Nel contesto della corsa globale ai dispositivi indossabili a realtà estesa (XR), Google ha svelato “Jetpack Compose Glimmer”, un sistema di progettazione radicalmente nuovo che ridefinisce il concetto di interfaccia utente per gli occhiali dotati di display trasparenti. Basato su oltre dieci anni di ricerca nel campo dell’ottica e delle scienze della visione, Glimmer segna l’abbandono del tradizionale paradigma del “Material Design” a favore di un’architettura “additiva”. A differenza degli smartphone, che utilizzano pixel opachi per costruire immagini, gli occhiali AI proiettano luce direttamente nel campo visivo dell’utente, rendendo fisicamente impossibile creare il “nero” o le ombre scure. In questo ambiente, il nero non è un colore, ma un’assenza di luce che si traduce in trasparenza totale, obbligando i designer a ripensare completamente i contrasti e le gerarchie visive.
L’approccio tecnico di Glimmer si concentra sulla gestione del calore luminoso e sulla prevenzione dei fenomeni di “alone” (halation). Le interfacce tradizionali, con testi scuri su sfondi chiari, risultano inutilizzabili su display ottici poiché le grandi masse bianche creano un abbagliamento eccessivo, prosciugano rapidamente la batteria e causano una diffusione della luce che sfoca i caratteri. La soluzione di Google inverte questo rapporto: il sistema utilizza superfici scure come base neutra su cui vengono visualizzati contenuti realizzati con luce intensa e desaturata. Questa tavolozza di colori “vicini al bianco” garantisce che l’interfaccia rimanga leggibile e stabile sotto diverse condizioni di illuminazione ambientale, dal cielo terso alle stanze interne scarsamente illuminate, senza svanire o apparire “fantasmagorica”.
Un’innovazione fondamentale risiede nel passaggio dalla misurazione in pixel alla misurazione tramite “angolo visivo”. Poiché l’interfaccia degli occhiali non è posizionata sulla superficie della lente ma viene proiettata per apparire a una distanza focale di circa un metro (la lunghezza di un braccio), i concetti di dimensione assoluta diventano irrilevanti. Glimmer imposta una dimensione minima del testo di 0,6 gradi di angolo visivo per garantire la “glanceability”, ovvero la capacità di leggere le informazioni a colpo d’occhio. Per supportare questa precisione, Google ha ottimizzato il font “Google Sans Flex”, utilizzando l’asse ottico delle dimensioni per modificare la geometria dei caratteri: gli spazi interni di lettere come “a” ed “e” sono stati ampliati per evitare occlusioni, mentre la crenatura variabile regola automaticamente la spaziatura per prevenire la fusione visiva dei glifi causata dalla rifrazione luminosa delle lenti.
Anche la dinamica temporale delle interfacce è stata ricalibrata per rispettare la concentrazione umana. In un dispositivo indossato tutto il giorno, una notifica improvvisa che appare in mezzo secondo può risultare invasiva e disturbante. Glimmer adotta animazioni “ambientali” che si sviluppano nell’arco di circa due secondi, muovendosi dolcemente dalla periferia verso il centro del campo visivo per invitare l’attenzione dell’utente anziché esigerla. Al contrario, quando l’interazione è guidata dall’utente tramite comandi vocali o gesti, il sistema fornisce un feedback immediato attraverso “anelli di messa a fuoco” reattivi, garantendo una sincronia perfetta tra intenzione e risposta digitale. Con Jetpack Compose Glimmer, l’interfaccia utente cessa di essere una barriera rettangolare per diventare uno strato di luce integrato nello spazio fisico, segnando l’inizio di un’era in cui la tecnologia si fonde invisibilmente con la realtà circostante.
