Google ha aperto l’accesso anticipato a Home MCP, un server basato sul Model Context Protocol che permette agli agenti di intelligenza artificiale di interagire direttamente con l’ecosistema Google Home. Il sistema consente agli agenti compatibili con MCP di individuare i dispositivi presenti nell’abitazione, verificarne lo stato in tempo reale, consultarne la cronologia e impartire comandi. La disponibilità iniziale riguarda gli utenti statunitensi di Google Home Premium Advanced e viene distribuita in lingua inglese.
Home MCP può essere utilizzato con qualsiasi agente capace di richiamare strumenti MCP. Tra gli esempi indicati da Google figurano Google Antigravity, Claude, Hermes e Open Claw. L’accesso riguarda l’intero ambiente Google Home, comprendendo dispositivi Google Nest come videocitofoni e termostati, prodotti Works with Google Home e dispositivi Matter, tra cui lampadine e altri componenti per la domotica.
L’elemento centrale del sistema è la possibilità di fornire all’agente un contesto fisico relativo all’abitazione. L’AI può utilizzare le informazioni provenienti dai dispositivi e dagli eventi registrati per rispondere a domande sull’attività domestica, analizzare quanto accaduto nel corso della giornata, riassumere registrazioni provenienti da più videocamere, controllare dispositivi per conto dell’utente e costruire dashboard personalizzate utilizzando istruzioni formulate in linguaggio naturale.
Tra gli scenari sperimentati durante la fase iniziale figura la possibilità di chiedere cosa abbiano fatto i bambini una volta rientrati da scuola. L’agente può esaminare le registrazioni delle diverse videocamere disponibili, produrre un riepilogo e accompagnarlo con i relativi filmati. La cronologia degli stati dei dispositivi può essere utilizzata anche per ricostruire attività meno immediate, per esempio determinare quanti cicli di lavatrice siano stati effettuati durante una settimana oppure per quanto tempo siano rimaste accese determinate luci.
Un agente può inoltre utilizzare gli altoparlanti Google Home per inviare un messaggio audio quando termina un’attività eseguita in modo asincrono o proattivo. Un altro utilizzo previsto consiste nella generazione di dashboard su misura, nelle quali l’agente può organizzare le informazioni della casa intelligente in base alle esigenze del singolo utente anziché limitarsi all’interfaccia standard dell’applicazione Google Home.
Le funzioni di Home MCP sono organizzate in quattro aree principali. Il sistema può enumerare le entità presenti nella struttura, identificando stanze e dispositivi; può interrogare lo stato corrente dei dispositivi, verificandone per esempio la connettività; può eseguire azioni di controllo con parametri definiti; e può analizzare le informazioni storiche, interrogando stati precedenti e registri cronologici degli eventi. In questo modo possono essere formulate richieste come conoscere il numero delle luci presenti nell’abitazione, verificare se la casa risulta protetta oppure ricostruire cosa sia accaduto durante l’assenza dell’utente.
Google descrive Home MCP come progettato secondo i propri requisiti di sicurezza e privacy e applica limitazioni alle operazioni considerate sensibili. L’agente, per esempio, non può utilizzare il sistema per sbloccare una porta. Sono inoltre applicati limiti alla frequenza delle richieste e altri meccanismi di protezione per impedire determinate categorie di azioni.
L’accesso anticipato richiede un abbonamento attivo a Google Home Premium Advanced. Il piano Advanced costa negli Stati Uniti 20 dollari al mese oppure 200 dollari all’anno, mentre il piano Standard costa 10 dollari al mese o 100 dollari all’anno. Advanced comprende 60 giorni di cronologia video basata sugli eventi, 10 giorni di registrazione video continua 24 ore su 24 per videocamere e videocitofoni cablati, notifiche descrittive, ricerca nella cronologia video, descrizioni degli eventi e riepiloghi giornalieri.
Google Home Premium ha sostituito la precedente denominazione Nest Aware. Gli utenti che disponevano di Nest Aware sono stati associati al piano Standard, mentre quelli con Nest Aware Plus sono passati al piano Advanced.
Per utilizzare Home MCP è necessario disporre di una smart home già configurata nell’app Google Home con almeno alcuni dispositivi collegati, dell’abbonamento Premium Advanced, dell’accesso a un progetto Google Cloud e di un client AI compatibile con MCP. Tra quelli indicati per la configurazione figurano Google Antigravity, Claude Cowork e OpenClaw.
La configurazione richiede la creazione di un progetto Google Cloud, l’abilitazione della Home API e la predisposizione della schermata di consenso OAuth per un pubblico esterno. Occorre successivamente creare un OAuth Client ID di tipo applicazione Web, configurare gli URI di reindirizzamento richiesti dal client AI utilizzato e pubblicare l’applicazione. Home MCP utilizza come endpoint https://home.googleapis.com/mcp e lo scope OAuth home.platform.v2. Google mette a disposizione procedure specifiche per la configurazione con Antigravity, Claude Cowork e OpenClaw.
L’accesso ai dati relativi al riconoscimento dei volti familiari segue regole aggiuntive. Un amministratore della struttura deve autorizzare esplicitamente questo tipo di accesso e nell’abitazione deve essere presente almeno una videocamera o un videocitofono Nest compatibile con la funzione Familiar Face Detection e con il riconoscimento attivato.
Accanto a Home MCP, Google ha introdotto anche Home Developer MCP, un secondo server destinato specificamente agli sviluppatori. In questo caso l’obiettivo non è controllare i dispositivi domestici, ma mettere a disposizione degli strumenti di programmazione AI una base tecnica verificata relativa alla piattaforma Google Home.
Home Developer MCP può fornire agli assistenti di coding la documentazione completa delle Home API, le guide per le integrazioni, la specifica Matter e la documentazione relativa a OpenThread e Thread. L’integrazione è prevista con gli strumenti della suite Google Antigravity, compresi CLI, Antigravity 2.0 e IDE, oltre che con Claude Code, Cursor e GitHub Copilot all’interno di Visual Studio Code.
Il modello di autenticazione dei due server è differente. Home MCP deve accedere ai dati e ai dispositivi dell’abitazione di uno specifico utente e utilizza quindi il flusso OAuth. Home Developer MCP, essendo rivolto alla documentazione e agli strumenti di sviluppo, può invece essere utilizzato attraverso percorsi di prova senza autenticazione oppure mediante chiavi API collegate a un progetto.
I due server coprono quindi aspetti complementari dello stesso ecosistema. Home MCP mette a disposizione degli agenti personali le funzioni necessarie per interagire con una casa connessa, mentre Home Developer MCP fornisce agli strumenti AI utilizzati dagli sviluppatori informazioni tecniche verificate per realizzare software basato sulle tecnologie Google Home, Matter e Thread.
L’accesso diretto degli agenti alla smart home introduce comunque alcune limitazioni operative. Google avverte esplicitamente che collegare un agente a un’abitazione reale significa consentirgli di controllare dispositivi per conto dell’utente e che il comportamento può variare in funzione dell’agente scelto. Possono quindi verificarsi anche azioni inattese o non desiderate, motivo per cui viene raccomandata la consultazione delle policy per gli sviluppatori e dei termini del servizio.
Nel caso di abitazioni condivise, Google raccomanda inoltre di informare gli altri membri della famiglia che un agente AI dispone della possibilità di controllare dispositivi e accedere ai dati della casa. Per attività di sviluppo e sperimentazione viene suggerita la creazione di una casa Google Home aggiuntiva separata dall’ambiente domestico principale. L’autorizzazione concessa all’agente può essere revocata in qualsiasi momento attraverso l’app Google Home oppure dalla pagina dell’account Google.
La versione in accesso anticipato presenta anche alcune limitazioni tecniche note. Alcune caratteristiche dei dispositivi sono ancora contrassegnate come sperimentali e potrebbero quindi non funzionare nel modo previsto. In determinati casi può inoltre verificarsi una latenza superiore alle aspettative; Google indica di essere al lavoro per ridurre questi tempi di risposta.
Home MCP non permette attualmente di creare o amministrare le automazioni della casa intelligente. Un agente può quindi interrogare dispositivi, consultarne la cronologia ed eseguire le azioni supportate, ma non può ancora utilizzare l’interfaccia MCP per realizzare o modificare direttamente le routine di automazione. Google prevede di aggiungere il supporto alle automazioni in una versione futura.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
