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L’emergere di browser e assistenti digitali basati su agenti di intelligenza artificiale sta iniziando a produrre nuove questioni giuridiche e tecnologiche legate al modo in cui questi sistemi interagiscono con le piattaforme web esistenti. Un caso recente negli Stati Uniti ha evidenziato chiaramente queste tensioni. Un tribunale federale di San Francisco ha infatti emesso un’ingiunzione temporanea contro Perplexity, bloccando alcune funzionalità del suo browser AI chiamato Comet, accusato di aver effettuato operazioni automatizzate sul sito di Amazon senza autorizzazione. La decisione rappresenta uno dei primi interventi giudiziari significativi su un tema destinato a diventare centrale con la diffusione degli agenti digitali autonomi: la possibilità per sistemi di intelligenza artificiale di eseguire azioni operative sui siti web per conto degli utenti.

La sentenza è stata pronunciata dal giudice distrettuale federale Maxine Chesney, che ha stabilito che esistono prove consistenti del fatto che l’agente AI integrato nel browser di Perplexity abbia effettuato accessi automatizzati al sito di Amazon senza il consenso della piattaforma. Secondo quanto emerso nel procedimento, il sistema Comet sarebbe stato in grado di eseguire una sequenza completa di operazioni tipicamente svolte da un utente umano durante un acquisto online. In particolare, l’agente avrebbe effettuato ricerche di prodotti all’interno del catalogo Amazon, utilizzato le credenziali dell’utente per accedere al relativo account e completato automaticamente la procedura di acquisto.

Dal punto di vista tecnologico, questa capacità deriva da una nuova categoria di sistemi chiamati AI agents, progettati per interagire direttamente con interfacce web e applicazioni online. A differenza dei tradizionali chatbot o assistenti virtuali, questi agenti non si limitano a fornire informazioni o suggerimenti. Sono progettati per eseguire operazioni concrete all’interno di ambienti digitali complessi, simulando il comportamento di un utente umano attraverso l’analisi delle pagine web, l’identificazione degli elementi dell’interfaccia e l’esecuzione di sequenze di azioni come compilazione di moduli, autenticazione e invio di richieste.

Nel caso specifico del browser Comet, il sistema utilizza modelli di intelligenza artificiale avanzati per interpretare le istruzioni dell’utente e tradurle in una serie di operazioni automatizzate. Ad esempio, un utente potrebbe chiedere al browser di acquistare un determinato prodotto al prezzo più conveniente disponibile. L’agente AI sarebbe quindi in grado di analizzare il sito di e-commerce, individuare l’articolo desiderato, accedere all’account dell’utente e completare la transazione.

Questo tipo di automazione rappresenta una delle applicazioni più avanzate della cosiddetta agentic AI, una nuova generazione di sistemi progettati per agire autonomamente in ambienti digitali complessi. Tuttavia, proprio questa capacità di agire autonomamente ha sollevato una serie di questioni legali e di sicurezza che il caso Amazon-Perplexity ha portato all’attenzione dei tribunali.

La controversia tra le due aziende non nasce da questo episodio isolato. Già nel novembre dell’anno precedente Amazon aveva avviato un’azione legale contro Perplexity sostenendo che la società stesse utilizzando agenti AI nascosti per analizzare e accedere a contenuti presenti sui siti web. Secondo Amazon, tali sistemi avrebbero potuto aggirare le misure di protezione dei siti e operare all’interno degli account degli utenti, creando potenziali rischi per la sicurezza e la protezione dei dati.

Nel contesto della causa, Amazon ha sostenuto che l’accesso effettuato dal browser AI costituisse una forma di accesso automatizzato non autorizzato, in violazione delle politiche di utilizzo del sito e dei sistemi di sicurezza progettati per proteggere le infrastrutture della piattaforma. Il tribunale ha ritenuto credibili queste argomentazioni e ha stabilito che l’attività dell’agente AI rientra nella categoria di accessi automatizzati eseguiti senza consenso esplicito.

Di conseguenza, il giudice Chesney ha emesso un’ingiunzione temporanea che impedisce a Perplexity di accedere ai sistemi protetti da password di Amazon attraverso il suo browser AI. La decisione include anche l’obbligo per Perplexity di eliminare tutte le copie dei dati relativi ad Amazon che potrebbero essere stati raccolti durante le attività automatizzate dell’agente.

Dal punto di vista della sicurezza informatica, la questione solleva interrogativi significativi. Gli agenti AI in grado di operare all’interno degli account degli utenti possono potenzialmente accedere a informazioni sensibili, effettuare transazioni finanziarie e interagire con sistemi protetti da autenticazione. Se questi sistemi non sono adeguatamente controllati, potrebbero rappresentare un nuovo vettore di rischio sia per le piattaforme online sia per gli utenti stessi.

Amazon ha sottolineato questo aspetto nel commentare la decisione del tribunale, affermando che l’ingiunzione rappresenta un passaggio fondamentale per impedire accessi non autorizzati e preservare un’esperienza di acquisto sicura e affidabile per i clienti. La società ha sostenuto che consentire ad agenti AI esterni di operare autonomamente all’interno della piattaforma potrebbe compromettere i meccanismi di sicurezza e la fiducia degli utenti.

Perplexity, dal canto suo, ha contestato l’interpretazione del tribunale e ha annunciato l’intenzione di continuare la battaglia legale. L’azienda sostiene che il suo browser AI agisce semplicemente come uno strumento utilizzato dall’utente per interagire con i siti web e che limitare queste funzionalità potrebbe ridurre la libertà degli utenti di scegliere gli strumenti di intelligenza artificiale con cui navigare su Internet. La società ha ricevuto una settimana di tempo per adeguarsi all’ordinanza temporanea e sta valutando la possibilità di presentare ricorso.

Gli esperti di diritto tecnologico hanno descritto questa controversia come uno dei primi casi significativi destinati a definire i limiti legali degli agenti AI su Internet. Finora il quadro normativo relativo all’automazione delle attività online è stato costruito principalmente attorno a tecnologie come web scraping, bot e script automatizzati. Tuttavia, gli agenti AI rappresentano una categoria molto più complessa, perché combinano capacità di analisi linguistica, comprensione del contesto e interazione diretta con le interfacce digitali.

Di Fantasy