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Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha dominato l’immaginario collettivo e i portafogli di investitori in tutto il mondo: grandi laboratori tecnologici occidentali investono risorse ingenti in modelli sempre più performanti e costosi, con l’idea che la supremazia nella ricerca e nella capacità computazionale sia la chiave per il futuro del settore. Tuttavia, la storia recente di DeepSeek, una giovane azienda cinese di intelligenza artificiale, ha dimostrato che questa visione non era l’unica possibile, e ha segnato uno dei capitoli più sorprendenti della competizione globale nella tecnologia AI.

Fondata nel luglio del 2023 a Hangzhou da Liang Wenfeng, DeepSeek è un laboratorio di intelligenza artificiale che sviluppa modelli linguistici su larga scala. La sua notorietà è esplosa rapidamente nel gennaio del 2025 con il lancio di DeepSeek-R1, un modello di reasoning – ovvero capace di ragionare e affrontare compiti complessi – che, pur essendo addestrato con risorse e investimenti significativamente più modesti rispetto ai modelli occidentali più noti, ha raggiunto prestazioni di rilievo e una diffusione impressionante. In pochi giorni dalla pubblicazione, l’app basata su DeepSeek-R1 ha superato persino ChatGPT come applicazione gratuita più scaricata sull’App Store negli Stati Uniti, catturando l’attenzione di esperti, mercati e media di tutto il mondo.

Nel contesto descritto dall’articolo di Analytics India Magazine, quella di DeepSeek è stata una vera “disruption”: arrivando con un modello che pareva competere o addirittura eguagliare le prestazioni dei sistemi closed-source occidentali pur essendo addestrato su un numero di GPU molto inferiore, la startup ha messo in discussione l’antico assioma secondo cui servono enormi investimenti e potenza computazionale per raggiungere risultati di livello. Questo impatto ha avuto riflessi talmente ampi che, a un certo punto, investitori hanno reagito riducendo drasticamente il valore di mercato di colossi come NVIDIA, che fino ad allora dominava la catena di fornitura dell’intelligenza artificiale con i suoi chip grafici per il training dei modelli.

L’onda di entusiasmo e l’adozione iniziale hanno portato DeepSeek a essere adottata in infrastrutture di cloud governative e piattaforme pubbliche in Cina, e a generare discussioni sul ruolo dell’efficienza e dell’innovazione architetturale come possibili alternative alla pura corsa alla potenza di calcolo. Ma, proprio quando sembrava che la startup stesse per consolidare una nuova egemonia tecnologica, il quadro ha iniziato a mostrare segni di cambiamento, con una pausa nel suo slancio iniziale e l’emergere di una concorrenza locale sempre più forte.

Questa “pausa” non va interpretata solo come un rallentamento temporaneo, bensì come un momento di transizione: l’ecosistema cinese dell’AI, stimolato dalla dimostrazione di fattibilità di DeepSeek, ha cominciato a generare una serie di attori competitivi domestici con proprie proposte di modelli linguistici e tecnologie affini. Aziende come Baidu, con il suo Ernie X1, hanno iniziato a offrire modelli con costi di utilizzo inferiori e prestazioni competitive, creando così una pressione diretta sul mercato interno e internazionale e portando a un ambiente in cui DeepSeek non è più l’unico protagonista assoluto.

Questa dinamica riflette un fenomeno più ampio: il mercato dell’intelligenza artificiale è sempre meno dominato da pochi giganti occidentali e sempre più caratterizzato da una molteplicità di competitori locali, soprattutto in Asia e in Cina in particolare. La diffusione di tecnologie come quelle di DeepSeek ha infatti stimolato non solo innovazione tecnica, ma anche strategie di mercato basate su costi di addestramento e di utilizzo più bassi, apertura dei modelli (spesso con licenze open source come MIT) e un forte radicamento nei bisogni delle economie locali progettate intorno a infrastrutture e servizi digitali statali o regionali.

In occidente, il successo iniziale di DeepSeek ha suscitato reazioni miste: da un lato, ha incentivato un ripensamento sulla necessità di continuare a puntare esclusivamente su modelli sempre più grandi e costosi; dall’altro ha anche acceso preoccupazioni legate alla sicurezza, alla privacy e alla governance dell’intelligenza artificiale, temi che continuano a essere oggetto di dibattito tra regolatori e imprese tecnologiche.

Un anno dopo il suo ingresso nel mercato globale, DeepSeek resta un fenomeno paradigmatico. La sua storia racconta l’arrivo improvviso di una tecnologia che ha scosso le fondamenta di un settore dominato da grandi investitori, ha dimostrato che l’efficienza e l’ingegno possono contare quanto la potenza pura, e ha favorito l’emergere di una competizione locale articolata in numerosi paesi e contesti. In questo nuovo ecosistema, l’intelligenza artificiale non è più monopolio di pochi grandi attori, ma uno spazio dinamico e in rapida evoluzione in cui startup, governi e imprese di diverse aree geografiche cercano di ritagliarsi il proprio spazio di influenza.

Di Fantasy