Il Rapporto strategico Visione Vino 2026 – Radici profonde, sguardo lontano, elaborato da TEHA Group e presentato il 16 ottobre 2026 a Voghera durante il Forum conclusivo della Community Visione Vino, evidenzia una diffusione ancora limitata delle tecnologie di intelligenza artificiale tra le imprese vitivinicole italiane. Secondo i risultati della rilevazione, soltanto il 30% delle cantine dichiara di utilizzare o sperimentare applicazioni AI, mentre il 21% ne prevede l’introduzione e il 49% non impiega attualmente tali strumenti. Il livello complessivo di maturità digitale del settore risulta prevalentemente intermedio, categoria nella quale si colloca il 52,1% delle aziende analizzate, mentre soltanto il 21,9% considera avanzato o molto avanzato il proprio grado di digitalizzazione. Le differenze diventano particolarmente evidenti considerando la dimensione aziendale: il 5,3% delle piccole imprese utilizza soluzioni di intelligenza artificiale in almeno tre ambiti operativi, contro l’11,6% delle imprese medie e il 33,5% delle grandi realtà. I dati mostrano quindi una distribuzione disomogenea delle competenze e delle applicazioni tecnologiche, nella quale la capacità di introdurre strumenti digitali all’interno di diversi processi aziendali risulta significativamente correlata alle dimensioni dell’organizzazione. Il rapporto rileva inoltre che, nel 2025, il 30,4% delle aziende familiari del settore aveva già completato un passaggio generazionale e il 39,2% si trovava ancora nella fase di transizione, identificando nel ricambio della governance uno dei possibili fattori capaci di modificare le strategie tecnologiche delle imprese.
Tra le cantine che già utilizzano intelligenza artificiale, le applicazioni maggiormente diffuse riguardano le attività commerciali e comunicative, mentre risultano meno frequenti gli impieghi direttamente collegati alla produzione agricola e alla gestione delle relazioni con i clienti. Il 50,7% delle imprese che adottano AI dichiara di utilizzarla nel marketing e nella comunicazione e il 35,6% nell’analisi dei dati di vendita. Seguono la promozione delle attività enoturistiche, con il 16,4%, e la previsione della domanda, con il 13,7%. Le applicazioni nell’agricoltura di precisione sono indicate dall’8,2% delle cantine utilizzatrici, mentre l’analisi dei visitatori e i sistemi CRM basati sull’intelligenza artificiale raggiungono entrambi il 4,1%. Queste percentuali si riferiscono al sottogruppo di imprese che utilizza già l’AI e non alla totalità delle aziende coinvolte nella rilevazione. La distribuzione evidenzia una concentrazione degli impieghi negli ambiti nei quali gli strumenti generativi e analitici possono essere integrati più facilmente con processi digitali già esistenti, come la produzione di contenuti promozionali e l’elaborazione delle informazioni commerciali. Risultano invece meno sviluppate le applicazioni che richiedono collegamenti diretti con le attività agronomiche, con i processi produttivi o con sistemi strutturati di raccolta e gestione delle informazioni relative ai consumatori.
Il quadro degli investimenti programmati conferma il diverso peso attribuito alle aree di sviluppo aziendale. Nei tre anni successivi alla rilevazione, il 45,2% delle cantine indica marketing e branding tra le priorità, seguito dall’enoturismo con il 28,8% e dalla formazione e dallo sviluppo delle competenze con il 26%. La digitalizzazione e l’innovazione dei processi sono considerate prioritarie dal 15,1% delle imprese, mentre l’innovazione di prodotto viene indicata dal 6,8%. Nella valutazione dei principali cambiamenti attesi sul mercato, il 47% delle aziende prevede una maggiore occasionalità dei consumi di vino, il 37% attribuisce rilevanza alla crescita dell’enoturismo e il 26% allo sviluppo delle categorie a basso contenuto alcolico o dealcolate. Soltanto il 5% identifica la crescita dell’e-commerce tra le principali tendenze future e il 4% considera centrale la digitalizzazione dell’esperienza del consumatore. Contemporaneamente, le previsioni economiche al 2030 indicano un incremento del peso dell’e-commerce proprietario sul fatturato, dallo 0,9% all’8,9%, accompagnato da una riduzione attesa del contributo dei canali tradizionali Horeca e delle enoteche, rispettivamente del 10,4% e del 3,2%, e da una crescita della grande distribuzione del 6,3%. Questa differenza tra la crescente importanza economica attribuita ai canali digitali e la minore centralità degli investimenti tecnologici nelle priorità dichiarate rappresenta uno degli elementi evidenziati dal rapporto.
La ricerca comprende anche una rilevazione nazionale sulle abitudini dei consumatori, effettuata nel luglio 2026, che mostra una diffusione significativa degli strumenti digitali durante le attività di informazione, selezione e acquisto del vino. Le raccomandazioni di amici e familiari rimangono la principale fonte di orientamento, utilizzata dal 54,7% degli intervistati, seguite dalle guide gastronomiche con il 27% e dalle promozioni nei punti vendita con il 25,5%. I siti web specializzati raggiungono il 22,7%, mentre social network e recensioni online incidono per il 16,2%, con un risultato superiore di 2,9 punti percentuali rispetto alla pubblicità sui media tradizionali. Il 48,6% degli italiani consumatori di vino utilizza almeno occasionalmente strumenti digitali per informarsi, effettuare acquisti o organizzare esperienze collegate al settore. All’interno di questo gruppo, il 53,1% consulta informazioni e recensioni, il 43,2% ricerca nuovi vini o produttori, il 28,7% acquista online, il 17,9% organizza attività enoturistiche e il 14,2% condivide contenuti sui social. La rilevazione evidenzia pertanto una differenza tra le modalità con cui i consumatori utilizzano già i canali digitali e la diffusione delle tecnologie avanzate nelle imprese produttrici. Il Rapporto Visione Vino 2026 descrive così un settore nel quale l’intelligenza artificiale è presente soprattutto nelle attività promozionali e commerciali, mentre la sua integrazione strutturale nella gestione aziendale, nella produzione e nella relazione con i clienti rimane ancora limitata, soprattutto tra le imprese di minori dimensioni.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
