Anthropic ha avviato una nuova campagna di comunicazione dedicata alle preoccupazioni sociali, economiche ed etiche associate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’iniziativa utilizza il titolo “There’s Hope in Hard Questions”, traducibile come “C’è speranza nelle domande difficili”, e invita il pubblico a sottoporre direttamente all’azienda le proprie domande più complesse sull’evoluzione dell’AI.
La campagna fa parte del progetto “Inviting Hard Questions”, presentato da Anthropic il 9 luglio 2026. L’azienda intende raccogliere interrogativi provenienti dal pubblico americano, pubblicare informazioni sul lavoro già svolto per affrontarli e indicare apertamente gli ambiti nei quali non dispone ancora di risposte o soluzioni definitive.
Il filmato principale si apre con l’immagine di un’abitazione in fiamme. La sequenza prosegue mostrando una folla sottoposta a sistemi di riconoscimento facciale, una persona senza dimora che dorme in strada, lavoratori impegnati nell’estrazione dei materiali necessari alla produzione degli smartphone e file di lapidi nel cimitero nazionale di Arlington.
Le immagini sono accompagnate da una serie di domande pronunciate da voci differenti. Il video chiede se l’intelligenza artificiale possa essere realmente considerata affidabile, chi sarà in grado di fermarla quando sarà necessario e quale significato conserverà il lavoro nel caso in cui l’AI arrivi a sostituire una parte consistente delle attività oggi svolte dalle persone.
Il contenuto non presenta Claude attraverso dimostrazioni delle sue capacità, esempi di utilizzo o confronti prestazionali. Anthropic ha scelto invece di costruire la campagna intorno ai possibili effetti dell’intelligenza artificiale sulla sicurezza, sull’occupazione, sulla sorveglianza, sulla distribuzione delle risorse e sul controllo umano dei sistemi più avanzati.
Il progetto è supportato da una sezione dedicata del sito di Anthropic, nella quale l’azienda organizza le principali questioni relative all’AI e collega ciascun argomento alle proprie attività di ricerca, alle politiche adottate e agli impegni assunti. I temi comprendono sicurezza dei modelli, governance, effetti economici, trasformazione del lavoro, infrastrutture, consumi energetici e conseguenze sociali della diffusione dell’intelligenza artificiale.
Anthropic afferma di voler mostrare non soltanto le misure già implementate, ma anche il metodo utilizzato per affrontare i problemi ancora aperti. La campagna prevede quindi la raccolta delle domande del pubblico e la pubblicazione progressiva di risposte, documenti e aggiornamenti riguardanti le iniziative dell’azienda.
La costruzione del messaggio si basa su due attività di ricerca svolte da Anthropic. La prima consiste in un’indagine sull’atteggiamento verso l’intelligenza artificiale che avrebbe coinvolto 52.000 cittadini statunitensi. La seconda deriva dall’analisi delle opinioni di 81.000 utenti di Claude.
Le interviste agli 81.000 utenti sono state condotte nel dicembre 2025 mediante Anthropic Interviewer, un sistema progettato per raccogliere e analizzare risposte qualitative su larga scala. Ai partecipanti non è stato chiesto soltanto come utilizzassero Claude, ma anche quali risultati personali e professionali sperassero di ottenere attraverso l’intelligenza artificiale.
Dalle risposte è emerso che richieste apparentemente legate alla produttività nascondevano spesso obiettivi più ampi. L’automazione delle email, per esempio, poteva corrispondere al desiderio di disporre di più tempo per la famiglia, mentre il ricorso all’AI per attività lavorative veniva collegato alla ricerca di una migliore qualità della vita e non soltanto a una maggiore quantità di lavoro completato.
Le stesse interviste hanno evidenziato preoccupazioni relative alla sostituzione dei lavoratori, alla stabilità professionale e alla distribuzione dei vantaggi economici prodotti dall’automazione. Anthropic ha utilizzato queste informazioni per definire gli argomenti e il tono della nuova campagna.
Le immagini del filmato rappresentano visivamente alcune delle questioni raccolte. La sorveglianza della folla tramite riconoscimento facciale richiama l’utilizzo dell’AI nei sistemi di controllo. I lavoratori nelle miniere rimandano alla catena di approvvigionamento necessaria per realizzare dispositivi e infrastrutture digitali. Le persone senza dimora richiamano gli effetti della disuguaglianza, mentre le lapidi del cimitero di Arlington introducono il tema delle conseguenze potenzialmente letali delle tecnologie avanzate.
La scelta di associare questi scenari a domande sulla controllabilità e sull’affidabilità dell’intelligenza artificiale ha generato numerose critiche. Il filmato è stato definito eccessivamente cupo e vicino a una forma di marketing basata sulla paura, soprattutto per l’accostamento tra il riferimento alla necessità di “premere il freno” e le immagini delle tombe militari.
Parte delle reazioni ha contestato ad Anthropic di aver utilizzato scenari estremi per presentarsi come l’azienda maggiormente consapevole dei rischi dell’intelligenza artificiale. Secondo questa lettura, la campagna prima amplifica la percezione del pericolo e successivamente propone la società che sviluppa Claude come soggetto impegnato a gestirlo.
Alcuni osservatori hanno descritto il filmato come una comunicazione troppo influenzata dalle idee dell’altruismo efficace, il movimento culturale al quale sono state spesso associate le discussioni sui rischi esistenziali dell’intelligenza artificiale. Altri hanno criticato la distanza tra il tono della campagna e quello normalmente adottato per pubblicizzare prodotti tecnologici destinati al pubblico generale.
Alle critiche si è aggiunto Sam Altman, CEO di OpenAI, che ha commentato pubblicamente la campagna attraverso X. Altman ha affermato di aver inizialmente pensato che il video fosse una parodia e di aver controllato più volte il nome dell’account per verificare che non si trattasse di un profilo falso nel quale “Claude AI” fosse scritto con una cifra o con lettere alterate.
Altman ha aggiunto che porre domande difficili è utile, collegando però il commento alle politiche con cui Anthropic decide quali utenti possano accedere pienamente ai propri servizi e quali richieste debbano essere limitate. La sua risposta ha quindi trasformato la discussione sulla campagna in un nuovo confronto pubblico tra OpenAI e Anthropic.
Il riferimento riguardava le contestazioni sull’applicazione delle misure di sicurezza ai modelli Claude, in particolare nei settori della sicurezza informatica, della biologia e della ricerca sull’intelligenza artificiale. Anthropic può applicare classificatori, limitazioni e procedure di gestione differenziata alle richieste considerate ad alto rischio, riducendo o bloccando alcune funzionalità in base al contenuto e al profilo di utilizzo.
La nuova iniziativa segue una precedente campagna pubblicitaria con cui Anthropic aveva ottenuto una risposta molto diversa. Nel febbraio 2026, durante il Super Bowl, l’azienda aveva diffuso una serie di spot costruiti come conversazioni assurde tra utenti e assistenti AI.
In quei filmati, le risposte dell’assistente venivano improvvisamente interrotte da messaggi promozionali inseriti nel dialogo. La campagna prendeva di mira l’ipotesi di introdurre pubblicità nelle conversazioni con i chatbot e si concludeva affermando che Claude non avrebbe incluso annunci nelle proprie risposte.
Gli spot del Super Bowl utilizzavano un tono ironico e presentavano una critica diretta alle strategie pubblicitarie attribuite a OpenAI. Sam Altman aveva reagito accusando Anthropic di rappresentare in modo ingannevole le intenzioni della concorrente, ma la campagna aveva contribuito ad aumentare la visibilità dell’app Claude negli store mobili.
“There’s Hope in Hard Questions” adotta invece una struttura completamente differente. Non utilizza l’umorismo e non concentra il messaggio su una caratteristica commerciale specifica di Claude. Il prodotto viene collegato alla posizione generale di Anthropic sulla sicurezza, sulla trasparenza e sulla responsabilità delle aziende che sviluppano modelli avanzati.
La campagna è accompagnata dall’impegno a rendere consultabile il lavoro svolto su ciascuna delle questioni raccolte. Tra le iniziative richiamate rientrano la costituzione di Claude, le valutazioni di sicurezza, i criteri applicati ai modelli prima del rilascio, le politiche di utilizzo e gli studi sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro.
La costituzione di Claude definisce i principi utilizzati per orientare il comportamento del modello. Anthropic dichiara di voler sviluppare un assistente utile, onesto e attento agli effetti delle proprie azioni, cercando di evitare comportamenti pericolosi, ingannevoli o contrari agli interessi delle persone coinvolte.
Sul fronte economico, Anthropic utilizza l’Economic Index per studiare come Claude viene impiegato nelle diverse professioni e quali attività vengono delegate al modello. La società ha inoltre introdotto indagini collegate ai dati d’uso mediante tecniche di tutela della privacy, con l’obiettivo di confrontare il comportamento osservato con le aspettative e le preoccupazioni espresse direttamente dagli utenti.
I dati pubblicati nel giugno 2026 indicano che oltre il 35% degli intervistati riteneva possibile che, entro l’anno successivo, l’intelligenza artificiale diventasse capace di svolgere la maggior parte del proprio lavoro. I lavoratori nelle fasi iniziali della carriera risultavano maggiormente preoccupati per la perdita dell’occupazione, mentre gli utenti che delegavano a Claude una quota più elevata delle proprie attività mostravano aspettative più positive sull’effetto dell’AI sulle competenze e sulla sicurezza professionale.
Anthropic ha incluso questi temi nel progetto “Inviting Hard Questions” insieme alle questioni riguardanti l’impiego dell’AI nelle elezioni, il possibile abuso dei modelli per attacchi informatici o biologici, il consumo energetico dei data center e la necessità di mantenere una supervisione umana sui sistemi più potenti.
La campagna non è quindi limitata al filmato pubblicitario. Il video costituisce il punto di ingresso verso un programma di comunicazione più ampio, nel quale le domande inviate dal pubblico dovrebbero essere associate alle attività di ricerca, alle politiche aziendali e agli interventi concreti adottati da Anthropic.
Il contrasto tra questa struttura informativa e la rappresentazione visiva particolarmente drammatica ha determinato gran parte delle reazioni negative. La sezione dedicata del sito presenta infatti documenti, progetti e impegni specifici, mentre il video concentra in pochi secondi immagini di incendi, sorveglianza, povertà, sfruttamento delle risorse e morte.
Anthropic ha comunque mantenuto online la campagna e continua a raccogliere domande dal pubblico. L’azienda presenta “There’s Hope in Hard Questions” come un invito a discutere apertamente i problemi dell’intelligenza artificiale e a verificare quali risposte i produttori dei modelli siano effettivamente in grado di fornire.