Il debutto del primo prodotto hardware firmato OpenAI dovrà attendere più del previsto. Secondo documenti depositati in tribunale e riportati dalla stampa statunitense, l’azienda ha confermato che i primi dispositivi di intelligenza artificiale non saranno spediti ai clienti prima della fine di febbraio 2027, spostando in avanti le aspettative rispetto alle previsioni circolate in precedenza, che indicavano un possibile lancio commerciale già nel 2026.
A fornire il dettaglio è stato Peter Welinder, vicepresidente e general manager di OpenAI, nell’ambito di una causa per violazione di marchio intentata dalla startup audio iyO. La controversia nasce dall’acquisizione da parte di OpenAI della società io, fondata dal celebre designer Jony Ive, già noto per il suo ruolo storico in Apple. iyO ha sostenuto che l’utilizzo del nome “io” da parte di OpenAI potesse generare confusione sul mercato, aprendo così un contenzioso legale che ha portato alla divulgazione di informazioni finora non pubbliche sul calendario di sviluppo del dispositivo.
Nel fascicolo depositato in tribunale, Welinder ha dichiarato esplicitamente che l’azienda ha deciso di non utilizzare più “io”, “IYO” o qualsiasi terminologia simile nel nome, nella pubblicità o nelle attività di marketing legate al nuovo hardware. Anche un portavoce di OpenAI ha confermato che è in corso un processo di rebranding e che il nuovo nome verrà annunciato in futuro. Questa scelta rappresenta un passo significativo, soprattutto considerando che l’acquisizione di io, annunciata nel maggio 2025 per un valore di 6,5 miliardi di dollari, è stata la più grande operazione nella storia di OpenAI e aveva attirato grande attenzione proprio per la collaborazione con Jony Ive.
Oltre alla questione del marchio, il procedimento legale ha rivelato dettagli concreti sullo stato di avanzamento del progetto. OpenAI aveva inizialmente pianificato di presentare il primo dispositivo già nella seconda metà del 2026, ma le tempistiche commerciali risultano ora più dilatate. Secondo quanto dichiarato, nemmeno il packaging e i materiali di marketing sono stati ancora prodotti, segno che il percorso verso la distribuzione è ancora in fase preliminare. La spedizione ai clienti, quindi, non avverrà prima del 2027, suggerendo che lo sviluppo tecnologico e la definizione del prodotto richiedano più tempo del previsto.
Le informazioni trapelate delineano un dispositivo atipico rispetto agli standard attuali. Il primo prototipo hardware di OpenAI sarebbe privo di schermo e progettato per affiancare smartphone o laptop, anziché sostituirli. Il CEO Sam Altman ha chiarito che non si tratterà né di un auricolare né di un dispositivo indossabile, lasciando intendere un formato ancora difficile da inquadrare nelle categorie tradizionali dell’elettronica di consumo. L’idea sembra essere quella di creare un oggetto capace di integrare l’intelligenza artificiale nella quotidianità in modo discreto ma potente, senza replicare modelli già esistenti sul mercato.
L’interesse intorno al progetto è cresciuto rapidamente, alimentato anche da episodi virali sui social media. Durante il fine settimana, un post su Reddit ha suggerito che OpenAI avesse presentato il suo nuovo dispositivo in uno spot trasmesso durante il Super Bowl, mostrando un video in cui l’attore Alexander Skarsgård indossava auricolari argentati e teneva in mano un oggetto metallico circolare. La notizia si è diffusa rapidamente, tanto che anche il co-fondatore di Reddit, Alexis Ohanian, ha rilanciato il contenuto. Tuttavia, OpenAI ha smentito ufficialmente la vicenda, definendo la pubblicità “fake news organizzata” e negando qualsiasi collegamento con il presunto spot.
Il rinvio al 2027 e il cambio di nome evidenziano quanto sia complesso il passaggio di OpenAI dal software all’hardware. Dopo aver rivoluzionato il settore con modelli linguistici avanzati e strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa, l’azienda sta cercando di costruire una nuova categoria di prodotto fisico che incarni la propria visione dell’IA come assistente quotidiano. L’operazione con io e la collaborazione con Jony Ive avevano fatto pensare a una svolta simile a quella che Apple realizzò con l’iPhone, ma il percorso si sta rivelando più lungo e articolato.
Nel frattempo, il mercato osserva con attenzione. L’hardware rappresenta una sfida diversa rispetto ai servizi digitali: implica produzione industriale, catene di fornitura globali, certificazioni, design, marketing e una gestione dei rischi completamente nuova per un’azienda nata come laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale. Il fatto che nemmeno il packaging sia ancora stato definito suggerisce che il progetto sia in fase di rifinitura concettuale e tecnica.
Resta da capire quale forma definitiva assumerà il dispositivo e quale ruolo giocherà nell’ecosistema tecnologico dominato da smartphone, laptop e wearable. Il rinvio al 2027 può essere interpretato come un segnale di cautela e maturazione del progetto, ma anche come la conferma che creare un nuovo paradigma hardware basato sull’intelligenza artificiale richiede tempi più lunghi rispetto a quanto ipotizzato inizialmente. In ogni caso, l’attenzione rimane alta: il primo dispositivo AI di OpenAI non sarà imminente, ma continua a rappresentare una delle iniziative più osservate e ambiziose nel panorama tecnologico globale.
