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Negli ultimi giorni i mercati finanziari globali hanno vissuto un episodio che molti analisti stanno definendo con il termine evocativo di “SaaSpocalypse”. Questa espressione — un mix tra SaaS (software as a service) e apocalisse — è stata usata per descrivere il crollo improvviso e marcato dei titoli legati al software e ai servizi IT, soprattutto in India, subito dopo l’annuncio di nuove funzionalità di automazione e plugin da parte di Anthropic, la startup americana di intelligenza artificiale nota per il suo modello Claude. La dinamica che ha portato a questa reazione non è tanto un’improvvisa catastrofe economica, quanto una presa di coscienza collettiva da parte degli investitori su quanto profondamente l’AI stia cambiando le fondamenta stesse dell’industria software.

L’evento che ha innescato la reazione dei mercati è stato il lancio da parte di Anthropic di una serie di 11 nuovi plugin per Claude Cowork, una piattaforma AI che non si limita a rispondere a domande o generare testo, ma è pensata per eseguire attività complesse in autonomia, come revisione di documenti legali, analisi dei dati, supporto alle vendite e funzioni amministrative. Si tratta di una transizione rispetto al concetto tradizionale di AI — da tecnologia assistiva ad agenti in grado di svolgere flussi di lavoro end-to-end senza interazione umana continua — e proprio questa prospettiva ha fatto drizzare le antenne agli investitori.

Nel giro di un’unica seduta di mercato, la capitalizzazione di importanti società software è diminuita di circa 285 miliardi di dollari, con cali diffusi nei titoli del settore SaaS, data services, legal tech e servizi professionali, fenomeno che si è propagato anche alle principali aziende di tecnologia indiane. In India, l’indice Nifty IT ha registrato una delle cadute più profonde degli ultimi anni, con società come Infosys, Tata Consultancy Services, HCLTech, Wipro e Tech Mahindra che hanno perso quote significative di valore. Questa reazione è stata subito interpretata non tanto come un riflesso sulle performance attuali delle aziende, ma come una rideterminazione delle aspettative circa il loro ruolo futuro nell’ecosistema tecnologico.

La paura scatenata dal cosiddetto SaaSpocalypse nasce da una preoccupazione più profonda: che l’avanzata dell’intelligenza artificiale possa sostituire o erodere molte delle funzioni che oggi costituiscono il nucleo del business delle aziende software e di servizi IT. Per decenni, il settore ha prosperato vendendo abbonamenti, licenze e servizi legati a prodotti distinti e specializzati; ma l’avvento di agenti AI capaci di svolgere compiti end-to-end, come revisionare contratti, redigere documenti e automatizzare processi aziendali complessi, fa sorgere dubbi su quanto sostenibili siano quei modelli di ricavo nel lungo periodo. Gli investitori, guardando al futuro, hanno reagito rapidamente, scontando nel prezzo delle azioni la possibilità di una perdita di redditività e di una crescente pressione competitiva.

Questa reazione di mercato non è stata universale né priva di critiche. Molti analisti sottolineano che l’uso dell’intelligenza artificiale non elimina automaticamente la necessità delle infrastrutture software esistenti, né significa la fine di modelli di business consolidati. La tecnologia può, al contrario, integrarsi con i sistemi tradizionali, potenziandone le capacità e favorendo nuove opportunità di crescita. Tuttavia, il livello di preoccupazione emerso riflette un cambiamento psicologico importante: gli investitori stanno iniziando a vedere l’AI non più come uno strumento accessorio, ma come un vero e proprio competitor delle aziende software tradizionali. C’è il timore che, se l’AI può automatizzare interi flussi di lavoro in modo più efficiente, la domanda di servizi che in passato richiedevano decine o centinaia di professionisti potrebbe diminuire nel tempo, alterando radicalmente la struttura del settore.

Per l’India, dove l’industria IT rappresenta una parte fondamentale dell’economia e delle esportazioni, questa oscillazione dei mercati ha un significato particolare. Il settore, tradizionalmente considerato un pilastro della crescita economica e dell’occupazione, si trova ora a confrontarsi con uno scenario in cui l’adozione dell’AI non porta solamente efficienza, ma anche una ridefinizione del proprio ruolo nel contesto globale. L’onda di vendite che ha colpito i titoli IT indiani non può essere ignorata come un semplice “flash crash”, ma va interpretata come un momento di riflessione su come aziende e investitori dovranno adattarsi in un’era in cui l’intelligenza artificiale si spinge sempre più oltre i confini delle semplici raccomandazioni o assistenze.

Di Fantasy