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Daven AI ha annunciato il lancio di un nuovo servizio di verifica del copyright dei personaggi creati dall’intelligenza artificiale, introducendo un approccio tecnologico pensato per affrontare uno dei nodi più complessi dell’era dell’IA generativa: la tracciabilità e la tutela dei diritti d’autore. Il servizio registra in modo permanente sulla blockchain la cronologia creativa dei personaggi generati dall’IA, creando una prova temporale e autoriale che, secondo l’azienda, non può essere falsificata o alterata.

Alla base della soluzione sviluppata da Daven AI c’è una tecnologia di “proof of authorship” che salva su blockchain i dati originali del contenuto e il momento esatto della sua creazione. In questo modo diventa possibile dimostrare che un determinato personaggio o asset creativo esisteva in uno specifico istante e che è stato creato da un soggetto ben identificato. In un contesto in cui i contenuti digitali possono essere copiati, modificati o riutilizzati con estrema facilità, questa certificazione temporale rappresenta un tentativo concreto di portare certezza in un territorio finora dominato dall’ambiguità.

Il servizio nasce come risposta diretta alle difficoltà attuali nel riconoscere il copyright dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale secondo la normativa coreana, ma il problema è tutt’altro che locale. In molti ordinamenti, infatti, la legge fatica a inquadrare opere create con il supporto o l’intervento determinante di modelli di IA, lasciando ampie zone grigie sul piano della titolarità dei diritti. Daven AI punta a colmare questo vuoto non tanto attraverso una battaglia legale, quanto tramite una soluzione tecnica che renda più difficile l’uso non autorizzato delle opere e offra ai creatori uno strumento difensivo concreto in assenza di una regolamentazione chiara.

La scelta della blockchain non è casuale. Secondo l’azienda, l’uso di server centralizzati comporta rischi strutturali, come la perdita dei dati in caso di chiusura del servizio o la loro manipolazione da parte di un amministratore. La blockchain, invece, garantisce sovranità e persistenza dei dati, poiché le informazioni vengono replicate e conservate sull’intera rete. Anche se la piattaforma che ha originariamente registrato il contenuto dovesse cessare di esistere, la prova della creazione rimarrebbe accessibile e verificabile. In questo modo, i creatori mantengono la proprietà dei propri dati indipendentemente dal destino del fornitore del servizio.

Daven AI ha inoltre sottolineato di aver ottenuto un riconoscimento di rilievo internazionale, affermando di essere la prima al mondo ad aver ricevuto l’approvazione per servizi di rete principale e applicativi legati alla digital assetization di asset del mondo reale da parte di SEC e di FINRA. Questo passaggio rafforza la posizione dell’azienda, suggerendo che la tecnologia non è pensata solo per il mercato creativo, ma si inserisce in una visione più ampia di tokenizzazione e certificazione degli asset digitali e reali.

Guardando al futuro, Daven AI prevede di estendere il proprio sistema di tutela anche alle opere derivate. L’obiettivo dichiarato è garantire che i contenuti creati integrando modelli globali come quelli di Google e OpenAI all’interno della piattaforma possano ricevere protezione legale come contributi creativi originali. Questo punto è particolarmente delicato, perché il tema delle opere secondarie è uno dei più controversi nel dibattito sull’IA generativa, e rappresenta un banco di prova fondamentale per qualsiasi sistema di tutela dei diritti.

L’azienda ha inoltre annunciato l’intenzione di introdurre strumenti di registrazione del copyright e di monitoraggio dell’utilizzo per diverse tipologie di opere creative, tra cui sceneggiature e dialoghi, ampliando progressivamente il proprio raggio d’azione. A questo si aggiunge l’ambizione di costruire un mercato di accordi di licenza di proprietà intellettuale legati ai personaggi, trasformandoli in asset gestibili, tracciabili e monetizzabili in modo più trasparente.

Secondo Woo-Kyun Jeong, il fulcro del servizio è la semplicità d’uso. L’idea è permettere ai creatori di far valere i propri diritti con un solo clic, anche senza competenze tecniche o legali avanzate. In un ecosistema in cui la complessità normativa rischia di escludere molti autori, questa impostazione punta a democratizzare l’accesso alla tutela del copyright.

Il lancio del servizio di Daven AI si inserisce in un momento cruciale per l’industria dei contenuti digitali. Mentre l’intelligenza artificiale accelera la produzione creativa, cresce parallelamente l’esigenza di strumenti che garantiscano trasparenza, riconoscimento dell’originalità e sostenibilità economica per i creatori. Se soluzioni come quella proposta da Daven AI riusciranno a imporsi, potrebbero diventare un tassello fondamentale per ridefinire il rapporto tra creatività, tecnologia e diritti nell’era dell’IA.

Di Fantasy