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Alibaba sta valutando l’introduzione di un nuovo modello di monetizzazione per Qwen3.8-Max, il proprio modello open source di fascia alta, in vista della pubblicazione dei pesi. La società starebbe discutendo l’inserimento, nei termini di licenza, di una clausola specifica per i partner esterni che utilizzano il modello su larga scala e generano ricavi commerciali elevati, prevedendo la possibilità di stipulare accordi che riconoscano ad Alibaba una quota dei ricavi prodotti attraverso l’impiego del sistema. La misura riguarderebbe quindi soprattutto le grandi aziende che incorporano Qwen3.8-Max all’interno di servizi e prodotti commerciali, mentre i dettagli relativi alla percentuale di revenue sharing non risultano ancora definiti.

Il modello preso in considerazione è simile a quello adottato recentemente da Moonshot AI per Kimi K3. La società cinese richiede alle imprese che ottengono più di 20 milioni di dollari di ricavi annuali attraverso l’utilizzo del modello una quota che può arrivare fino al 30% dei ricavi generati. Alibaba starebbe valutando una struttura analoga, calibrando però autonomamente soglie e percentuali destinate ai grandi utilizzatori commerciali. Il passaggio segnerebbe una modifica rispetto alla politica applicata finora ai modelli Qwen, nella quale Alibaba monetizzava soprattutto l’accesso tramite API sulla propria infrastruttura cloud, lasciando invece libero l’utilizzo on-premise dei modelli scaricati e installati direttamente dalle aziende.

Qwen3.8-Max utilizza un’architettura Mixture of Experts e dispone di circa 2,4 trilioni di parametri. Nei benchmark pubblicati dalla stessa Alibaba il modello avrebbe raggiunto, in alcune prove, risultati comparabili a quelli di Fable 5 di Anthropic. Lo sviluppo e il perfezionamento di sistemi di queste dimensioni richiedono tuttavia costi computazionali e infrastrutturali molto elevati, e proprio la necessità di sostenere queste spese avrebbe spinto Alibaba a valutare formule di monetizzazione più articolate rispetto alla semplice vendita di chiamate API. L’eventuale introduzione di una licenza con revenue sharing permetterebbe alla società di continuare a distribuire i pesi del modello, ricavando allo stesso tempo un ritorno economico dagli utilizzi commerciali più rilevanti.

La stessa evoluzione è già visibile in altre aziende cinesi del settore. DigitalOcean e ChinaSoft International hanno dichiarato di avere stipulato accordi di condivisione dei ricavi con Moonshot AI, senza però rendere pubbliche le percentuali previste. Anche DeepSeek, conosciuta per una politica di prezzi particolarmente aggressiva, ha recentemente anticipato un aumento significativo delle tariffe applicate alle proprie API. Questi cambiamenti si inseriscono in una fase nella quale diversi produttori cinesi stanno cercando di affiancare alla diffusione gratuita o a basso costo dei modelli meccanismi più strutturati per sostenere economicamente sviluppo, addestramento e infrastruttura.

Negli ultimi anni le aziende cinesi hanno utilizzato l’open source e prezzi molto inferiori rispetto ai principali modelli proprietari statunitensi come strumenti per accelerare la diffusione internazionale delle proprie tecnologie. L’eventuale introduzione di obblighi economici per i grandi utilizzatori non comporterebbe necessariamente la chiusura dei modelli, ma introdurrebbe una distinzione più marcata tra disponibilità tecnica dei pesi e libertà di sfruttamento commerciale su larga scala. Parallelamente, negli Stati Uniti è in discussione la possibilità di limitare l’utilizzo di alcuni modelli cinesi per ragioni legate alla sicurezza nazionale, una prospettiva che ha già incontrato opposizione da parte di diverse realtà del settore. In questo contesto, l’adozione di licenze commerciali più restrittive da parte dei principali produttori open source cinesi potrebbe modificare ulteriormente le condizioni con cui aziende e fornitori cloud integrano questi modelli nei propri servizi.

Di Fantasy