Immagine AI

La velocità con cui l’intelligenza artificiale generativa è entrata nei processi creativi aziendali ha illuso molti imprenditori e professionisti della possibilità di ottenere un’identità visiva completa in pochi secondi e a costi irrisori. Tuttavia, quello che appare come un “logo in un click” nasconde insidie legali e strategiche che possono rivelarsi estremamente onerose nel lungo periodo. Il problema fondamentale risiede nel concetto stesso di proprietà intellettuale: secondo le attuali normative italiane ed europee, il diritto d’autore nasce esclusivamente da un atto di creatività umana. Questo significa che un’immagine generata interamente da un software, senza un intervento creativo rilevante e dimostrabile da parte di una persona fisica, rischia di finire in un limbo giuridico dove la tutela legale è assente o estremamente fragile.

Un marchio non è solo un disegno, ma un asset patrimoniale che deve garantire l’esclusività. Se un logo è prodotto da un’intelligenza artificiale che attinge a database comuni, la probabilità che generi elementi simili a quelli di altri utenti è altissima. Questo scenario espone l’azienda a due grandi pericoli: l’impossibilità di difendere il proprio marchio contro imitazioni e, peggio ancora, il rischio di violare involontariamente diritti di terzi già esistenti. Poiché i modelli di calcolo vengono addestrati su enormi quantità di dati protetti da copyright, il risultato finale potrebbe contenere frammenti o stili troppo riconducibili a opere altrui, portando a costose cause legali per contraffazione o concorrenza sleale.

C’è poi la questione della registrazione. Gli uffici brevetti e marchi richiedono requisiti di originalità e novità che l’automazione fatica a garantire. Un logo “standardizzato” dai processi algoritmici potrebbe essere rifiutato perché privo di capacità distintiva. Inoltre, le condizioni d’uso delle piattaforme di intelligenza artificiale spesso non garantiscono il passaggio della piena proprietà del prodotto all’utente, lasciando quest’ultimo con una semplice licenza d’uso che non permette di agire legalmente contro chi decide di copiare o utilizzare lo stesso simbolo.

Sebbene l’intelligenza artificiale sia uno strumento straordinario per esplorare idee e bozzetti iniziali, la sua applicazione diretta e acritica alla creazione di un marchio può compromettere la sicurezza giuridica di un brand. Il risparmio immediato sulla consulenza di un professionista rischia di trasformarsi in una spesa ingente tra sanzioni, spese legali e la necessità di affrontare un rebrand forzato proprio quando l’attività sta iniziando a consolidarsi sul mercato. La tecnologia dovrebbe quindi restare un supporto alla creatività umana, l’unica in grado di infondere quell’originalità necessaria per trasformare un semplice segno grafico in un valore aziendale protetto e duraturo.

Di Fantasy