Il Financial Times ha rivelato che Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, cofondatore del laboratorio acquisito da Google nel 2014 per circa 400 milioni di sterline, premio Nobel e figura tra le più influenti nell’intero panorama dell’intelligenza artificiale, era un investitore angel personale in Anthropic sin dalle fasi iniziali della società. L’investimento non era stato reso pubblico in precedenza, e la sua rivelazione aggiunge uno strato ulteriore di complessità a una relazione già molto intrecciata tra due dei principali attori del settore AI globale.

Anthropic è stata fondata nel 2021 da Dario Amodei, Daniela Amodei e circa una dozzina di altri ricercatori che avevano lasciato OpenAI per divergenze sulla serietà con cui quella organizzazione stava affrontando le questioni di sicurezza nell’AI. La premessa fondativa di Anthropic era esplicitamente quella di costruire un laboratorio in cui la ricerca sull’allineamento non fosse subordinata alle pressioni commerciali. Che Hassabis (da anni una delle voci più coerentemente preoccupate per i rischi dello sviluppo irresponsabile dell’AI, e già nel 2016 critico dell’open-sourcing indiscriminato dei modelli in una comunicazione diretta a Elon Musk) abbia visto in quel progetto qualcosa in cui valeva la pena investire personalmente è coerente con la sua visione, ma non per questo privo di implicazioni pratiche e simboliche.

La sovrapposizione finanziaria tra Google e Anthropic è già di per sé di dimensioni straordinarie a livello corporativo. Google ha accumulato una partecipazione stimata in circa 14 miliardi di dollari nella società, ed è in corso una trattativa per un impegno complessivo fino a 40 miliardi. Anthropic ha contestualmente assunto impegni per circa 200 miliardi di dollari in acquisti di servizi Google Cloud nell’arco dei prossimi cinque anni, e una parte rilevante dei suoi workload computazionali gira già su infrastruttura Google. A questo si aggiunge la recente chiusura di un round di finanziamento da 30 miliardi di dollari che valuta Anthropic a circa 900 miliardi di dollari. L’investimento personale di Hassabis, non quantificato pubblicamente, si inserisce all’interno di questa struttura di relazioni già molto densa, aggiungendo però un elemento di convinzione individuale che va oltre la logica dell’allocazione strategica del capitale aziendale.

Dario Amodei ha descritto Hassabis come un proprio “role model”, il che chiarisce come questa non sia semplicemente una sovrapposizione finanziaria ma anche una prossimità ideologica dichiarata: due organizzazioni che, pur competendo tecnicamente sul piano dei modelli (Gemini da una parte, Claude dall’altra) condividono una cornice di valori sulla direzione che lo sviluppo dell’AI dovrebbe prendere.

Il quadro si complica ulteriormente se si considera che Hassabis ha nel tempo investito in diverse altre iniziative fondate da ex colleghi di DeepMind, tra cui Inflection AI, fondata dal suo co-fondatore di DeepMind Mustafa Suleyman (oggi CEO di Microsoft AI), e Ineffable Intelligence di David Silver. Non si tratta quindi di un caso isolato, ma di un comportamento ricorrente: quello di un founder-scientist che mantiene partecipazioni personali in una rete distribuita di laboratori e startup fondati da persone con cui ha costruito la propria visione dell’AI. Gli ex ricercatori di DeepMind hanno fondato oltre una dozzina di startup dal 2021, raccogliendo collettivamente almeno 14 miliardi di dollari, una diaspora tecnica che sta definendo in modo significativo la mappa del settore.

Quello che emerge con chiarezza è che la narrativa delle “guerre dell’AI” come scontro frontale tra blocchi separati e impermeabili è molto meno accurata della realtà. La frontiera dell’intelligenza artificiale è attraversata da relazioni personali, investimenti incrociati, condivisione di infrastrutture e prossimità ideologica che rendono i confini tra organizzazioni molto più porosi di quanto sembrino. Hassabis che investe in Anthropic mentre guida il laboratorio che costruisce Gemini, il principale concorrente di Claude, non è un’anomalia: è forse la rappresentazione più nitida di come funziona davvero questo settore.

Di Fantasy