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In Svezia, Paese noto per la sua vivace scena musicale e per il ruolo centrale che lo streaming riveste nel determinare il successo di una canzone, è scoppiata un’inaspettata controversia che ha messo in luce le tensioni tra creatività umana e tecnologia digitale. Un brano pop-folk intitolato Jag vet, du är inte min — nella traduzione inglese I Know, You’re Not Mine — è diventato un fenomeno di ascolti su Spotify, superando i cinque milioni di stream in poche settimane e dominando le playlist di canzoni più popolari tra gli utenti svedesi. Quello che inizialmente sembrava un nuovo tormentone immediatamente apprezzato dalla platea digitale, tuttavia, ha incontrato un ostacolo inaspettato: l’ente che sovrintende alle classifiche ufficiali in Svezia ha deciso di escludere il brano dalla classifica nazionale, ritenendo che sia stato creato principalmente con l’ausilio dell’intelligenza artificiale e quindi non adatto a competere alla pari con produzioni tradizionali.

La storia dietro il brano è affascinante proprio perché riflette i rapidi cambiamenti in atto nell’industria musicale. L’artista accreditato — un nome digitale, Jacub — non esiste come figura reale nei circuiti tradizionali: non ha profili social significativi, nessuna presenza mediatica riconosciuta o date di concerti, e la sua identità è emersa solo attraverso un’indagine giornalistica che ha rivelato come la canzone sia stata registrata da persone legate a una società di produzione danese con un reparto dedicato alla tecnologia AI. I produttori, che si autodefiniscono Crew Jacub, hanno sostenuto che l’intelligenza artificiale è stata uno strumento in un processo creativo guidato da esseri umani e non un semplice “pulsante da premere”, aggiungendo che tempo ed emozioni sono stati investiti nella composizione e nella produzione del brano.

Nonostante queste spiegazioni, l’organizzazione dell’industria musicale svedese, IFPI Sweden, ha deciso che una composizione generata in larga parte tramite strumenti digitali non può rientrare nelle classifiche ufficiali che vengono stilate sulla base dei criteri tradizionali di vendita, streaming e diffusione, perché tali listini devono rappresentare le scelte musicali del pubblico in relazione ad opere create da artisti “veri”. Questa decisione sottolinea un punto di svolta nel dibattito attuale: mentre le piattaforme di streaming come Spotify permettono la diffusione e la popolarità di qualsiasi traccia, la classificazione ufficiale richiede standard che riflettano non solo gli ascolti, ma anche un’origine artistica definita e riconosciuta.

Il caso svedese non è isolato, ma piuttosto il sintomo di un fenomeno più ampio che coinvolge l’intera industria musicale globale: la crescente capacità delle tecnologie di intelligenza artificiale di generare musica che può piacere a milioni di ascoltatori, anche senza un “artista umano” dietro. Già in passato altri esempi di artisti virtuali o brani sospettati di essere generati da algoritmi avevano attirato l’attenzione delle piattaforme di streaming, mettendo in evidenza la difficoltà di distinguere tra creazioni umane e produzioni sintetiche. Alcune piattaforme hanno iniziato a studiare modi per etichettare contenuti generati o assistiti dall’IA, mentre altre, come Bandcamp, hanno adottato posizioni ancora più rigide nei confronti della musica creata da algoritmi.

La decisione di escludere Jag vet, du är inte min dalle classifiche svedesi apre quindi un dibattito profondo sulla natura stessa della creatività musicale nella era digitale: da un lato c’è chi vede nei modelli di intelligenza artificiale un’opportunità per estendere le possibilità espressive e democratizzare la produzione artistica, dall’altro c’è chi teme che questa tecnologia possa isolare gli artisti reali, erodere i diritti d’autore e ridurre l’incentivo a creare opere originali. La Svezia — paese di riferimento mondiale per lo streaming musicale e per l’evoluzione delle politiche digitali — si trova ora al centro di questa importante discussione, cercando di definire regole e criteri che bilancino innovazione tecnologica e valore culturale, in un equilibrio che potrebbe ridefinire il modo in cui la musica viene creata, ascoltata e riconosciuta nei prossimi anni.

Di Fantasy