Apple sta valutando nuove formule a pagamento per sostenere i costi di elaborazione della versione avanzata di Siri, soprattutto nel caso degli utenti che richiederanno quantità elevate di risorse computazionali. Durante la presentazione dei risultati finanziari del terzo trimestre 2026, Tim Cook ha indicato gli abbonamenti e gli aggiornamenti dei servizi esistenti tra le possibili modalità con cui l’azienda potrebbe monetizzare le funzioni di intelligenza artificiale più onerose. Non è stato però annunciato un piano specifico per Siri né è stato indicato quali capacità potrebbero restare gratuite o essere riservate a un livello superiore. La conference call si è svolta il 30 luglio, in occasione della pubblicazione dei risultati del trimestre concluso il 27 giugno 2026.
Una delle ipotesi menzionate riguarda iCloud+, il servizio in abbonamento che già affianca allo spazio di archiviazione alcune funzioni aggiuntive. Apple potrebbe utilizzarlo per proporre opzioni destinate a chi ricorre più intensamente all’elaborazione cloud di Siri, evitando di applicare un costo uniforme a tutti gli utenti. La società ha inoltre anticipato che alcune nuove funzioni per la sicurezza domestica previste nella prossima versione di iOS richiederanno un abbonamento iCloud a pagamento, confermando l’intenzione di collegare una parte dei nuovi servizi software ai propri piani ricorrenti.
La nuova Siri AI è stata presentata durante la Worldwide Developers Conference di giugno ed è entrata nella fase beta pubblica nel corso di luglio. La distribuzione stabile è prevista in autunno, in concomitanza con il lancio della nuova generazione di iPhone. Il sistema è stato progettato per comprendere meglio il contesto personale dell’utente, controllare le funzioni attraverso la voce e operare tra più applicazioni, mantenendo l’impostazione di Apple basata sull’elaborazione locale e sull’uso di infrastrutture cloud dedicate quando il dispositivo non dispone di capacità sufficienti.
L’eventuale introduzione di livelli a pagamento è legata alla differenza economica tra le tradizionali funzioni software e i servizi di AI generativa. Ogni richiesta elaborata da modelli avanzati utilizza capacità di calcolo, memoria e infrastrutture server, producendo un costo che aumenta con il numero e la complessità delle interazioni. L’impatto è maggiore quando l’assistente deve analizzare il contesto personale, richiamare informazioni da più applicazioni o utilizzare modelli esterni. Apple ha infatti integrato nella propria strategia anche tecnologie di terze parti e viene indicata come utilizzatrice dei modelli Gemini di Google per alcune componenti della nuova esperienza.
La possibilità di monetizzare Siri AI rappresenterebbe un cambiamento rispetto alla modalità con cui Apple ha tradizionalmente distribuito l’assistente vocale, incluso senza costi separati nei propri dispositivi. L’impostazione prospettata non prevede necessariamente il pagamento delle funzioni di base, ma la creazione di livelli aggiuntivi per gli utenti che consumano più risorse o richiedono servizi cloud avanzati. La definizione dei prezzi, delle soglie di utilizzo e delle funzioni comprese negli eventuali abbonamenti non è stata ancora comunicata.
