GPT-6 Astra è stato utilizzato per decifrare un messaggio radio militare tedesco della Prima guerra mondiale rimasto senza una soluzione conosciuta per più di un secolo. Il risultato è stato ottenuto da uno sviluppatore indipendente che pubblica con il nome Prinz, lavorando su RICHI-170, un messaggio trasmesso il 27 novembre 1918 e conservato tra i cifrari irrisolti raccolti dal portale scientifico tedesco ScienceBlogs.de. Il testo appartiene a una serie di comunicazioni militari tedesche cifrate attraverso il sistema ADFGVX e figurava in una raccolta di 50 problemi crittografici non risolti che comprende documenti appartenenti a periodi e contesti molto differenti. Centinaia di messaggi tedeschi costruiti con lo stesso metodo sono stati decifrati nel corso degli anni, anche grazie al lavoro del crittografo George Lasry, ma oltre una decina delle trasmissioni appartenenti a questo gruppo erano rimaste resistenti ai tentativi di ricostruzione. Nel caso di RICHI-170, la difficoltà non derivava però dall’assenza di conoscenze sul funzionamento generale del cifrario, ma soprattutto da un presupposto storico relativo alla parola chiave utilizzata per la trasposizione.
ADFGVX era un cifrario da campo utilizzato dall’esercito tedesco durante la fase finale della Prima guerra mondiale e combinava due operazioni differenti. Una griglia 6×6 permetteva innanzitutto di rappresentare lettere e numeri attraverso coppie formate esclusivamente dai caratteri A, D, F, G, V e X, scelti anche perché facilmente distinguibili durante le trasmissioni in codice Morse. Il flusso risultante veniva poi sottoposto a una trasposizione colonnare controllata da una parola chiave, rendendo insufficiente la sola conoscenza della griglia per recuperare il testo originale. RICHI-170 contiene 170 simboli e Astra ha applicato come chiave la parola tedesca “TRUPPENVERSCHIEBUNG”, cioè “spostamento delle truppe”, composta da 19 lettere e documentata alle pagine 214 e 215 di The History and Principles of German Military Ciphers, 1914–1918 di J. Rives Childs. Con questa lunghezza, il testo cifrato può essere distribuito in otto righe complete da 19 simboli e una nona da 18; ricostruendo l’ordine delle colonne determinato alfabeticamente dalla chiave diventa possibile recuperare la sequenza di coppie ADFGVX e, da questa, il testo tedesco.
Il punto che aveva ostacolato la soluzione precedente riguardava proprio la cronologia della chiave. La documentazione disponibile indicava infatti che TRUPPENVERSCHIEBUNG fosse entrata in uso il 9 dicembre 1918, dodici giorni dopo la trasmissione di RICHI-170. Sulla base di questa informazione, utilizzare quella parola per un messaggio del 27 novembre appariva storicamente incompatibile e la chiave era stata quindi esclusa come candidata. Astra ha invece messo in discussione questa premessa e ha provato ugualmente ad applicarla al messaggio, ottenendo una sequenza in tedesco dotata di significato. Il risultato suggerisce quindi che la parola possa essere stata utilizzata prima della data finora documentata oppure che la cronologia conosciuta sull’impiego delle chiavi ADFGVX non sia completa. Non è stato ancora chiarito perché esista questa differenza di dodici giorni e la decifrazione non dimostra da sola quale delle due spiegazioni sia corretta, ma è proprio l’abbandono della precedente restrizione cronologica ad aver reso possibile la soluzione proposta.
Il testo recuperato contiene un breve rapporto di intelligence sui movimenti navali nel Mar Nero. La sequenza tedesca ricostruita comunica sostanzialmente che un incrociatore inglese era arrivato a Sebastopoli il giorno 24 e che una squadra navale alleata sarebbe seguita il 26. Una cifra all’interno della data non risulta perfettamente leggibile nel plaintext e viene quindi interpretata attraverso il contesto come 24, anziché essere considerata completamente risolta dalla sola decifrazione. Prinz ha successivamente confrontato il contenuto con la documentazione storica e ha individuato una corrispondenza con i registri della Royal Navy: il diario di bordo dell’incrociatore leggero britannico HMS Canterbury registra infatti il suo arrivo a Sebastopoli il 24 novembre 1918, mentre ulteriori forze navali alleate arrivarono il 26 novembre. La coincidenza tra le due date e il contenuto del messaggio costituisce il principale controllo indipendente sulla plausibilità del plaintext ottenuto attraverso la chiave TRUPPENVERSCHIEBUNG.
Il risultato è interessante anche perché il lavoro svolto con Astra non è consistito semplicemente in un attacco crittografico basato sulla forza bruta. Il funzionamento del sistema ADFGVX, le possibili chiavi tedesche e la documentazione storica relativa a quelle comunicazioni erano già disponibili, e la parola che ha permesso di ottenere il plaintext compare a sua volta in una fonte pubblicata. Il passaggio determinante è stato considerare una chiave che apparentemente non avrebbe dovuto essere valida nel giorno della trasmissione, applicarla comunque e successivamente verificare se il risultato avesse una corrispondenza storica reale. La vicenda mostra quindi un utilizzo del modello nel quale ricerca documentale, manipolazione strutturata di un cifrario, formulazione di ipotesi e controllo del risultato vengono combinati nello stesso processo. Allo stesso tempo, la decifrazione resta per ora legata alla ricostruzione pubblicata da Prinz e non risulta accompagnata da una verifica formale e indipendente pubblicata da uno specialista di crittografia storica, motivo per cui è più corretto considerarla una soluzione proposta e fortemente corroborata dai registri navali piuttosto che una conclusione definitivamente certificata.
ADFGVX venne sviluppato e utilizzato dall’esercito imperiale tedesco proprio per rendere più difficili le intercettazioni delle comunicazioni militari. La combinazione tra sostituzione frazionata e trasposizione rendeva l’analisi molto più complessa rispetto a un semplice cifrario monoalfabetico, soprattutto quando le chiavi cambiavano nel tempo. Il sistema è comunque noto agli storici della crittografia e molti dei messaggi sopravvissuti possono essere affrontati quando è disponibile la corretta parola di trasposizione. RICHI-170 rappresentava quindi un problema particolare: il materiale necessario per arrivare alla soluzione era almeno in parte già presente nella documentazione storica, ma la data attribuita alla chiave impediva di collegare correttamente i diversi elementi. Una volta rimossa quella restrizione, la struttura prodotta dalla decifrazione non genera semplicemente parole tedesche plausibili, ma descrive eventi navali che trovano riscontro nelle fonti britanniche dello stesso periodo.
Il lavoro su RICHI-170 non è rimasto inoltre un caso isolato. Dopo aver pubblicato questa decifrazione il 17 settembre, Prinz ha reso noto che GPT-6 Astra aveva ottenuto anche un risultato parziale su RICHI-240, un altro messaggio tedesco cifrato con ADFGVX e trasmesso l’11 novembre 1918. In quel caso la difficoltà è differente perché la chiave è conosciuta, ma il ciphertext disponibile presenta problemi che impediscono una ricostruzione altrettanto diretta. RICHI-240 prende il nome dalla lunghezza originaria di 240 caratteri ed era rimasto anch’esso senza una decifrazione conosciuta nonostante la disponibilità della relativa chiave. Il lavoro sui due messaggi mostra quindi come lo stesso modello venga utilizzato non per applicare un unico procedimento automatico a una serie uniforme di cifrari, ma per affrontare problemi differenti presenti all’interno dello stesso archivio storico, ricostruendo di volta in volta quali elementi impediscono l’applicazione delle procedure crittografiche già conosciute.
Il caso arriva inoltre pochi giorni dopo un’altra decifrazione storica ottenuta con un modello AI. Fable 5.1 di Anthropic è stato utilizzato per risolvere il cosiddetto Cyphral Distich, un testo cifrato lasciato nel 1653 dallo scrittore e traduttore scozzese Sir Thomas Urquhart e rimasto irrisolto per circa 370 anni; secondo quanto riportato, il modello ha impiegato 44 minuti per arrivare alla soluzione. I due episodi sono tecnicamente differenti e non consentono di ricavare una misura generale delle capacità crittografiche dei modelli, ma mostrano un impiego crescente dei sistemi di frontiera su problemi storici nei quali è necessario combinare trasformazioni formali, documentazione archivistica, ipotesi sulle regole utilizzate e verifica esterna dei risultati. Nel caso del messaggio tedesco del 1918, l’elemento decisivo non è stato scoprire un algoritmo crittografico sconosciuto, ma riconsiderare una data storica che aveva eliminato dalla ricerca proprio la chiave capace di produrre un testo coerente con gli eventi documentati a Sebastopoli.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
