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Semrush è una piattaforma dedicata alla visibilità online che, nata nel 2008 principalmente come strumento per la ricerca delle parole chiave e l’analisi dei concorrenti, si è progressivamente trasformata in una suite completa per SEO e digital marketing, arrivando a integrare anche strumenti specifici per misurare la presenza dei marchi all’interno delle risposte generate dai sistemi di intelligenza artificiale. Adobe ha completato l’acquisizione di Semrush il 28 aprile 2026 e il prodotto continua a essere commercializzato autonomamente, mentre è prevista nel tempo una maggiore integrazione con Adobe Experience Manager, LLM Optimizer e la più ampia piattaforma Adobe dedicata alla customer experience. La funzione principale di Semrush rimane quella di raccogliere dati e produrre indicazioni operative sull’andamento di siti e concorrenti nei motori di ricerca: la piattaforma permette di stimare il traffico di un dominio, individuare le keyword per cui è posizionato, identificare le pagine che generano maggiore visibilità, analizzare i backlink e confrontare domini differenti alla ricerca di parole chiave o collegamenti acquisiti dai concorrenti ma assenti sul proprio sito. A queste funzioni si aggiungono strumenti di ricerca keyword basati su un database di circa 27 miliardi di termini, con informazioni su volume di ricerca, difficoltà, intento e costo per clic, audit tecnici dei siti, monitoraggio quotidiano delle posizioni, generazione di brief e contenuti basati sulle pagine già posizionate e sistemi per verificare la presenza di un marchio nelle risposte prodotte dai motori AI. La struttura commerciale si è conseguentemente ampliata: ai tradizionali piani SEO si affiancano formule che combinano SEO e AI Visibility sotto il nome Semrush One e toolkit aggiuntivi dedicati a Local, Traffic & Market, Content, Social, Advertising e AI PR.

Tra i principali strumenti disponibili, Domain Overview fornisce una fotografia di qualsiasi dominio mostrando traffico organico e a pagamento stimato, Authority Score, keyword principali, pagine più visibili e backlink; Keyword Magic Tool parte invece da una parola chiave iniziale e genera termini correlati che possono essere filtrati per intento, volume, difficoltà e tipologia di query, mentre Keyword Overview e Strategy Builder permettono di analizzare una singola keyword e organizzare termini collegati in cluster tematici. Keyword Gap mette a confronto fino a cinque domini e suddivide le keyword in categorie come mancanti, deboli, forti e non ancora sfruttate, mentre Backlink Analytics e Backlink Gap consentono di verificare quali siti collegano i concorrenti senza collegare il dominio analizzato. Position Tracking segue quotidianamente la posizione delle parole chiave per dispositivo e area geografica e monitora anche elementi specifici della SERP, compresi featured snippet e altre funzionalità oltre ai normali risultati organici. Site Audit esegue invece la scansione del sito alla ricerca di oltre 140 tipologie di problemi tecnici e on-page, classificandoli per gravità e includendo ora controlli dedicati all’accessibilità delle pagine da parte dei crawler utilizzati dai sistemi AI. Sul versante dell’intelligenza artificiale, AI Visibility Overview misura la frequenza con cui un marchio compare nelle risposte generate, Brand Performance & Sentiment verifica come prodotti e aziende vengono descritti dagli assistenti AI, mentre Prompt Research & Tracking individua prompt potenzialmente utilizzati dagli utenti in un determinato settore e segue quotidianamente la presenza del marchio nelle relative risposte. Semrush mette inoltre a disposizione un server MCP e un’app ufficiale per ChatGPT, introdotta nel dicembre 2025, che consentono agli assistenti AI di interrogare direttamente dati Semrush aggiornati per eseguire ricerche sui concorrenti, produrre brief e preparare report senza dover necessariamente utilizzare la dashboard tradizionale.

Una prova pratica sui dati di posizionamento ha confrontato quattro keyword con le posizioni effettivamente osservate su Google. Semrush indicava il dominio analizzato in posizione 11 per “Jotform”, 9 per “Turbolearn”, 15 per “Prezi” e 7 per “Artistly”; le verifiche effettuate manualmente in una finestra di navigazione in incognito hanno rilevato rispettivamente le posizioni 16, 10, 15 e 6. Tre dei quattro valori risultavano quindi identici o distanti di una sola posizione, mentre “Jotform” presentava uno scarto di cinque posizioni. Il caso “Turbolearn” evidenziava inoltre un limite particolarmente rilevante per le keyword collocate sul confine della prima pagina, perché la differenza tra la posizione 9 indicata dalla piattaforma e la posizione 10 riscontrata manualmente comportava anche il passaggio dalla prima alla seconda pagina nella configurazione della SERP osservata durante il test. I dati di Semrush non sono infatti aggiornati in tempo reale, ma secondo intervalli prestabiliti, e le posizioni di Google possono variare anche in funzione di data, localizzazione e dispositivo; per questo motivo i valori risultano più adatti a descrivere l’andamento generale e a confrontare siti e keyword che a rappresentare una fotografia esatta di ogni singola posizione in un determinato momento. Lo stesso principio vale per traffico e volumi di ricerca, che costituiscono stime della piattaforma e non corrispondono direttamente ai dati proprietari disponibili, per esempio, attraverso gli strumenti analytics del sito.

Il test dedicato alla ricerca delle keyword ha utilizzato “Turbolearn” come termine iniziale. Keyword Magic Tool ha restituito dieci proposte principali: “turbolearn” con 6.600 ricerche mensili e Keyword Difficulty del 64%, “turbolearn ai” con 5.400 ricerche e difficoltà 50%, “turbolearnai” con 390 e difficoltà 50%, “turbolearn.ai” con 320 e difficoltà 56%, “turbolearn alternative” con 210 e difficoltà 13%, “turbolearn ai free” con 170 e difficoltà 42%, “is turbolearn ai free” con 140 e difficoltà 49%, “turbolearn ai login” con 110 e difficoltà 51%, “turbolearn free alternative” con 90 e difficoltà 21% e “turbolearn login” con 90 ricerche ma senza indicazione di difficoltà o intento. Sebbene il volume complessivo superasse apparentemente le 13.000 ricerche mensili, sei delle dieci query erano riconducibili soprattutto alla navigazione verso il servizio stesso, alle varianti del suo nome o al login e rappresentavano circa 12.900 ricerche difficilmente intercettabili da una pagina di recensione. Restavano quindi quattro termini realmente coerenti con quel tipo di contenuto, per un totale di circa 600 ricerche mensili: “turbolearn alternative”, “turbolearn free alternative”, “turbolearn ai free” e “is turbolearn ai free”. Proprio le due query legate alle alternative presentavano i valori di difficoltà più bassi, 13 e 21, suggerendo la possibilità di rafforzare una recensione con una sezione dedicata alle alternative e una parte specifica sul piano gratuito. Una verifica diretta della SERP per “turbolearn alternative”, classificata con difficoltà 13, ha mostrato al primo posto una discussione Reddit e negli altri nove risultati della prima pagina prevalentemente pagine realizzate da piccoli strumenti AI come AI Tutor, Taskade ed ExamTeX, senza grandi pubblicazioni specializzate; il dato sulla difficoltà appariva quindi coerente con il livello effettivo di concorrenza osservato. Sono emersi tuttavia anche problemi nella classificazione automatica dell’intento: “turbolearn.ai”, che corrisponde a un indirizzo Web, era classificato come informazionale, mentre due query sostanzialmente equivalenti relative alla disponibilità gratuita del servizio avevano ricevuto intenti differenti e “turbolearn login” non disponeva né di intent né di valore di difficoltà.

Il confronto competitivo tramite Keyword Gap ha prodotto un risultato particolarmente significativo quando il dominio è stato confrontato con FahimAI, un sito che pubblica anch’esso recensioni e raccolte di strumenti AI. Nella categoria Missing, cioè delle keyword per cui il concorrente era posizionato ma il dominio analizzato no, comparivano termini ad alto volume come “freepik” con 74.000 ricerche mensili, “n8n” e “zendesk” con 40.500, “miro”, “pixlr” e “protonvpn” con 33.100, “heygen” con 22.200, “turbo ai” con 18.100 e “descript” e “pipedrive” con 12.100. La sezione Weak, dedicata invece alle keyword sulle quali entrambi i siti erano già presenti ma il concorrente occupava una posizione migliore, risultava più immediatamente utilizzabile perché includeva prodotti sui quali erano già disponibili contenuti, tra cui “prezi” con 40.500 ricerche mensili, “copyleaks ai detector” con 4.400, “fathom ai” con 1.300, “turbo.ai” con 1.000, “murf.ai” e “slidesai” con 590, “play.ht”, “veed ai” e “is turbo ai free” con 390 e “gling” con 260. Questo permetteva di identificare rapidamente contenuti già esistenti da aggiornare invece di produrre necessariamente nuove pagine. Il risultato più rilevante è però emerso dalla presenza di “turbo ai” tra le keyword mancanti e delle varianti “turbo.ai”, “is turbo ai free” e “turbolearnai” tra quelle deboli: Turbolearn aveva infatti cambiato nome diventando Turbo AI e la pagina esistente continuava a utilizzare prevalentemente il vecchio brand, spiegando almeno in parte la perdita di visibilità. Keyword Gap ha quindi permesso di individuare un rebranding che non era stato inizialmente cercato, anche se i risultati richiedono comunque pulizia manuale perché varianti ed errori ortografici come “iielevenlabs”, “prezy” e “turb ai” vengono trattati come keyword separate. La funzione Keyword Gap non è inoltre disponibile con l’account gratuito e richiede un piano a pagamento oppure l’utilizzo del periodo di prova.

Un altro test ha riguardato Site Audit e i nuovi controlli AI Search Health, eseguendo la scansione di 100 pagine. Il sito ha ottenuto un Site Health Score del 91%, appena un punto sotto il valore associato al 10% dei siti con i risultati migliori, mentre il sistema ha prodotto complessivamente 1.180 avvisi. Il numero appariva inizialmente elevato, ma 928 segnalazioni erano generate dalla stessa causa, cioè file di codice non minificati, un problema che richiede normalmente l’intervento di uno sviluppatore e che aveva un impatto inferiore rispetto ad altre anomalie individuate. Il controllo sull’accesso dei crawler AI ha invece mostrato che i crawler di ChatGPT, Googlebot e Google-Extended riuscivano tutti ad accedere al sito, permettendo di escludere rapidamente un blocco tecnico dell’indicizzazione da parte di questi sistemi. L’AI Search Health Score era pari al 76% ed era influenzato soprattutto dalla segnalazione “content not optimized” presente su 55 pagine e dall’assenza di un file llms.txt, formato proposto per fornire indicazioni ai sistemi AI ma non riconosciuto come requisito ufficiale dai principali motori basati su intelligenza artificiale; il valore del 76% andava quindi interpretato come indicatore orientativo e non come una misura assoluta della capacità del sito di essere utilizzato dai sistemi AI. Tra le 14 categorie di problemi identificate, le più concrete riguardavano 25 errori nei dati strutturati, 76 meta description mancanti, 33 titoli eccessivamente lunghi, 32 pagine raggiunte da un solo link interno e 66 link interni contrassegnati come nofollow, questi ultimi potenzialmente riconducibili in parte a link affiliati impostati intenzionalmente in questo modo. Le spiegazioni “How to fix” rendevano le segnalazioni comprensibili anche a chi non possiede competenze da sviluppatore, ma la piattaforma non stabiliva sempre con sufficiente chiarezza quali interventi dovessero avere effettivamente la precedenza, con il rischio che un numero elevato di warning tecnicamente corretti nascondesse pochi problemi realmente prioritari.

Il quinto test ha utilizzato AI Visibility Overview, che interroga il database Semrush delle risposte prodotte dai sistemi AI senza richiedere una configurazione preventiva specifica del monitoraggio. L’analisi ha mostrato una differenza molto marcata tra numero di citazioni e numero di menzioni del marchio: le pagine del sito risultavano utilizzate come fonte circa 2.800 volte, mentre il nome del sito compariva esplicitamente nelle risposte soltanto 46 volte. Il risultato indicava quindi che i sistemi AI riuscivano a raggiungere e utilizzare i contenuti, ma tendevano molto più frequentemente a citarne le pagine come fonte che a nominare direttamente il brand all’interno della risposta. La piattaforma consente inoltre di monitorare la presenza nelle risposte di ChatGPT, Google AI Overviews, AI Mode, Gemini, Perplexity e altri servizi, verificando quali fonti vengono citate, come viene descritto un marchio e quale posizione assume rispetto ai concorrenti. Le indicazioni operative fornite da AI Visibility Overview rimangono però in buona parte collegate ad altri report Semrush: la sezione dedicata ai passi successivi propone per esempio di individuare temi emergenti, analizzare le strategie dei concorrenti o ottimizzare il dominio per la ricerca AI, ma anziché produrre direttamente una serie di correzioni precise rimanda agli strumenti specifici nei quali svolgere le analisi successive. In questo senso, uno dei tratti comuni emersi dalle prove è la capacità della piattaforma di raccogliere una quantità molto ampia di informazioni, lasciando però all’utilizzatore una parte significativa del lavoro di selezione, interpretazione e definizione delle priorità.

L’utilizzo operativo di Semrush può quindi svilupparsi partendo dall’inserimento del proprio dominio, al quale vengono poi collegati audit, monitoraggio delle keyword e analisi della visibilità AI; Domain Overview permette successivamente di esaminare i concorrenti, mentre Keyword Gap e Backlink Gap evidenziano rispettivamente le parole chiave e i domini di provenienza dei link presenti nei concorrenti ma non nel sito analizzato. I termini individuati possono essere verificati attraverso Keyword Magic Tool per valutarne intento e difficoltà e quindi riuniti in gruppi tematici, mentre Site Audit permette di individuare i problemi tecnici prima di pubblicare nuovi contenuti e Position Tracking di seguire nel tempo gli effetti degli interventi effettuati. Le possibilità cambiano però sensibilmente in base al piano utilizzato. L’account gratuito consente fino a dieci report al giorno e un progetto dimostrativo, risultando sufficiente per ricerche occasionali sulle keyword e sui concorrenti; i piani a pagamento includono una prova gratuita di sette giorni e le nuove sottoscrizioni dispongono di una garanzia di rimborso di sette giorni. Il piano Pro+ permette di monitorare fino a 1.500 keyword, mentre il piano Advanced consente alle agenzie di gestire fino a 40 siti cliente e produrre report programmati white-label. La piattaforma può quindi essere utilizzata da responsabili SEO, agenzie, content marketer, blogger, team PR e branding, e-commerce, aziende locali e specialisti PPC: le attività vanno dal monitoraggio di migliaia di URL di prodotto alla gestione di Google Business Profile tramite Local Toolkit, fino all’analisi degli annunci pubblicitari dei concorrenti e dei CPC prima dell’avvio di una campagna. La presenza di numerosi piani, toolkit e componenti aggiuntivi rende però meno immediata la scelta delle funzionalità necessarie e può aumentare sensibilmente il costo complessivo, soprattutto quando si aggiungono gli strumenti di monitoraggio AI.

Nel confronto con altre piattaforme, Ahrefs rimane il concorrente più vicino soprattutto per l’analisi dei backlink e propone anche un piano Starter da 29 dollari al mese e un account Webmaster Tools gratuito per l’analisi del proprio sito, mentre Semrush copre una gamma più ampia di attività che comprende PPC, gestione locale, social e contenuti. Per il monitoraggio della ricerca AI, Ahrefs commercializza separatamente Brand Radar a partire da 199 dollari al mese, mentre Semrush include il prompt tracking nel proprio piano Starter allo stesso livello di prezzo indicato nel confronto. Moz punta invece su una struttura più semplice e meno costosa, con piani SEO di base inferiori rispetto all’ingresso di Semrush e un’interfaccia più adatta a chi sta iniziando: il piano Moz Standard monitora 300 keyword contro le 500 del piano SEO Semrush e aggiorna le posizioni settimanalmente anziché quotidianamente; dispone inoltre di un database di keyword più piccolo e non integra direttamente toolkit equivalenti per advertising PPC, gestione dei social e local listing, pur offrendo separatamente Moz Local. Writesonic affronta invece il tema partendo dalla produzione dei contenuti e dalla visibilità nei sistemi AI: il suo Action Center trasforma i gap rilevati in attività operative e Article Writer può generare i contenuti necessari per intervenire, mentre il piano Starter monitora 50 prompt a un costo inferiore rispetto allo Starter Semrush. In cambio offre un’infrastruttura SEO tradizionale meno estesa, senza un database di keyword, un’analisi dei backlink e strumenti di studio del traffico competitivo comparabili a quelli di Semrush. Nel complesso, le prove mostrano quindi una piattaforma particolarmente ampia sul piano della ricerca SEO, dell’analisi competitiva, dell’audit tecnico e della nuova visibilità AI, ma nella quale l’elevata quantità di dati non coincide necessariamente con una prioritizzazione automatica degli interventi: keyword, segnalazioni tecniche e suggerimenti relativi alla ricerca AI devono spesso essere filtrati e interpretati sulla base di competenze SEO per trasformarli in un piano operativo effettivo.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy