Secondo indiscrezioni sempre più insistenti, Amazon starebbe valutando un investimento azionario significativo in OpenAI, accompagnato dallo sviluppo congiunto di modelli di intelligenza artificiale proprietari. La notizia ha attirato grande attenzione nel settore tecnologico perché arriverebbe in un momento cruciale per entrambe le aziende e perché si inserisce in un quadro già complesso di alleanze, investimenti e competizione sempre più serrata nel mercato dei grandi modelli linguistici.
Le discussioni, secondo quanto riportato da diverse fonti, riguarderebbero in particolare la creazione di un Large Language Model personalizzato per Amazon. Si tratterebbe di un modello pensato per essere integrato nei servizi AI dell’azienda, sia lato consumer sia enterprise, con un ruolo centrale per l’ecosistema Alexa. L’idea sarebbe quella di adattare il comportamento del modello, i suoi stili di risposta e le sue priorità operative alla filosofia di servizio di Amazon, costruendo un’AI più allineata ai flussi commerciali, informativi e di assistenza tipici della piattaforma.
OpenAI, interpellata sulla questione, ha mantenuto una posizione prudente, dichiarando di essere concentrata sull’attuale partnership informatica con Amazon, mentre dal lato Amazon non sono arrivate conferme ufficiali. È però un dato di fatto che le due aziende abbiano già stretto un accordo cloud di lungo periodo, annunciato lo scorso novembre, del valore di circa 38 miliardi di dollari su sette anni. Questo contesto rende plausibile l’ipotesi che la collaborazione possa estendersi oltre il semplice utilizzo infrastrutturale.
L’eventuale intesa ricorderebbe, per certi versi, la recente collaborazione annunciata tra Apple e Google, in cui un grande player consumer sceglie di affidarsi a modelli esterni di punta per rafforzare la propria offerta. Per OpenAI, un accordo di questo tipo rappresenterebbe una nuova e importante fonte di ricavi, ma comporterebbe anche un costo strategico non trascurabile: dedicare risorse chiave allo sviluppo e al mantenimento di modelli altamente personalizzati in una fase in cui la competizione sui modelli di frontiera è più intensa che mai.
Queste trattative emergono mentre OpenAI sta lavorando a un nuovo e ambizioso round di finanziamento, che potrebbe arrivare fino a 100 miliardi di dollari. Già lo scorso anno era emersa l’ipotesi di una partecipazione di Amazon per circa 10 miliardi, ma ora le discussioni sembrano ampliarsi, includendo non solo l’equity ma anche accordi su commissioni di utilizzo dei modelli e collaborazioni tecnologiche più profonde. Secondo alcune fonti, l’investimento complessivo potrebbe addirittura salire fino a 50 miliardi di dollari, ridisegnando in modo significativo i rapporti di forza tra i grandi attori dell’AI.
Dal punto di vista di Amazon, questa possibile apertura verso OpenAI segnerebbe una svolta strategica rilevante. Negli ultimi anni, molti dei suoi servizi di intelligenza artificiale, come l’assistente per gli acquisti Rufus, gli agenti di codifica e gli strumenti di analisi dati per le aziende, si sono basati in larga parte sulla tecnologia di Anthropic, in cui Amazon ha effettuato un investimento importante. Tuttavia, Anthropic è spesso descritta come meno flessibile sul fronte della personalizzazione dei modelli, e questo avrebbe generato malumori interni legati a limiti di utilizzo e prestazioni considerate non sempre all’altezza delle esigenze di Amazon. La collaborazione con OpenAI viene quindi vista come un modo per superare questi vincoli e ottenere un controllo più diretto sul comportamento dei modelli.
Le discussioni non si fermerebbero ai soli modelli linguistici. Secondo le indiscrezioni, Amazon avrebbe offerto a OpenAI l’accesso al proprio chip di intelligenza artificiale, Trainium, aprendo la strada a una collaborazione anche sul piano hardware. Se OpenAI diventasse un cliente di peso per Trainium, Amazon potrebbe rafforzare la competitività di AWS nel cloud AI e ridurre, almeno in parte, la dipendenza del settore da Nvidia, che oggi domina il mercato dei chip per l’addestramento dei modelli avanzati.
Un altro fronte di potenziale cooperazione riguarda il commercio. Amazon, che in passato aveva limitato l’accesso alle proprie funzioni di acquisto da parte di AI esterne, si starebbe mostrando più aperta a collaborazioni di questo tipo. Questo avviene mentre OpenAI sta potenziando le funzionalità di shopping integrate in ChatGPT, suggerendo uno scenario in cui l’assistente conversazionale potrebbe diventare anche un canale diretto verso l’ecosistema commerciale di Amazon.
In questo contesto si inserisce anche il lancio ufficiale di Alexa Plus negli Stati Uniti, avvenuto proprio in queste ore. Il servizio, presentato per la prima volta quasi un anno fa, è ora disponibile per gli abbonati Prime a 139 dollari l’anno, con una versione gratuita accessibile via web e app, seppur con limiti di utilizzo. Amazon afferma che decine di milioni di utenti stanno già utilizzando Alexa Plus e che il servizio è in fase di test anche in Europa e Canada, con un’espansione globale prevista nel corso dell’anno.
