di alunni delle scuole primarie, documenti interni, valutazioni dei dipendenti, codice sorgente, appunti di sviluppo e note operative. È stata inoltre segnalata una conversazione contenente materiale per adulti generato da Claude, anche se non è stato possibile ricostruire il prompt originario o stabilire il contesto nel quale il contenuto fosse stato prodotto.

Google ha respinto l’ipotesi che il problema dipendesse dal motore di ricerca, sottolineando che sono i gestori dei siti a decidere quali pagine rendere pubblicamente accessibili e quali escludere dal crawling. Il motore mette a disposizione meccanismi standard attraverso i quali i siti possono controllare la scansione e l’indicizzazione, dichiarando di rispettare le relative configurazioni quando vengono applicate correttamente.

Episodi simili hanno già coinvolto altri assistenti generativi. Nel 2023 alcune conversazioni condivise attraverso Bard erano apparse nelle ricerche di Google e la società aveva successivamente dichiarato che il comportamento non era intenzionale, procedendo alla loro esclusione. Anche le conversazioni pubbliche di ChatGPT sono state indicizzate dai motori di ricerca, inducendo OpenAI a interrompere un esperimento che facilitava la loro scoperta, mentre precedenti verifiche avevano individuato centinaia di pagine condivise da utenti Claude e uno studio aveva stimato la possibilità di raccogliere circa 100.000 conversazioni ChatGPT rese pubbliche.

L’evoluzione degli assistenti AI in strumenti per la programmazione, l’analisi dei dati, la produzione di documenti e la collaborazione aziendale rende quindi necessario amministrare le relative funzioni di condivisione con controlli analoghi a quelli applicati a Google Workspace, Microsoft 365, Slack, GitHub e Notion. Le organizzazioni devono distinguere tra un contenuto accessibile agli utenti autenticati, una risorsa disponibile soltanto all’interno di un ambiente aziendale e una pagina pubblica raggiungibile senza credenziali, perché soltanto quest’ultima può essere liberamente aperta, inoltrata e indicizzata.

Per ridurre l’esposizione, le aziende devono verificare le conversazioni e gli Artifacts già condivisi, revocare i collegamenti non più necessari e impedire che dati personali, credenziali, codice riservato, documenti interni o informazioni sui clienti vengano inseriti in pagine pubbliche. È inoltre necessario spiegare agli utenti che la disponibilità di un URL casuale non equivale a una protezione degli accessi: quando manca l’autenticazione, la difficoltà di indovinare il collegamento costituisce soltanto un ostacolo alla scoperta e non una misura di sicurezza.

Di Fantasy