Immagine AI

Il progetto hardware di OpenAI, a lungo oggetto di indiscrezioni e dichiarazioni frammentarie, sta progressivamente assumendo contorni più concreti. Secondo informazioni provenienti dalle catene di approvvigionamento cinesi, il primo dispositivo consumer dell’azienda sarà un dispositivo audio basato sull’intelligenza artificiale, concepito non come un semplice accessorio, ma come il punto di ingresso in un nuovo ecosistema di “AI companion” portatile. Il nome in codice del progetto è Sweetpea e il suo posizionamento suggerisce un’ambizione che va ben oltre quella di competere direttamente con gli auricolari wireless tradizionali.

A far emergere i primi dettagli è stato Smart Pikachu, un noto blogger tecnologico cinese con una vasta base di follower, che ha parlato apertamente di un dispositivo pensato per sostituire, almeno concettualmente, gli AirPods di Apple. Le informazioni, secondo quanto riportato, deriverebbero da fughe di notizie interne alla filiera produttiva asiatica, tanto da includere anche uno schema tecnico in lingua cinese. Questo rafforza l’idea che il progetto sia ormai in una fase avanzata di definizione, lontana dalla semplice sperimentazione.

Sweetpea sarebbe un progetto di massima priorità per Jony Ive, ex Chief Design Officer di Apple, che da tempo collabora con OpenAI su una nuova visione dell’hardware personale. Il dispositivo viene descritto come il fulcro della strategia “to-go hardware” di OpenAI, ovvero una linea di prodotti pensati per accompagnare l’utente nella vita quotidiana, senza dipendere da schermi tradizionali. Non a caso, la data di lancio più recente indicata dalle fonti parla di settembre 2026, con un obiettivo di spedizione nel primo anno compreso tra 40 e 50 milioni di unità, numeri che collocano immediatamente Sweetpea nella stessa scala industriale dei prodotti di massa più affermati.

Dal punto di vista del design, Sweetpea si discosta in modo netto dagli auricolari wireless attualmente in commercio. L’unità principale è descritta come un uovo metallico ovale che ospita al suo interno un modulo a forma di capsula. Questa capsula non viene inserita nell’orecchio, ma indossata dietro di esso, in una posizione che ricorda più un dispositivo indossabile sperimentale che un auricolare in-ear. È una scelta radicale, che sembra rispondere non tanto a un’esigenza estetica quanto a vincoli tecnici ben precisi.

Secondo gli analisti, questa forma “non convenzionale” consentirebbe di integrare chip e sensori ad alte prestazioni, affrontando in modo più efficace problemi come la dissipazione del calore e la distribuzione del peso. In altre parole, Sweetpea non nasce come un semplice accessorio audio, ma come un vero dispositivo computazionale indossabile. Non sorprende quindi che alcuni esperti abbiano definito il progetto come qualcosa di realmente unico, diverso da qualsiasi prodotto visto finora nel segmento consumer.

Anche le specifiche tecniche trapelate rafforzano questa impressione. Il processore principale dovrebbe essere un chip di classe smartphone, realizzato con un processo produttivo a 2 nanometri, con Samsung e la sua linea Exynos indicati come possibili fornitori. L’obiettivo sarebbe quello di spostare una parte significativa dell’inferenza dell’intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo, riducendo la dipendenza dal cloud. Questo approccio consentirebbe tempi di risposta più rapidi, maggiore tutela della privacy e una continuità d’uso anche in assenza di connessione stabile.

Accanto al chip principale, sarebbe in sviluppo anche un chip ausiliario personalizzato, progettato specificamente per l’integrazione con l’iPhone. Questo componente permetterebbe agli utenti di richiamare Siri tramite comandi vocali e di controllare funzioni chiave dello smartphone, trasformando Sweetpea in una sorta di estensione intelligente del telefono. In questo scenario, il dispositivo non sostituisce completamente lo smartphone, ma ne riduce il ruolo centrale, spostando l’interazione verso un modello più naturale e continuo.

Questa ambizione tecnologica ha inevitabili conseguenze sul fronte dei costi. Poiché materiali e componenti sono più vicini a quelli di uno smartphone che a quelli di un auricolare tradizionale, la distinta base risulterebbe sensibilmente più elevata. Gli analisti sottolineano come Sweetpea possa offrire funzionalità molto più avanzate rispetto agli auricolari esistenti, ma con una struttura dei costi altrettanto complessa, suggerendo un posizionamento premium o un modello di business ibrido.

Sul piano produttivo, il nome che emerge con maggiore insistenza è quello di Foxconn. Secondo le indiscrezioni, OpenAI avrebbe chiesto a Foxconn di prepararsi alla produzione di fino a cinque dispositivi diversi basati sulla sua tecnologia entro il quarto trimestre del 2028. Oltre a Sweetpea, il portafoglio potrebbe includere dispositivi domestici e persino un oggetto a forma di penna con nome in codice Gumdrop. Per Foxconn, questa collaborazione avrebbe un valore strategico enorme, soprattutto dopo aver perso la produzione degli AirPods a favore di Luxshare, azienda cinese che negli ultimi tempi ha affrontato difficoltà reputazionali.

Al di là degli aspetti industriali, ciò che rende Sweetpea particolarmente interessante è la sua filosofia di utilizzo. Viene descritto come un’“IA attiva”, capace di comprendere il contesto e di proporre suggerimenti prima ancora che l’utente formuli una richiesta esplicita. A differenza di un assistente vocale passivo, che attende un comando, Sweetpea dovrebbe sfruttare microfoni e sensori per interpretare la situazione e intervenire in modo proattivo, senza fare affidamento su uno schermo.

Questa visione è stata confermata anche da Sam Altman, CEO di OpenAI, che insieme a Jony Ive ha dichiarato, durante un evento lo scorso novembre, che un prototipo hardware era già stato completato. In quell’occasione si era parlato di un rilascio nel 2027, segno che il progetto ha subito aggiustamenti temporali ma non ha perso slancio.

Gli osservatori del settore interpretano Sweetpea come il primo tassello di un ecosistema di lungo periodo, in cui OpenAI non si limiterà a fornire modelli di intelligenza artificiale, ma costruirà un rapporto diretto e continuo con l’utente finale. Altman ha più volte accennato a un modello di fatturato che combini la vendita di hardware con servizi di intelligenza artificiale in abbonamento, creando una relazione stabile e ricorrente. In questo senso, Sweetpea non sarebbe solo un prodotto, ma l’inizio di una nuova categoria: un compagno digitale sempre presente, progettato per ascoltare, comprendere e agire nel quotidiano.

Di Fantasy