Negli ultimi anni il mondo della sicurezza informatica ha visto una tensione continua tra due estremi: da un lato, i test di penetrazione manuali, profondi e affidabili, ma difficili da scalare su grandi portafogli di applicazioni; dall’altro, gli scanner automatici, capaci di coprire vaste superfici ma spesso incapaci di generare risultati di alto valore pratico. In questo contesto, l’annuncio di Bishop Fox segna un cambiamento significativo, perché propone un modo tutto nuovo di integrare l’intelligenza artificiale nel cuore delle attività di penetration testing, non come sostituto del giudizio umano, ma come strumento capace di potenziare e accelerare il lavoro degli esperti.
Al centro di questa innovazione c’è Cosmos AI, un motore proprietario pensato per trasformare il modo in cui i tester esplorano le applicazioni, modellano il comportamento degli attaccanti e convalidano i rischi reali su portafogli di applicazioni sempre più vasti e dinamici. Tradizionalmente, il penetration testing era un esercizio puntuale: un team di specialisti autorizzati simulava attacchi su uno specifico sistema per identificare falle e debolezze prima che un avversario reale potesse sfruttarle. Questo approccio richiede grande competenza, perché oltre a cercare vulnerabilità isolate bisogna capire come queste possano essere concatenate in percorsi di attacco che derivano direttamente dalla logica business dell’applicazione, una dimensione difficile da cogliere con strumenti automatici e ripetitivi.
L’innovazione di Bishop Fox consiste nell’impiegare l’intelligenza artificiale come “livello di accelerazione” all’interno del processo di test. Cosmos AI non propone risultati agli utenti finali, ma assiste i tester professionisti nelle fasi più laboriose e ripetitive come l’identificazione delle funzionalità raggiungibili di un’applicazione, l’enumerazione delle superfici di attacco e la simulazione di possibili percorsi che un aggressore potrebbe sfruttare. In questo modo gli esperti possono dedicare più tempo alle parti più critiche del test, quelle in cui le vulnerabilità non sono mai singoli punti di failure, ma insiemi di condizioni che lavorano insieme per consentire l’escalation di privilegi, l’esposizione di dati sensibili o l’accesso non autorizzato.
Un elemento fondamentale della proposta di Bishop Fox è che l’intelligenza artificiale non va a sostituire l’esperienza umana, ma lavora in sinergia con essa: ogni possibile vulnerabilità individuata viene infatti verificata, convalidata e contestualizzata da un tester umano prima di essere inclusa nei report consegnati ai clienti. In ambito di sicurezza, dove le decisioni risultano in azioni concrete sulle priorità di mitigazione, questa distinzione è cruciale: uno strumento automatico può generare un grande volume di risultati, ma senza la verifica umana rischia di produrre falsi positivi o di non cogliere le implicazioni più profonde di una catena di vulnerabilità. L’approccio di Bishop Fox, invece, mira a preservare la fiducia e l’affidabilità che contraddistinguono i penetration test di alta qualità, mentre l’IA rimuove gli ostacoli operativi e velocizza l’intero processo.
L’integrazione di Cosmos AI ha un impatto tangibile sulle tempistiche. Grazie all’automazione delle fasi preliminari, i clienti possono ricevere risultati validati in giorni piuttosto che settimane, con report finali che arrivano tipicamente entro cinque giorni lavorativi. Non si tratta di un semplice alleggerimento dei tempi di consegna, ma di spostare la natura stessa del test verso un modello che privilegia la qualità delle evidenze rispetto alla quantità di risultati generati. Invece di restituire lunghi elenchi di vulnerabilità di dubbia rilevanza, i test condotti con il supporto dell’IA mettono in evidenza soltanto quelle che sono effettivamente exploitabili in scenari realistici, offrendo così alle organizzazioni una visione più precisa e utile del proprio stato di sicurezza.
La scelta di Bishop Fox riflette anche una visione più ampia del futuro della offensive security, ovvero della disciplina che si occupa di simulare attacchi per rafforzare le difese. In un panorama in cui le applicazioni e i sistemi aziendali crescono in complessità e numero, l’approccio tradizionale di test episodici rischia di diventare insufficiente. La prospettiva proposta con Cosmos AI suggerisce invece un modello in cui l’IA diventa parte integrante del processo, capace di fornire continuità e profondità, ma sempre all’interno del controllo e della supervisione di analisti esperti. Questa fusione tra tecnologia avanzata e competenza umana è forse il segnale più chiaro di come la sicurezza informatica stia evolvendo: non una questione di automazione totale, ma di potenziamento delle capacità umane di fronte a minacce sempre più sofisticate.
