Immagine AI

Greta Garbo è stata ricreata digitalmente con l’intelligenza artificiale per una campagna pubblicitaria di SKF, gruppo svedese specializzato nella produzione di cuscinetti a sfera. Il progetto recupera un legame storico molto preciso: una delle prime apparizioni sullo schermo dell’attrice risale infatti al 1921, proprio in un filmato promozionale collegato all’azienda di Göteborg. La nuova versione digitale della diva è stata realizzata con l’autorizzazione degli eredi, che amministrano il suo lascito, e il risultato ha convinto uno dei pronipoti, Craig Reisfield, al punto da non escludere la possibilità che in futuro Garbo possa essere ricreata anche per un vero ruolo cinematografico.

La procedura utilizzata per lo spot è particolarmente interessante perché i creatori non hanno fornito direttamente al sistema AI fotografie o filmati originali dell’attrice, materiale protetto da copyright. La sua fisionomia è stata invece ricostruita tramite prompt testuali che descrivevano i tratti distintivi del volto, dagli occhi azzurri al caschetto biondo e ondulato. Sul set è stata utilizzata un’attrice reale in carne e ossa, sulla quale è stato successivamente sovrapposto il volto sintetico generato dall’intelligenza artificiale. Per la voce, invece, la produzione è partita da una registrazione tratta da uno dei primi film di Garbo, utilizzandola come base per ricostruire digitalmente il timbro dell’attrice.

L’operazione rientra nel fenomeno definito “ghostploitation”, cioè l’utilizzo commerciale o creativo, attraverso tecnologie digitali e AI generativa, dell’immagine o della voce di artisti scomparsi. Negli ultimi anni sono già emersi casi simili: Val Kilmer è stato ricreato digitalmente nel 2025 per As Deep As The Grave, mentre nel 2024 ElevenLabs aveva ottenuto il consenso degli eredi di Judy Garland, James Dean, Burt Reynolds e Laurence Olivier per riprodurne le voci e utilizzarle nella lettura di libri, articoli e altri testi. Nel caso di Garbo, tuttavia, l’interesse degli eredi apre esplicitamente alla possibilità di andare oltre la pubblicità e utilizzare in futuro la sua ricostruzione digitale anche all’interno di una produzione cinematografica.

Il progetto solleva quindi una questione molto concreta sul controllo postumo dell’identità artistica: non soltanto chi può autorizzare l’impiego dell’immagine e della voce di un interprete scomparso, ma anche chi può decidere quali ruoli, battute o comportamenti possano essere attribuiti a quella persona. Nel caso di Greta Garbo, gli eredi sembrano favorevoli a un utilizzo più ampio della tecnologia, interpretando la sua lunga carriera e il passaggio dal cinema muto a quello sonoro come elementi compatibili con l’idea di sperimentare nuove forme di presenza digitale.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy