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Al CES 2026 di Las Vegas l’impressione più forte per chi ha camminato tra i padiglioni dedicati alla robotica e all’intelligenza artificiale non è stata data da una singola macchina o da un gadget spettacolare, ma dalla quantità e varietà di robot sempre più realistici, dinamici e pronti a interagire con gli esseri umani in modi che fino a poco tempo fa sembravano confinati alla fantascienza. La fiera, tradizionalmente centro gravitazionale delle tecnologie di consumo, ha visto un vero e proprio “esercito” di macchine intelligenti che ballano, lavorano, giocano e persino gestiscono compiti sociali e di intrattenimento davanti a un pubblico affascinato.

Tra gli esempi più curiosi e significativi c’è quello dei robot programmati per fare da croupier ai tavoli da gioco, che sono stati mostrati in azione distribuendo carte con una precisione sorprendente e un’abilità tattile che sorprendeva i visitatori, soprattutto considerando quanto sia complesso replicare i movimenti fluidi e sensibili delle mani umane. Questa dimostrazione non era puramente ludica ma voleva sottolineare i progressi compiuti nell’interazione fisica e cognitiva dei robot, che ora possono interpretare e rispondere a comandi con una naturalezza crescente.

Accanto a figure legate al “lavoro” e ai servizi, molti stand hanno puntato sull’intrattenimento e la presenza scenica: robot che ballano con movimenti aggraziati, dalle mosse sincronizzate che ricordano quelle di un ballerino umano, dai contorni e posture calibrati per suscitare emozione e coinvolgimento fisico, non solo ammirazione tecnica. Alcuni modelli hanno mostrato sequenze di danza così fluide da far dubitare gli spettatori sulla loro origine non biologica, e altri hanno persino simulato forme di performance arti­­stica, come combattimenti coreografati o giochi con oggetti, dimostrando che la tecnologia robotica sta entrando sempre più anche nel campo della creatività visiva e dell’espressione corporea.

Lungo i corridoi del CES non mancavano poi i robot pensati per attività domestiche e di assistenza quotidiana: macchine che raccolgono o piegano la biancheria con precisione certosina, altri che simulano il ruolo di “colf”, in grado di occuparsi di compiti di gestione della casa con una logica programmata e sempre più autonomia, e addirittura robot che scattano fotografie agli ospiti o interagiscono con gli spettatori come se stessero partecipando a un party tecnologico. Queste soluzioni non sono semplici gadget futuristici, ma esempi di come l’intelligenza artificiale e la robotica si avvicinino sempre più a compiti concreti che un tempo si pensavano prerogativa esclusiva dell’uomo.

Oltre al divertimento e allo spettacolo, sul palco e nelle aree dimostrative del CES si è avvertito un cambiamento culturale nel modo di percepire i robot, non più come entità fredde o macchinari da fabbrica lontani dalla quotidianità, ma come potenziali compagni di interazione umana. Alcuni designer e ingegneri presenti alla fiera hanno sottolineato come l’obiettivo non sia più soltanto sviluppare robot capaci di muoversi in autonomia, bensì creare macchine che sappiano “comunicare” e “comprendere” in modo simile agli esseri umani, tanto nella voce quanto nei gesti e nelle reazioni sociali. Il progressivo affinamento delle mani robotiche, per esempio, è stato citato come una pietra miliare: sensori tattili e dati su come le persone svolgono le attività reali permettono ora alle macchine di replicare movimenti con gradi di libertà e sensibilità che fino a poco tempo fa erano inimmaginabili.

La varietà e l’“umanità” delle macchine esposte al CES 2026 non sono casuali. Rappresentano piuttosto la sinergia tra progressi nell’intelligenza artificiale, nell’ergonomia meccanica e nell’apprendimento automatico applicato alla robotica. Intere aziende ormai adottano grandi dataset di movimenti umani per addestrare i loro sistemi, affinando la capacità dei robot di compiere azioni complesse come afferrare oggetti con delicatezza, rispondere a stimoli ambientali e persino replicare comportamenti sociali di base. Questo approccio va oltre la semplice programmazione: porta le macchine a “comprendere” un contesto e agire di conseguenza, un passo fondamentale per l’integrazione di robot nelle case, negli ospedali o negli ambienti di lavoro.

Nonostante l’entusiasmo che circonda questi sviluppi, molte delle macchine viste sul palco restano ancora in fase di dimostrazione o richiedono supervisione umana, evidenziando che la strada per una piena autonomia robotica è ancora lunga. Alcuni osservatori e commentatori del settore, presenti in fiera o collegati tramite livestream, hanno auspicato un’accelerazione verso applicazioni più pratiche e produttive oltre alle performance scenografiche, sottolineando che un robot deve dimostrarsi utile oltre che impressionante.

Di Fantasy