Nel cuore di quella che molti esperti definiscono la più grande espansione infrastrutturale nella storia dell’umanità, due giganti della tecnologia hanno deciso di stringere un patto che promette di cambiare volto al mondo del calcolo computazionale. Nvidia, la forza trainante dietro i chip che alimentano l’intelligenza artificiale moderna, ha formalizzato un investimento da due miliardi di dollari in CoreWeave, un fornitore di cloud specializzato che si è rapidamente imposto come uno dei nodi critici per l’addestramento dei grandi modelli linguistici. Questa mossa non è solo un’operazione finanziaria di vasta scala, ma rappresenta una dichiarazione di intenti su come verranno costruite, gestite e alimentate le infrastrutture digitali dei prossimi decenni.

L’accordo si focalizza sulla creazione di quelle che Jensen Huang, CEO di Nvidia, chiama “fabbriche di intelligenza artificiale”. Non si tratta di semplici centri dati nel senso tradizionale del termine, ma di strutture integrate dove il silicio, il software e l’energia elettrica lavorano in una simbiosi perfetta per generare intelligenza digitale. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: arrivare a costruire una capacità operativa superiore ai cinque gigawatt entro il 2030. Per dare una proporzione tangibile a questa cifra, basti pensare che una potenza simile equivale al consumo annuo di circa quattro milioni di abitazioni americane o alla produzione di cinque grandi reattori nucleari. Questa enorme fame di energia sottolinea quanto la sfida tecnologica si sia ormai spostata dal design dei chip alla logistica fisica, includendo l’acquisizione di terreni, il raffreddamento delle macchine e l’accesso diretto alla rete elettrica.

La partnership vede Nvidia assumere un ruolo che va ben oltre quello del semplice fornitore di hardware. Investendo direttamente nel capitale di CoreWeave, Nvidia si posiziona come un co-sviluppatore dell’intera infrastruttura. Il rapporto si approfondisce con l’adozione da parte di CoreWeave non solo delle celebri GPU di Nvidia, ma anche di nuove tecnologie di calcolo e archiviazione, come la piattaforma Rubin, la CPU Vera e i sistemi Bluefield. Questo significa che le future fabbriche dell’IA saranno laboratori viventi per testare l’interoperabilità di sistemi complessi, dove il software nativo di CoreWeave, come il sistema di gestione Mission Control, verrà integrato direttamente nelle architetture di riferimento di Nvidia. È un esempio perfetto di integrazione verticale, dove chi progetta i “cervelli” elettronici collabora strettamente con chi costruisce il “corpo” fisico che li ospita.

Questa alleanza strategica arriva in un momento cruciale, in cui il mercato si interroga sulla sostenibilità degli investimenti nell’IA. Mentre alcuni analisti temono la formazione di una bolla, Nvidia e CoreWeave rispondono con i fatti e con contratti miliardari già firmati con i principali laboratori di ricerca e colossi come OpenAI e Meta. La domanda di potenza di calcolo non sembra accennare a diminuire; al contrario, con il passaggio dai modelli che “generano” a quelli che “ragionano” e “pianificano”, la necessità di infrastrutture robuste e affidabili è diventata il principale collo di bottiglia del settore. Nvidia sta essenzialmente finanziando la costruzione delle strade su cui correranno le sue stesse automobili, assicurandosi che i propri clienti abbiano un luogo privilegiato e ottimizzato dove far girare i carichi di lavoro più esigenti.

L’investimento in CoreWeave segna la transizione dell’intelligenza artificiale da una fase di sperimentazione accademica e software a una vera e propria fase industriale pesante. Le fabbriche dell’IA sono i nuovi mulini o le nuove acciaierie di questo secolo: luoghi dove la materia prima è il dato e il prodotto finito è la conoscenza o l’automazione. Collaborando per abbattere le barriere logistiche legate all’energia e allo spazio fisico, Nvidia e CoreWeave non stanno solo costruendo server, ma stanno gettando le fondamenta su cui poggerà l’intera economia digitale del prossimo decennio, trasformando la visione di un’intelligenza onnipresente in una realtà sostenuta da gigawatt di potenza e chilometri di fibra ottica.

Di Fantasy