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La recente guerra di messaggi tra due dei principali protagonisti nel settore dell’intelligenza artificiale generativa, OpenAI e Anthropic, è esplosa nel contesto di uno degli eventi mediatici più seguiti a livello globale: il Super Bowl. In occasione di questa vetrina straordinaria per la pubblicità, Anthropic ha deciso di lanciare una campagna di spot televisivi che prendevano di mira il tema degli annunci pubblicitari nei chatbot AI, in particolare facendo intendere che altri servizi – come quelli offerti da ChatGPT – avrebbero presto inserito pubblicità invasive nelle conversazioni. Questa mossa ha suscitato l’attenzione non solo per il tono satirico e provocatorio della campagna, ma anche per la ferma reazione pubblica che ha generato da parte di Sam Altman, il CEO di OpenAI.

Gli spot di Anthropic, incluso uno in cui un immaginario assistente AI interrompe una conversazione con consigli emotivi con un annuncio su un sito di incontri, erano accompagnati dallo slogan “Ads are coming to AI. But not to Claude”, sottolineando l’impegno dichiarato di Anthropic a mantenere il proprio chatbot Claude privo di pubblicità. Questo messaggio, sebbene non menzionasse direttamente OpenAI o ChatGPT per nome, è stato ampiamente interpretato come un attacco indiretto alla recente scelta di OpenAI di sperimentare formati pubblicitari nel servizio ChatGPT per segmenti specifici di utenti.

La risposta di Altman non si è fatta attendere. In un post pubblicato su X, Altman ha definito la campagna pubblicitaria di Anthropic “chiaramente disonesta”, pur ammettendo con un tono quasi autoironico che gli spot erano “divertenti” nei loro elementi più comici. Secondo Altman, la rappresentazione di un chatbot che interrompe in modo incontrollato le conversazioni con annunci non riflette la realtà delle intenzioni e dei piani di OpenAI, che – ha sottolineato – prevede che gli annunci siano esterni e chiaramente etichettati, separati dalle risposte di AI e non in grado di influenzare il contenuto delle risposte stesse.

La critica di Altman va oltre il mero contenuto dello spot. Nel suo commento, il CEO ha anche ribadito la missione più ampia di OpenAI di rendere l’intelligenza artificiale accessibile a quante più persone possibile, sostenendo che un modello di business che si basa esclusivamente su prodotti costosi per utenti facoltosi non risponde alle esigenze di un pubblico globale che potrebbe non poter permettersi abbonamenti elevati. In questo senso, la presenza di un modello supportato da annunci – se ben gestito e non invasivo – è vista da Altman come un modo per finanziare l’accesso gratuito o più economico alle tecnologie AI per miliardi di utenti nel mondo.

La disputa tra OpenAI e Anthropic in questo frangente non riguarda semplicemente due spot televisivi contrapposti, ma riflette questioni più profonde sulla direzione che l’industria dell’intelligenza artificiale sta prendendo in termini di monetizzazione, fiducia degli utenti e modelli di business sostenibili. Da una parte c’è la posizione di Anthropic, che sceglie una strategia di marketing basata sulla promessa di un’esperienza priva di pubblicità per gli utenti del proprio assistente, mettendo in guardia contro l’ipotesi che gli annunci possano in qualche modo compromettere la qualità o l’imparzialità delle risposte AI. Dall’altra parte, OpenAI cerca di difendere la propria scelta di sperimentare annunci etichettati e contestuali come strumento per sostenere l’accesso diffuso all’AI, cercando di differenziarsi per trasparenza e chiarezza su come questi annunci vengono mostrati e gestiti.

La reazione di Altman non si è limitata a negare l’accuratezza della rappresentazione proposta da Anthropic, ma ha coinvolto anche una critica più ampia alla filosofia strategica del concorrente. Nell’esprimere il suo disaccordo, Altman ha accusato implicitamente Anthropic di un approccio troppo controllato e autoreferenziale, suggerendo che una singola azienda non può da sola dettare come l’intelligenza artificiale debba essere monetizzata o regolata. Questo scambio pubblico di idee mette in luce non solo una rivalità commerciale, ma anche un dibattito in corso sul ruolo della pubblicità nell’ecosistema AI, sul valore dell’accesso gratuito o a basso costo rispetto a modelli più chiusi e su come bilanciare responsabilità degli sviluppatori, sostenibilità economica e fiducia degli utenti.

Di Fantasy