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xAI ha lanciato Grok Bot, un nuovo sistema di agenti AI progettati per lavorare come membri permanenti di un team e portare a termine attività direttamente all’interno di applicazioni, siti web e strumenti aziendali. Ogni Bot dispone di accesso a un computer persistente nel cloud e può continuare a lavorare anche quando l’utente non è collegato, passando da un’applicazione all’altra, utilizzando browser, file, terminale e servizi esterni fino al completamento del compito assegnato. Il sistema è disponibile in beta dall’11 agosto 2026 per gli abbonati SuperGrok Heavy, Cursor Ultra e Cursor Teams Premium, mentre per gli utenti Enterprise è prevista una lista d’attesa.

Il principio alla base di Grok Bot è diverso da quello di un normale assistente conversazionale. L’utente crea un Bot, gli assegna un’attività attraverso un messaggio e concede l’accesso agli strumenti o ai file necessari. Da quel momento l’agente può eseguire autonomamente una sequenza di operazioni e tornare dall’utente soltanto quando è richiesta un’approvazione o quando il lavoro è stato completato. Non è quindi necessario costruire preventivamente workflow dettagliati o configurare manualmente ogni passaggio: l’interazione è pensata per assomigliare all’assegnazione di un compito a un collega.

Uno degli elementi principali della piattaforma è il computer cloud persistente. I Bot possono accedere alle applicazioni tramite connettori e protocolli MCP quando disponibili, ma sono anche in grado di utilizzare direttamente interfacce grafiche, browser e siti web che non dispongono di API adatte all’automazione. Questo permette agli agenti di completare il lavoro all’interno degli stessi strumenti utilizzati dalle persone, invece di limitarsi a produrre istruzioni, bozze o risultati da trasferire successivamente in un’altra applicazione.

La documentazione di xAI specifica però una caratteristica importante dell’architettura: i Bot appartenenti allo stesso utente non dispongono ciascuno di una macchina completamente isolata. Utilizzano invece lo stesso computer cloud persistente associato all’account, condividendo file, sessioni del browser e credenziali delle applicazioni. Ogni agente dispone di un proprio schermo e più Bot possono utilizzare contemporaneamente strumenti desktop o browser, ma i dati presenti sul computer sono potenzialmente accessibili a tutti gli agenti dello stesso account. Questa impostazione facilita il passaggio di attività e informazioni tra Bot senza dover ripetere autenticazioni o trasferimenti di file.

La collaborazione tra agenti costituisce infatti un’altra componente centrale di Grok Bot. Più Bot possono lavorare contemporaneamente, comunicare tra loro, condividere il contesto delle conversazioni e trasferirsi direttamente la responsabilità di un’attività. L’utente non deve quindi necessariamente fungere da intermediario tra diversi agenti. Un Bot può completare una parte del lavoro e affidare autonomamente quella successiva a un altro agente specializzato, mantenendo il contesto necessario per proseguire l’attività.

xAI ha già utilizzato internamente il sistema prima dell’apertura della beta. I team dell’azienda hanno creato Bot per attività commerciali, campagne di marketing, operazioni interne, sviluppo software e correzione di bug. Tra gli esempi descritti compare un agente commerciale che aggiorna un CRM utilizzando le trascrizioni delle chiamate e prepara successivamente i messaggi di follow-up. Un Bot dedicato alle operazioni aziendali può invece organizzare le postazioni per i nuovi dipendenti ed elaborare le fatture ricevute tramite Gmail, mentre un agente di sviluppo può riprodurre un errore nell’interfaccia di un prodotto, aprire il relativo ticket e trasferire successivamente il problema a un Bot dedicato al debugging.

I Bot mantengono inoltre una memoria persistente delle conversazioni e delle modalità di lavoro dell’utente. L’obiettivo è permettere al sistema di apprendere progressivamente preferenze, procedure e modalità operative, evitando di dover fornire ogni volta le stesse istruzioni. La piattaforma permette anche di insegnare direttamente una procedura attraverso una dimostrazione: l’utente può chiedere al Bot di osservare una sequenza composta da più passaggi o da operazioni distribuite tra sistemi differenti, dopodiché l’agente può memorizzarla come routine ed eseguirla nuovamente su richiesta oppure secondo una programmazione prestabilita.

Questa capacità permette di automatizzare anche procedure che non dispongono di un workflow già formalizzato. Un dipendente può mostrare una volta come recuperare determinate informazioni, copiarle in un gestionale, elaborarle e inviare un risultato, lasciando successivamente al Bot il compito di ripetere la stessa sequenza. La persistenza del computer cloud consente inoltre di mantenere sessioni, file e stato delle applicazioni tra un’esecuzione e quella successiva, evitando che ogni attività debba ricominciare da un ambiente completamente nuovo.

Grok Bot può essere utilizzato sia attraverso applicazioni desktop sia da iOS, mantenendo la stessa conversazione tra i diversi dispositivi. La documentazione ufficiale prevede applicazioni desktop per macOS e Windows, nelle versioni compatibili con le principali architetture hardware, mentre Linux non è attualmente supportato. L’accesso al servizio avviene attraverso un account Cursor e richiede l’utilizzo dell’archiviazione cloud dei dati; gli account configurati con Legacy Privacy Mode devono modificare le proprie impostazioni prima di poter utilizzare il servizio.

L’impostazione di Grok Bot porta quindi il modello agentico oltre l’esecuzione temporanea di singoli task. Un agente mantiene un’identità, un ambiente di lavoro e una memoria persistenti e può ricevere nuovi incarichi nel tempo, mentre più agenti possono essere organizzati come un piccolo gruppo di lavoro. La combinazione tra computer cloud, accesso diretto alle applicazioni, utilizzo del browser, terminale, filesystem, connettori e collaborazione tra agenti consente di affrontare attività che attraversano più sistemi senza interrompersi a ogni passaggio.

La disponibilità di un computer persistente amplia però anche la quantità di risorse a cui un agente può accedere. Poiché i Bot dello stesso account condividono file, sessioni e login, la configurazione delle autorizzazioni diventa particolarmente importante. Un accesso concesso a un’applicazione o un documento presente sul computer può essere utilizzabile anche dagli altri Bot associati allo stesso utente, rendendo necessario valutare con attenzione quali credenziali, file e servizi siano presenti nell’ambiente condiviso.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy