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Dopo cinque anni di lavoro lontano dai riflettori, Lyte è uscita ufficialmente dall’ombra annunciando il proprio debutto pubblico e svelando una tecnologia che promette di cambiare il modo in cui i robot vedono e comprendono il mondo fisico. La startup, fondata da alcuni dei più noti esperti mondiali di rilevamento 3D, ha dichiarato apertamente il proprio obiettivo: consentire ai robot di operare in modo sicuro, affidabile e comprensibile in ambienti reali, superando i limiti che ancora oggi frenano la diffusione su larga scala della robotica avanzata.

Lyte ha annunciato il suo lancio ufficiale il 5 gennaio, rivelando di aver raccolto negli ultimi quattro anni circa 107 milioni di dollari da investitori di primo piano come Fidelity, Exor e Key1. L’azienda conta già circa cento dipendenti e ha sviluppato un prodotto di punta che è stato al centro dell’attenzione al CES 2026, dove la startup ha scelto un approccio volutamente discreto, privilegiando dimostrazioni su appuntamento invece di un grande stand espositivo. Una scelta che riflette la volontà di proteggere una tecnologia considerata altamente strategica.

Alle spalle di Lyte c’è un pedigree tecnologico di altissimo livello. L’azienda è stata fondata nel 2021 da tre sviluppatori che hanno avuto un ruolo chiave nella creazione di Face ID, il sistema di riconoscimento facciale tridimensionale di Apple. Face ID è diventato uno standard industriale per sicurezza e precisione, grazie alla capacità di riconoscere il volto umano in 3D con un margine di errore stimato di uno su un milione. Portare quella stessa filosofia di visione profonda e affidabile nel mondo della robotica è il cuore della missione di Lyte.

Il prodotto principale dell’azienda, noto come LyteVision, è una piattaforma di rilevamento integrata progettata per fungere da vero e proprio “cervello visivo” dei robot. A differenza della maggior parte dei sistemi attuali, che si basano quasi esclusivamente su telecamere tradizionali, LyteVision combina tre tipi di sensori in un’unica soluzione coerente: una telecamera, un sensore di movimento inerziale e un sensore 4D in grado di misurare non solo la distanza, ma anche la velocità degli oggetti nello spazio. Questa integrazione consente di fondere dati visivi e posizionali in tempo reale, offrendo ai robot una percezione molto più ricca e affidabile dell’ambiente circostante.

Secondo Alexander Schupundt, intervistato da Bloomberg, l’obiettivo di Lyte è evitare che i robot si trasformino in “robot zombie”, ovvero macchine che eseguono compiti in modo rigido e imprevedibile a causa di lacune percettive o cognitive. Molti dei problemi di sicurezza e affidabilità nella robotica derivano proprio da una comprensione incompleta o frammentata del mondo fisico. Fornire ai robot dati visivi prontamente disponibili e coerenti significa ridurre drasticamente il rischio di comportamenti inattesi, errori decisionali o blocchi operativi.

La portata applicativa di questa tecnologia è ampia. Lyte ritiene che la propria piattaforma possa essere utilizzata in settori molto diversi tra loro, dai robot umanoidi ai robotaxi, fino alla robotica industriale e di servizio. In tutti questi ambiti, la capacità di percepire correttamente profondità, movimento e contesto è un prerequisito fondamentale per lavorare fianco a fianco con gli esseri umani in modo sicuro. Non a caso, LyteVision ha già ricevuto importanti riconoscimenti, vincendo lo scorso anno il Best Innovation Award in Robotics e l’Innovation Award in Vehicle Technology and Advanced Mobility.

Un altro aspetto centrale della strategia di Lyte è l’integrazione verticale. L’azienda sta sviluppando internamente chip dedicati, componenti ottici e software personalizzato, con l’obiettivo di controllare l’intera catena del valore della percezione robotica. Uno dei principali colli di bottiglia nel settore è infatti il lungo e complesso processo di integrazione dei sensori, che può richiedere anni prima che un prodotto sia pronto per il mercato. Lyte punta a superare questo ostacolo offrendo una soluzione plug-and-play, in cui sensori e componenti sono già armonizzati all’interno di un’unica piattaforma pronta all’uso.

Questo approccio risponde a un’esigenza concreta del mercato. Secondo McKinsey, il mercato della robotica basata sull’intelligenza artificiale potrebbe raggiungere i 125 miliardi di dollari entro il 2030, ma circa il 60% delle aziende non dispone delle competenze interne necessarie per implementare l’automazione robotica, in particolare quando si tratta di integrazione dei sensori e dei sistemi di percezione. Una piattaforma che semplifica radicalmente questo processo potrebbe quindi rappresentare un acceleratore decisivo per l’adozione commerciale della robotica.

La storia dei fondatori rafforza ulteriormente la credibilità del progetto. Alexander Schupundt aveva già fondato PrimeSense, la startup che ha posto le basi tecnologiche per Face ID ed è stata acquisita da Apple. PrimeSense è ricordata anche per aver fornito la tecnologia alla base di Microsoft Kinect, uno dei primi sistemi di visione artificiale prodotti su larga scala per il mercato consumer. Quell’esperienza ha dimostrato come una tecnologia di percezione avanzata possa trasformarsi in un prodotto di massa quando è progettata con attenzione maniacale ai dettagli e all’affidabilità.

Non a caso, Schupundt ha dichiarato che Lyte sta cercando di portare nel mercato della robotica alcune delle lezioni più importanti apprese in Apple: l’attenzione ossessiva ai dettagli, l’eccellenza operativa e la capacità di stupire i clienti con soluzioni che funzionano in modo fluido e quasi invisibile. In un settore spesso dominato da prototipi impressionanti ma difficili da industrializzare, questa filosofia potrebbe fare la differenza.

L’emersione di Lyte dopo anni di silenzio segnala un momento interessante per la robotica globale. Mentre l’intelligenza artificiale compie progressi rapidissimi sul piano del software, la capacità dei robot di vedere e comprendere il mondo fisico resta uno dei principali fattori limitanti. Portare nel cuore della robotica l’eredità tecnologica di Face ID significa affrontare direttamente questo nodo cruciale. Se Lyte riuscirà a mantenere le promesse, la visione 3D di nuova generazione potrebbe diventare uno dei pilastri su cui costruire robot davvero sicuri, affidabili e pronti per la vita reale.

Di Fantasy