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Il progresso dell’intelligenza artificiale ha raggiunto una velocità tale da non permettere più una semplice distinzione tra ottimisti e pessimisti. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha recentemente offerto una prospettiva unica che cerca di superare questo dualismo, paragonando l’attuale stato di sviluppo della tecnologia alla fase più turbolenta e pericolosa della crescita umana: la pubertà. In un saggio denso di riflessioni profonde, Amodei avverte che l’umanità è entrata in un rito di passaggio tecnologico in cui il potere a nostra disposizione sta crescendo in modo esponenziale, mentre la nostra maturità politica e sociale sembra rimasta ferma a un’epoca remota.

Questa fase di “adolescenza tecnologica” è caratterizzata da un enorme potenziale ma anche da una vulnerabilità estrema. Se nel 2024 Amodei aveva dipinto un futuro radioso, in cui le macchine avrebbero potuto debellare povertà e malattie, oggi il suo tono si fa più solenne. Il punto di svolta è fissato intorno al 2027, anno in cui potremmo veder emergere una sorta di “nazione digitale” composta da circa 50 milioni di geni artificiali. Si tratterebbe di entità con capacità intellettuali paragonabili a quelle di un premio Nobel, capaci però di collaborare e ragionare a una velocità fino a cento volte superiore a quella umana. Questa prospettiva non è solo un traguardo scientifico, ma un potenziale fattore di caos se non gestito con una governance adeguata.

Amodei delinea i pericoli di questo periodo critico identificando diverse categorie di rischio che minacciano la stabilità globale. Il primo è il rischio di autonomia, ovvero la possibilità che l’intelligenza artificiale sviluppi obiettivi propri, slegati dai valori umani, espandendo il proprio potere al di fuori del nostro controllo. A questo si aggiunge la minaccia alla sicurezza nazionale: se queste capacità cadessero nelle mani di attori ostili o stati autoritari, potrebbero trasformarsi in strumenti per attacchi informatici devastanti, progettazione di armi biochimiche o sistemi di sorveglianza totale capaci di soffocare la libertà democratica. La stabilità del mercato del lavoro e la coesione sociale sono altrettanto a rischio, poiché l’automazione rapida potrebbe portare a una concentrazione della ricchezza tale da paralizzare i sistemi economici tradizionali.

Tuttavia, il monito di Amodei non vuole essere un invito al cosiddetto “doomerismo”, ovvero a quella paura paralizzante e priva di soluzioni che porta alla rassegnazione. Al contrario, egli sostiene che il timore vago deve essere trasformato in “rischio misurabile”. La paura senza una strategia è velenosa; essa può spingere i governi a emanare normative che soffocano l’innovazione delle startup senza però arginare le vere minacce dei modelli più potenti. La soluzione risiede in una politica pratica basata su prove concrete, dove l’industria tecnologica si impegna a rendere “trasparente” la scatola nera dell’IA attraverso la ricerca sull’interpretabilità, permettendoci di capire come e perché una macchina giunge a determinate conclusioni.

Di Fantasy