Immagine AI

Nell’attuale corsa globale all’intelligenza artificiale, l’attenzione pubblica si concentra spesso sui modelli di linguaggio o sulle capacità di calcolo delle GPU. Tuttavia, dietro le quinte, esiste un protagonista altrettanto vitale ma meno visibile: l’infrastruttura di rete. È in questo settore che Cisco ha recentemente sferrato un colpo significativo con il lancio del Silicon One G300, un nuovo chip di commutazione progettato per abbattere uno dei colli di bottiglia più critici della tecnologia moderna: la velocità con cui i dati si spostano tra decine di migliaia di processori simultaneamente.

Il cuore di questa innovazione risiede in una capacità di switching senza precedenti, raggiungendo i 102,4 terabit al secondo in un singolo dispositivo. Per dare un’idea della magnitudo, questa potenza permetterebbe di trasferire l’intero contenuto della Library of Congress in meno di un secondo. Ma il valore del G300 non si limita alla forza bruta dei dati; la sua vera forza sta nell’intelligenza con cui gestisce il traffico. Uno dei problemi principali nei grandi cluster di IA è infatti la congestione: quando migliaia di chip tentano di comunicare nello stesso istante, si creano ingorghi digitali che costringono le costose unità di calcolo a restare inattive in attesa di informazioni. Cisco ha risposto a questo problema integrando una tecnologia definita di “networking collettivo intelligente”, che agisce come un sofisticato sistema di ammortizzatori per il traffico dati.

Attraverso funzioni avanzate di bilanciamento del carico basate sul percorso e una gestione predittiva della telemetria, il chip è in grado di rilevare guasti o rallentamenti nella rete e reindirizzare i pacchetti di dati in pochi microsecondi. Questo approccio riduce drasticamente i tempi morti e, secondo i dati forniti dall’azienda, permette di completare i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale con una velocità superiore del 28% rispetto ai sistemi tradizionali. Non si tratta solo di far andare i chip più veloci, ma di garantire che non debbano mai smettere di lavorare a causa di una rete inefficiente.

Oltre alle prestazioni pure, Cisco ha affrontato un altro tema centrale per il futuro dei data center: la sostenibilità energetica. I nuovi sistemi alimentati dal G300 sono stati progettati per supportare un raffreddamento completamente a liquido. Questa scelta, combinata con una nuova generazione di componenti ottiche che riducono il consumo energetico della commutazione stessa, permette di migliorare l’efficienza energetica complessiva di quasi il 70%. In un mondo in cui il consumo dei data center per l’IA sta diventando una preoccupazione ambientale e logistica di primo ordine, poter scalare la potenza riducendo al contempo l’impronta energetica rappresenta un vantaggio competitivo fondamentale.

La flessibilità è un altro pilastro di questa nuova architettura. Essendo completamente programmabile, il Silicon One G300 consente ai gestori dei data center di aggiornare le funzionalità di rete anche dopo che l’hardware è stato installato, proteggendo gli enormi investimenti iniziali nel lungo periodo. Questa caratteristica è essenziale in un ambito dove gli standard e le necessità dell’IA evolvono con una rapidità tale da rendere obsoleti gli strumenti fissi in pochi mesi.

Di Fantasy