Il governo giapponese ha avviato un’indagine formale su ByteDance dopo la diffusione online di video generati con intelligenza artificiale che raffigurano personaggi celebri della cultura pop giapponese e una figura ritenuta essere il Primo Ministro, presumibilmente senza autorizzazione dei titolari dei diritti. Secondo quanto riportato dallo Yomiuri Shimbun, il Cabinet Office ha iniziato a esaminare il caso ipotizzando possibili violazioni delle normative sul diritto d’autore e su altri diritti connessi alla tutela dell’immagine e della personalità.
Al centro della controversia vi è una versione beta, distribuita in modo limitato in Cina, del sistema di generazione video denominato Seedance 2.0, sviluppato da ByteDance, la società madre di TikTok. Il sistema sarebbe stato utilizzato per creare un video in cui personaggi iconici come Ultraman e Detective Conan combattono contro un personaggio che rappresenterebbe il capo del governo giapponese. Il contenuto è stato poi diffuso su piattaforme social, tra cui TikTok e X, alimentando un acceso dibattito pubblico.
Dal punto di vista tecnico, Seedance 2.0 rientra nella nuova generazione di modelli di intelligenza artificiale multimodale in grado di generare video sintetici ad alta qualità a partire da prompt testuali o immagini di riferimento. Tali sistemi combinano modelli di diffusione per la sintesi visiva, reti neurali per la coerenza temporale tra fotogrammi e meccanismi di controllo stilistico che consentono di replicare tratti distintivi di personaggi noti. Proprio questa capacità di riprodurre elementi iconografici riconoscibili rappresenta uno dei nodi centrali del problema giuridico: la generazione automatica di contenuti che incorporano opere protette o immagini riconducibili a persone reali può configurare violazioni del diritto d’autore, del diritto di ritratto e, in alcuni casi, anche profili di diffamazione o falsa rappresentazione.
Il Ministro per la strategia sulla proprietà intellettuale, Onoda, ha dichiarato in conferenza stampa che l’uso di opere esistenti senza il consenso dei titolari dei diritti non può essere ignorato. Ha inoltre sottolineato che le immagini e le illustrazioni di altre persone sono soggette non solo alla tutela del copyright, ma anche ai diritti della personalità, compreso il diritto all’immagine. In Giappone, come in molte altre giurisdizioni, tali diritti sono protetti sia da norme specifiche sia da principi consolidati della giurisprudenza, che riconoscono ai soggetti interessati la facoltà di opporsi all’uso non autorizzato della propria immagine, specialmente quando questo possa ledere reputazione o dignità.
Il Cabinet Office ha richiesto a ByteDance Japan una risposta tempestiva sulle misure adottate, mentre la società ha dichiarato di essere a conoscenza del video problematico e di aver intrapreso azioni correttive. ByteDance ha inoltre ribadito il proprio impegno al rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, affermando di star rafforzando le misure di sicurezza per prevenire usi non autorizzati della piattaforma. Dal punto di vista tecnico, tali misure possono includere filtri di riconoscimento automatico di contenuti protetti, sistemi di blocco dei prompt che richiamano marchi o personaggi registrati e meccanismi di watermarking o tracciabilità dei contenuti generati.
La controversia non si limita al Giappone. Negli Stati Uniti, grandi detentori di diritti come The Walt Disney Company avrebbero inviato lettere di diffida a ByteDance, sollevando preoccupazioni circa la possibilità che Seedance 2.0 consenta la creazione di personaggi appartenenti a franchise come quelli di Marvel e Star Wars. Anche il sindacato degli attori SAG-AFTRA ha criticato la situazione definendola una palese violazione, mentre la Motion Picture Association ha chiesto la cessazione immediata di eventuali utilizzi in violazione del copyright.
Dal punto di vista normativo, il caso evidenzia una tensione crescente tra l’innovazione tecnologica e i sistemi tradizionali di tutela della proprietà intellettuale. I modelli di generazione video vengono addestrati su enormi quantità di dati visivi, spesso raccolti da fonti pubbliche o semi-pubbliche, e la linea di confine tra apprendimento statistico e riproduzione sostanziale di un’opera protetta è oggetto di intenso dibattito giuridico. Se un sistema è in grado di ricreare personaggi specifici con un grado elevato di fedeltà, la questione non riguarda solo l’addestramento, ma anche l’output effettivamente generato e distribuito dagli utenti.
Inoltre, la presenza di una figura che richiama il Primo Ministro introduce ulteriori profili di rischio, legati alla manipolazione dell’immagine di rappresentanti istituzionali. In un contesto globale in cui i deepfake possono essere utilizzati per disinformazione o satira politica, la distinzione tra libertà di espressione, parodia e uso illecito diventa particolarmente delicata. Il richiamo del ministro Onoda alla “alfabetizzazione” degli utenti evidenzia la necessità di una consapevolezza diffusa circa le implicazioni legali dell’uso di strumenti di generazione automatica.
