La strategia di Apple per il prossimo triennio segna un passaggio fondamentale dall’interazione tattile su schermo a quella ambientale e contestuale. Il cuore di questa evoluzione è rappresentato dal progetto “N50”, un’architettura di smart glasses che abbandona l’approccio visivo immersivo del Vision Pro per concentrarsi su una sinergia tra audio e visione artificiale. A differenza dei visori tradizionali, gli occhiali N50 non integrano un display interno, una scelta ingegneristica volta a ottimizzare l’autonomia e il peso del telaio. Il dispositivo si basa invece su un sistema a doppia fotocamera: un sensore primario ad alta risoluzione dedicato alla cattura di contenuti multimediali e un secondo sensore ottimizzato per la computer vision e la misurazione della profondità ambientale. Quest’ultimo agisce in tandem con sensori di prossimità per mappare lo spazio circostante in tempo reale, permettendo a Siri di interpretare gli oggetti e le distanze con una precisione simile a quella dei sistemi LiDAR presenti su iPhone.
L’integrazione hardware dei nuovi indossabili Apple riflette una filosofia di design “iPhone-centrica”. Mentre concorrenti come Humane hanno tentato la strada del dispositivo indipendente, Apple ha optato per un’architettura in cui gli indossabili fungono da periferiche di input sensoriali (“occhi e orecchie”), delegando la maggior parte della potenza di calcolo neurale al chip dell’iPhone collegato. Questo permette di mantenere i dispositivi leggeri e compatti: il ciondolo AI, ad esempio, ha dimensioni paragonabili a quelle di un AirTag, racchiudendo una fotocamera a bassa risoluzione progettata esclusivamente per l’analisi visiva, tre microfoni ad alta fedeltà e una batteria miniaturizzata. La comunicazione tra il ciondolo (o gli AirPods) e lo smartphone avviene tramite protocolli crittografati a bassa latenza, garantendo che l’analisi delle immagini tramite Siri avvenga in un ambiente protetto, spesso sfruttando il calcolo on-device per ridurre l’esposizione dei dati sensibili.
Un pilastro fondamentale di questa nuova linea di prodotti è la gestione della privacy e della sicurezza in contesti di monitoraggio ambientale costante. Per mitigare le preoccupazioni relative alle fotocamere “sempre attive”, Apple sta implementando indicatori luminosi fisici a LED, non disattivabili via software, che segnalano visivamente quando i sensori di immagine sono in funzione. Dal punto di vista software, la “Siri unificata” rappresenta il motore logico che coordina questi dispositivi. Questo sistema, pur basandosi su modelli linguistici avanzati (inclusi potenziali porting di tecnologie esterne come Google Gemini), è stato riprogettato per elaborare metadati visivi. Ciò abilita funzioni di assistenza proattiva, come la capacità di leggere un poster pubblicitario e aggiungere automaticamente un evento al calendario, o fornire indicazioni stradali basate su punti di riferimento fisici identificati in tempo reale dai sensori degli occhiali.
L’evoluzione degli AirPods con fotocamera, prevista per un debutto imminente, rappresenta l’anello di congiunzione tra l’attuale ecosistema audio e la futura piattaforma di realtà aumentata. Questi auricolari utilizzeranno sensori a infrarossi per catturare dati ambientali senza la necessità di lenti ingombranti, migliorando non solo l’interazione con Siri ma anche la precisione dell’audio spaziale in base alla posizione della testa e degli oggetti circostanti. Nonostante le sfide legate ai ritardi nello sviluppo software di iOS 26 e alla natura sperimentale di alcuni form factor, Apple punta a trasformare Siri da semplice assistente vocale a un compagno cognitivo onnipresente. Con la produzione degli occhiali N50 prevista per l’inizio del 2027, l’azienda di Cupertino si prepara a definire un nuovo standard di calcolo indossabile, dove la tecnologia diventa invisibile e l’interazione con il mondo fisico viene mediata dall’intelligenza artificiale visiva.
