L’evoluzione dei dispositivi indossabili sta compiendo un passo decisivo verso l’informatica contestuale con lo sviluppo di “Name Tag”, una funzionalità di riconoscimento facciale avanzata che Meta sta testando per la sua linea di smart glasses. Questa tecnologia mira a trasformare gli occhiali, sviluppati in collaborazione con EssilorLuxottica, da semplici strumenti di acquisizione multimediale a veri e propri assistenti sociali proattivi. Il sistema utilizza la fotocamera integrata da 12 MP per catturare i tratti somatici delle persone inquadrate e, attraverso un motore di inferenza basato sull’intelligenza artificiale, confronta questi dati con i database delle piattaforme sociali di Meta, come Facebook e Instagram. L’obiettivo operativo è quello di fornire all’utente informazioni in tempo reale — trasmesse tramite sintesi vocale negli altoparlanti open-ear o visualizzate su display heads-up nei modelli futuri — sull’identità e sul contesto relazionale dei soggetti incontrati.
Dal punto di vista dell’architettura tecnica, l’implementazione di Name Tag richiede una gestione estremamente sofisticata dei dati biometrici per bilanciare le prestazioni con il consumo energetico e la latenza. Gli algoritmi di visione artificiale devono essere in grado di operare in condizioni di illuminazione variabili e con angolazioni non sempre ottimali, tipiche dell’uso dinamico in mobilità. Per ridurre l’impatto sulla privacy e ottimizzare i tempi di risposta, Meta sta valutando modelli di elaborazione “on-device” che trasformano l’immagine del volto in un’impronta digitale numerica (embedding) effimera, evitando il caricamento di immagini grezze sui server cloud. Questo approccio permetterebbe di identificare contatti già esistenti nella rete sociale dell’utente o profili pubblici che abbiano fornito un consenso esplicito, limitando la portata del sistema per evitare che diventi uno strumento di sorveglianza universale.
L’introduzione di questa funzionalità segna un’inversione di rotta strategica per l’azienda guidata da Mark Zuckerberg, che nel 2021 aveva smantellato il proprio sistema di riconoscimento facciale su Facebook a causa di crescenti pressioni legali e critiche dell’opinione pubblica. Il ritorno a questa tecnologia è guidato dalla necessità di differenziare gli smart glasses in un mercato sempre più competitivo, rendendo l’assistente Meta AI realmente consapevole dell’ambiente circostante. Oltre alle applicazioni sociali, Name Tag viene presentato come uno strumento rivoluzionario per l’accessibilità: per le persone ipovedenti o non vedenti, la capacità degli occhiali di sussurrare il nome di un collega o di un conoscente in una stanza affollata rappresenta un salto qualitativo immenso nell’autonomia relazionale e nell’orientamento spaziale.
Nonostante i potenziali benefici, il progetto Name Tag solleva interrogativi etici e normativi di portata globale, specialmente in giurisdizioni con regolamentazioni stringenti sui dati biometrici come l’Unione Europea e il suo AI Act. La sfida principale risiede nel concetto di anonimato pratico negli spazi pubblici: l’uso di occhiali indistinguibili da montature tradizionali, sebbene dotati di un LED di segnalazione per indicare la registrazione attiva, potrebbe rendere difficile per i passanti percepire di essere oggetto di una scansione biometrica. Meta sta esplorando diverse “guardrail” protettive, come il modello del mutuo consenso o la limitazione della ricerca ai soli profili che abbiano attivato specifiche impostazioni di visibilità. La capacità dell’azienda di navigare queste complessità definirà se gli smart glasses diventeranno il prossimo standard dell’informatica ambientale o se incontreranno nuove barriere legali insormontabili legate alla tutela della sfera privata dei cittadini.