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Per anni, il lavoro all’interno di un Security Operations Center, il cosiddetto SOC di Tier 1, è stato descritto come una sorta di catena di montaggio digitale, dove operatori spesso sovraccarichi passavano ore a vagliare una mole infinita di avvisi, cercando di distinguere i falsi positivi dalle minacce reali. Oggi, come evidenziato dalle recenti analisi del settore, quella figura professionale sta scomparendo per lasciare il posto a una funzione molto più vicina a quella di un architetto del codice e dei sistemi.

Questa metamorfosi è guidata dalla necessità di rispondere agli attacchi con una velocità che il cervello umano, da solo, non può più garantire. In un panorama in cui gli avversari utilizzano l’intelligenza artificiale per automatizzare le loro offensive, il tempo di risposta si è contratto drasticamente, passando da ore o giorni a pochi minuti. Di conseguenza, il compito dell’analista non è più quello di “guardare uno schermo” aspettando che una luce diventi rossa, ma quello di costruire e perfezionare gli automatismi che permettono alla rete di difendersi autonomamente.

Il lavoro quotidiano si sta spostando verso decisioni di tipo architettonico. Invece di risolvere un singolo incidente in modo isolato, l’operatore moderno lavora sulla logica sottostante, scrivendo codice e definendo flussi di lavoro che prevengano la ripetizione di quell’evento. Si tratta di un approccio sistemico dove la comprensione profonda dell’infrastruttura diventa più importante della semplice capacità di seguire una procedura standardizzata. Questo significa che le competenze richieste stanno evolvendo rapidamente: la programmazione, l’automazione tramite script e la gestione delle API sono diventate le nuove armi fondamentali per chiunque voglia proteggere un perimetro aziendale.

Un altro aspetto cruciale di questa trasformazione è l’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale generativa nei flussi di lavoro della sicurezza. Questa tecnologia non sostituisce l’essere umano, ma agisce come un moltiplicatore di forze, permettendo di sintetizzare enormi quantità di dati e suggerendo linee di codice per la mitigazione istantanea delle minacce. L’analista di Tier 1 diventa quindi il supervisore di un ecosistema intelligente, un esperto che deve validare le decisioni prese dalle macchine e affinare costantemente i modelli di rilevamento.

Di Fantasy