Poco meno di cinque anni fa, il mondo della tecnologia sembrava aver individuato con certezza assoluta la prossima frontiera dell’interazione umana: il metaverso. La decisione di Facebook di cambiare il proprio nome in Meta non fu solo una mossa di branding, ma il segnale di una scommessa senza precedenti su un futuro in cui avremmo vissuto, lavorato e socializzato all’interno di mondi virtuali immersivi. Tuttavia, guardando ai bilanci e alle strategie aziendali all’inizio del 2026, quella visione totalizzante appare oggi come un esperimento estremamente costoso che ha dovuto scontrarsi con barriere tecnologiche, psicologiche ed economiche insormontabili nel breve periodo.

Il cuore della crisi del metaverso risiede in una discrepanza fondamentale tra le promesse del marketing e l’esperienza reale degli utenti. Mentre le presentazioni mostravano avatar fluidi e mondi iper-realistici, i primi utilizzatori si sono ritrovati spesso in ambienti digitali graficamente poveri e, soprattutto, vincolati all’uso di visori ingombranti. L’hardware è stato uno dei principali ostacoli: nonostante i massicci investimenti, i dispositivi per la realtà virtuale sono rimasti per lo più pesanti, scomodi per sessioni prolungate e soggetti a problemi di autonomia. Questa “barriera fisica” ha impedito al metaverso di diventare un’abitudine quotidiana per la massa, relegandolo a una nicchia di appassionati o ad ambiti professionali molto specifici.

Oltre ai limiti tecnici, il metaverso ha subito l’impatto di un terremoto tecnologico ancora più potente: l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa. Nel giro di pochissimo tempo, l’attenzione degli investitori e l’entusiasmo del pubblico si sono spostati da mondi virtuali ancora vuoti a strumenti capaci di generare testi, immagini e codice in pochi secondi. L’IA ha dimostrato di avere un’utilità pratica immediata e una facilità d’uso che il metaverso non è mai riuscito a offrire. Di fronte a perdite miliardarie nella divisione Reality Labs, che ha accumulato un passivo superiore ai 70 miliardi di dollari negli ultimi anni, anche Meta ha dovuto avviare una drastica revisione delle proprie priorità, spostando gran parte del budget verso l’infrastruttura AI.

Tuttavia, descrivere questa situazione come la “morte” definitiva del metaverso sarebbe riduttivo. Piuttosto, stiamo assistendo a una sua frammentazione e trasformazione. La visione di un unico universo virtuale dove fare tutto è stata sostituita da applicazioni più mirate. La realtà aumentata e i nuovi “smart glasses” stanno riscuotendo un successo maggiore rispetto ai visori totalmente immersivi, proprio perché non isolano l’utente dal mondo reale ma lo arricchiscono. Parallelamente, il settore industriale continua a investire nei cosiddetti “gemelli digitali” e nella formazione virtuale, dove i vantaggi in termini di efficienza e sicurezza sono tangibili e misurabili.

Di Fantasy