Nel cuore della scena tecnologica mondiale al CES 2026 di Las Vegas, tra le innovazioni più sorprendenti e simboliche c’è stata la presentazione di Gene.01, un robot umanoide ideato da Generative Bionics, una startup italiana nata dall’Istituto Italiano di Tecnologia con l’ambizione di portare la robotica umanoide italiana dal laboratorio alla produzione concreta. Questo robot non è un semplice prototipo fine a se stesso, ma rappresenta la prima incarnazione di una piattaforma robotica destinata a evolversi in una famiglia di umanoidi capaci di lavorare con le persone negli ambienti reali, sia industriali sia sanitari, ampliando così le capacità umane piuttosto che sostituirle.
Gene.01 è stato definito dai suoi creatori il “nipote” di iCub, il celebre robot sviluppato dall’IIT e utilizzato per anni come piattaforma di ricerca per la cognizione e l’interazione umano-robot: un robot bambino che ha aperto decenni di studi sulla robotica antropomorfa, e che ora lascia spazio a una generazione successiva di macchine più robuste e orientate all’impiego pratico. La startup, guidata da Daniele Pucci, ha costruito Gene.01 con l’idea di un “body as compute”, ovvero una struttura in cui il corpo stesso del robot non è solo un involucro meccanico ma parte integrante dell’intelligenza complessiva, integrando materiali ottimizzati, sensori distribuiti e algoritmi capaci di gestire movimenti e percezioni in tempo reale.
Presentato durante il keynote di apertura della fiera proprio accanto ai vertici di importanti partner tecnologici internazionali, Gene.01 non era relegato a uno stand laterale: il suo debutto sul palco principale è indicativo dell’importanza che l’azienda e l’ecosistema robotico italiano stanno acquisendo nel panorama globale. La visione che Generative Bionics propone non è quella di robot che lavorano isolati in nicchie altamente specializzate, ma di macchine in grado di collaborare con le persone in ambienti condivisi, muovendosi e interagendo in spazi pensati per gli uomini.
La forma e le proporzioni di Gene.01 sono studiate per ispirare accettazione e fiducia, e non per intimidire. Il design umanoide non è solo un vezzo estetico, ma una scelta funzionale: poiché gli ambienti come fabbriche, ospedali o spazi pubblici sono stati progettati per esseri umani, un robot con proporzioni umanoidi può utilizzare strumenti, interagire con macchinari, aprire porte e spostarsi senza richiedere infrastrutture dedicate. Infatti, la robotica umanoide sta guadagnando terreno proprio per questa capacità di integrarsi negli spazi quotidiani, riducendo la necessità di adattare l’ambiente al robot e non viceversa.
Probabilmente la caratteristica più innovativa di Gene.01 è la “pelle intelligente” che ricopre il suo corpo: un sistema di sensori tattili distribuiti in tutta la superficie che permette al robot di percepire ogni minimo contatto, pressione o stimolo esterno. Non si tratta di un rivestimento superficiale, ma di una rete di sensori che trasforma il tatto in una fonte di dati essenziale per la sicurezza e l’interazione con le persone. In un ambiente lavorativo, questo tipo di sensibilità è fondamentale per evitare collisioni, reagire a stimoli imprevisti e gestire compiti delicate vicino agli esseri umani senza rischi.
Accanto alla pelle tattile, Gene.01 integra un sistema di elaborazione avanzato che combina processori, unità di calcolo grafico e componenti specializzati per fondere insieme informazioni visive, tattili e di movimento. Questa architettura consente al robot di gestire in autonomia situazioni dinamiche e complesse, e di prendere decisioni rapide senza dover sempre fare affidamento su un calcolo remoto o su server esterni. La filosofia progettuale, come spiegato dai suoi sviluppatori, è proprio quella di rendere l’intelligenza parte integrante del corpo del robot, così da garantire tempi di reazione bassi e una percezione completa dell’ambiente.
Nel discorso di presentazione al CES, Daniele Pucci ha sottolineato che l’obiettivo di Generative Bionics non è semplicemente far spostare oggetti da una parte all’altra ma “amplificare le capacità dell’essere umano” grazie a robot che possono assistere nei compiti più gravosi, ripetitivi o rischiosi. Questa visione si riflette nelle applicazioni su cui l’azienda sta già lavorando: dal supporto nelle linee di produzione dell’acciaio con partner come Duferco, alla robotica di assistenza negli ospedali, dove i robot potrebbero affiancare il personale sanitario nei compiti di routine e nelle interazioni più delicate con i pazienti. Alcuni dispositivi indossabili sono già in fase di test clinico presso l’ospedale San Martino di Genova, segno che la transizione dal laboratorio alla realtà operativa è già in corso.
Dietro a questo progetto ci sono circa 70 ricercatori con esperienza pluriennale nella robotica avanzata, e una raccolta di 70 milioni di euro di investimenti che fa di Generative Bionics una delle startup più solide in Europa in questo settore. Il capitale raccolto è stato investito non solo nello sviluppo di Gene.01 ma nella creazione di un intero ecosistema di humanoidi che, nei prossimi anni, dovranno dimostrare quanto la robotica italiana sia in grado di competere con i progetti più ambiziosi provenienti da Stati Uniti, Giappone e Cina.
Il lavoro sull’umanoide non ha inoltre interrotto la ricerca sull’avanguardia dei materiali e delle interfacce fisiche sensoriali provata all’IIT, dove altri progetti di robot semisoffici e nuove generazioni di sensori tattili continuano a evolvere, suggerendo che la robotica italiana non è solo capace di creare macchine, ma anche di contribuire a nuovi paradigmi tecnologici.