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Google ha ampliato AI Mode introducendo la possibilità di collegare servizi esterni direttamente all’interno della ricerca. Gli utenti non devono più limitarsi a ricevere informazioni o suggerimenti, ma possono utilizzare l’interfaccia conversazionale per avviare attività concrete come preparare un ordine alimentare, trovare modelli grafici o creare una playlist musicale. Le prime integrazioni disponibili negli Stati Uniti riguardano Instacart, Canva e YouTube Music.

Il collegamento avviene attraverso l’account personale utilizzato nel servizio esterno. Una volta autorizzata l’integrazione, AI Mode può interagire con l’applicazione selezionata sulla base di una richiesta formulata in linguaggio naturale. L’utente può quindi descrivere il risultato che vuole ottenere senza dover conoscere in anticipo la sequenza di menu, comandi o schermate necessaria per completare l’operazione.

La novità trasforma AI Mode da sistema dedicato prevalentemente alla ricerca e alla sintesi delle informazioni in un’interfaccia capace di coordinare applicazioni diverse. La ricerca non termina più con una risposta testuale o con una serie di collegamenti, ma può proseguire fino alla preparazione di un’attività che verrà poi completata nel servizio collegato.

L’integrazione con Instacart permette di utilizzare AI Mode durante la pianificazione della spesa. Un utente che sta organizzando un barbecue, una cena o una festa può chiedere al sistema di preparare un elenco degli ingredienti necessari. Dopo aver collegato il proprio account Instacart, gli alimenti individuati possono essere aggiunti direttamente al carrello del servizio. Il passaggio finale dell’acquisto rimane all’interno dell’applicazione o del sito Web di Instacart. L’utente può controllare prodotti, quantità, prezzi e disponibilità, quindi completare il pagamento con pochi passaggi. AI Mode interviene quindi nella preparazione del carrello, ma non elimina il controllo umano sul momento della conferma e dell’acquisto.

Questo funzionamento riduce la distanza tra pianificazione e azione. In un sistema di ricerca tradizionale, l’utente dovrebbe prima individuare una ricetta o costruire un menu, estrarre manualmente gli ingredienti, aprire il servizio di consegna, cercare ogni prodotto e aggiungerlo al carrello. Con l’integrazione, una parte consistente di questa sequenza viene gestita attraverso un’unica conversazione. AI Mode può anche combinare le informazioni presenti nella richiesta con il contesto dell’attività. L’utente può specificare il numero degli invitati, il tipo di evento, eventuali preferenze alimentari o gli alimenti da evitare. Il sistema può utilizzare questi elementi per formulare una lista più adatta e trasferire i prodotti selezionati nel carrello Instacart.

La seconda integrazione iniziale riguarda Canva. Gli utenti possono chiedere ad AI Mode di trovare idee grafiche o modelli da utilizzare per un progetto. La richiesta può riferirsi, per esempio, alla preparazione di un volantino, di un poster, di una presentazione o di un altro contenuto visivo. Il sistema richiama le risorse di Canva e propone template compatibili con l’obiettivo indicato. Il collegamento non sostituisce l’ambiente di progettazione di Canva, ma accelera la fase iniziale nella quale l’utente deve scegliere un’impostazione grafica. Invece di aprire il servizio, inserire parole chiave e confrontare manualmente numerosi modelli, è possibile descrivere il progetto all’interno della ricerca e ricevere una selezione coerente. Una richiesta può includere informazioni sul tipo di evento, sul pubblico, sul formato e sull’impostazione visiva desiderata. AI Mode traduce queste indicazioni in una ricerca interna alle risorse di Canva e restituisce modelli utilizzabili come punto di partenza. L’utente può quindi aprire il progetto selezionato e completare la personalizzazione attraverso gli strumenti di Canva. L’utilità dell’integrazione risiede soprattutto nella possibilità di mantenere il contesto della ricerca. Una persona che sta raccogliendo informazioni per un evento può passare dalla definizione del programma alla preparazione della lista della spesa e alla scelta del materiale grafico senza interrompere la conversazione o ricominciare il lavoro in applicazioni separate.

La terza integrazione coinvolge YouTube Music. AI Mode può generare una playlist sulla base di una richiesta descrittiva, salvarla direttamente nell’account dell’utente e avviarne la riproduzione. La funzione può essere utilizzata per costruire una selezione musicale associata a un’occasione, a un’atmosfera, a un genere o a un’attività specifica. Un utente che sta preparando una festa può chiedere una playlist adatta al tipo di pubblico e all’ambiente. Il sistema può curare la selezione, trasferirla su YouTube Music e renderla immediatamente disponibile per l’ascolto. Anche in questo caso, il valore dell’integrazione deriva dal passaggio diretto dalla richiesta al risultato operativo. La generazione della playlist non consiste soltanto nel restituire un elenco di brani all’interno della ricerca. AI Mode utilizza l’applicazione collegata per creare una risorsa persistente nell’account dell’utente. La selezione può quindi essere ascoltata, modificata e riutilizzata successivamente attraverso YouTube Music.

Le tre integrazioni iniziali rappresentano categorie differenti di attività. Instacart riguarda il commercio e la preparazione di un acquisto, Canva la produzione di contenuti visivi e YouTube Music l’organizzazione e la fruizione di contenuti audio. Google utilizza questi esempi per mostrare come AI Mode possa diventare un livello di coordinamento trasversale tra servizi con funzioni molto diverse. Il modello di interazione rimane simile in tutti i casi. L’utente formula un obiettivo in linguaggio naturale, AI Mode interpreta la richiesta, utilizza il servizio esterno autorizzato e prepara un risultato che può essere verificato o completato nell’applicazione collegata. La persona non deve quindi impartire singoli comandi tecnici, ma definire soprattutto l’esito desiderato.

L’aggiornamento rafforza la trasformazione della ricerca in un sistema agentico. Un motore di ricerca tradizionale individua documenti e pagine pertinenti; un agente può invece scomporre un obiettivo, selezionare strumenti e compiere una parte delle operazioni necessarie. Con le nuove connessioni, AI Mode assume una funzione più vicina a quella di un intermediario operativo tra l’utente e le applicazioni. Google aveva già introdotto collegamenti simili nella Gemini app. Durante Google I/O erano state mostrate integrazioni con servizi quali Canva, Instacart, OpenTable e Spark, attraverso le quali Gemini poteva utilizzare strumenti esterni per completare attività. L’aggiornamento estende ora questo approccio alla ricerca, rendendo le connessioni disponibili direttamente in AI Mode.

La distinzione è importante perché AI Mode è inserito all’interno di Google Search, uno dei principali punti di accesso alle informazioni sul Web. L’integrazione delle applicazioni esterne permette di passare dalla fase esplorativa a quella operativa senza abbandonare il contesto costruito durante la ricerca. Una persona che sta pianificando un evento può chiedere informazioni sul menu, valutare idee decorative, predisporre la spesa, trovare un modello per l’invito e costruire la colonna sonora. Ciascuna attività può coinvolgere servizi differenti, ma AI Mode mantiene il ruolo di interfaccia centrale attraverso cui vengono formulate le richieste.

La connessione delle applicazioni viene presentata come sicura e richiede l’autorizzazione dell’utente. Google non collega automaticamente gli account esterni, ma permette alla persona di scegliere quali servizi rendere disponibili ad AI Mode. L’integrazione implica comunque l’accesso ai dati e alle funzioni necessari per svolgere l’attività richiesta, rendendo importante la comprensione delle autorizzazioni concesse. La possibilità di aggiungere prodotti a un carrello, salvare playlist o richiamare modelli grafici richiede infatti un’interazione effettiva con l’account collegato. Il sistema deve poter creare o modificare risorse, non soltanto leggere informazioni pubbliche. Le autorizzazioni rappresentano quindi una componente centrale dell’architettura agentica.

Google combina le nuove connessioni anche con Personal Intelligence, la funzione che permette di utilizzare informazioni provenienti dai servizi personali dell’utente per produrre risposte più contestualizzate. AI Mode può già attingere, quando autorizzato, a contenuti presenti in Gmail e Google Foto, costruendo indicazioni collegate alle attività, agli interessi e ai materiali personali. L’associazione tra Personal Intelligence e applicazioni esterne può rendere le risposte più specifiche. Il sistema può utilizzare il contesto personale per comprendere meglio la richiesta e poi trasferire il risultato nel servizio più adatto. La personalizzazione non riguarda quindi soltanto la forma della risposta, ma può influire direttamente sull’attività preparata. La capacità di utilizzare dati personali e account collegati amplia però anche la necessità di controlli sulla privacy. Un agente che coordina più servizi può accedere a informazioni distribuite in ambienti diversi. La qualità dell’esperienza dipende quindi non soltanto dall’efficacia del modello, ma anche dalla chiarezza delle autorizzazioni, dalla possibilità di revocarle e dalla separazione tra le applicazioni.

Google ha continuato ad ampliare AI Mode dall’inizio del 2026. Tra gli aggiornamenti più recenti figura la possibilità di controllare la disponibilità dei prodotti nei negozi vicini, collegando le risposte della ricerca a informazioni commerciali locali. La funzione aiuta gli utenti a verificare se un articolo sia disponibile prima di recarsi nel punto vendita. La società ha inoltre introdotto una modalità che permette di confrontare AI Mode con i normali risultati della ricerca Web e di continuare a formulare domande successive. Questo approccio mantiene visibili sia la risposta generativa sia le fonti e i collegamenti tradizionali, consentendo all’utente di scegliere come approfondire l’argomento.

Queste evoluzioni mostrano che Google non sta sostituendo semplicemente la pagina dei risultati con una risposta generata. L’azienda sta costruendo un’interfaccia nella quale ricerca, dialogo, dati personali e azioni esterne possono essere combinati durante lo stesso processo. Il cambiamento risponde anche alla competizione con ChatGPT, Claude e altri assistenti AI che consentono di collegare strumenti, dati e applicazioni. La capacità di utilizzare servizi esterni è diventata uno degli elementi principali nella trasformazione dei chatbot in agenti operativi. Un sistema che può soltanto descrivere come svolgere un’attività risulta meno utile di uno capace di predisporla direttamente.

Google dispone però di una posizione particolare perché AI Mode è integrato nella ricerca. Molte attività iniziano già con una query: trovare una ricetta, organizzare un viaggio, confrontare prodotti, preparare un evento o raccogliere idee. Portare gli strumenti operativi nello stesso ambiente permette all’azienda di mantenere l’utente anche nelle fasi successive. L’integrazione con applicazioni di terze parti modifica anche il rapporto tra Google Search e i servizi esterni. In precedenza il motore indirizzava principalmente traffico verso siti e applicazioni. Nel nuovo modello, una parte dell’interazione avviene direttamente nella ricerca, mentre il servizio collegato viene richiamato per fornire dati, creare una risorsa o completare la transazione.

Per Instacart, Canva e YouTube Music, la presenza in AI Mode può generare nuovi accessi e facilitare l’utilizzo del servizio. Allo stesso tempo, una quota maggiore della relazione iniziale con l’utente viene gestita da Google, che interpreta la richiesta e decide come presentare le opzioni disponibili. L’architettura richiede quindi una collaborazione tra il modello di Google e le interfacce messe a disposizione dai partner. AI Mode deve comprendere quali operazioni il servizio può eseguire, convertire l’obiettivo dell’utente in una richiesta strutturata e restituire un risultato coerente. Gli errori possono derivare sia dall’interpretazione del linguaggio naturale sia dalla comunicazione con l’applicazione collegata.

La necessità di una conferma finale rimane particolarmente importante nelle operazioni che producono conseguenze economiche o modificano dati personali. Nel caso di Instacart, AI Mode prepara il carrello, ma l’acquisto viene completato nell’app o nel sito del servizio. Questa separazione permette all’utente di controllare quantità, sostituzioni e prezzo prima del pagamento. Per le attività meno sensibili, come il salvataggio di una playlist o la selezione di un modello, il sistema può intervenire in modo più diretto. Anche questi risultati devono però rimanere modificabili, perché una generazione automatica può non riflettere perfettamente preferenze, requisiti grafici o aspettative musicali.

Google sta distribuendo le nuove integrazioni gradualmente negli Stati Uniti. La disponibilità iniziale è quindi limitata agli utenti statunitensi di AI Mode e può variare durante la fase di rilascio. La società non ha indicato una data precisa per l’estensione internazionale. L’azienda ha confermato di essere al lavoro con altri partner e di voler ampliare il numero delle applicazioni supportate. Instacart, Canva e YouTube Music rappresentano quindi il primo gruppo di servizi, non un elenco definitivo. Le categorie future potrebbero includere ulteriori attività legate a prenotazioni, produttività, comunicazione, commercio e creazione di contenuti. L’espansione del catalogo sarà determinante per l’effettiva utilità di AI Mode come agente. Un sistema capace di interagire soltanto con poche applicazioni può semplificare alcune operazioni, ma non riesce a coprire processi più articolati. Aumentando il numero dei partner, Google può costruire flussi che coinvolgono più strumenti all’interno dello stesso obiettivo. La pianificazione di un viaggio, per esempio, potrebbe richiedere ricerca delle destinazioni, confronto dei trasporti, prenotazione del ristorante, creazione di un itinerario e aggiunta degli appuntamenti al calendario. La direzione indicata dalle nuove connessioni consiste nel permettere ad AI Mode di coordinare progressivamente queste fasi, purché i servizi necessari siano disponibili e autorizzati.

La difficoltà non riguarda soltanto il numero delle integrazioni, ma anche la capacità del sistema di gestire correttamente dipendenze e conferme. Un agente deve sapere quando può procedere autonomamente, quando deve presentare alternative e quando è necessario chiedere l’approvazione dell’utente. Il livello di autonomia appropriato cambia a seconda dell’attività. La preparazione di una playlist può tollerare una maggiore libertà decisionale, mentre un ordine alimentare richiede attenzione a prezzi, quantità, allergie e sostituzioni. Una prenotazione o un pagamento richiederebbero controlli ancora più rigorosi. L’evoluzione di AI Mode dipenderà quindi dalla qualità dei meccanismi utilizzati per graduare il rischio delle azioni.

Google mantiene la ricerca come interfaccia principale, ma vi aggiunge una capacità operativa derivata dall’ecosistema Gemini. Il modello interpreta il linguaggio naturale, il motore fornisce informazioni aggiornate e le applicazioni collegate mettono a disposizione gli strumenti necessari per trasformare la risposta in un’attività reale. Il risultato è una ricerca sempre meno basata sulla consultazione di singole pagine e sempre più orientata alla gestione di processi. La lista della spesa può diventare un carrello Instacart, un’idea grafica può trasformarsi in un modello Canva e una richiesta musicale può produrre una playlist salvata su YouTube Music. La distribuzione limitata agli Stati Uniti e il numero iniziale ristretto di partner indicano che la funzione si trova ancora in una fase di espansione. L’impostazione è però chiara: Google intende trasformare AI Mode nel livello attraverso cui gli utenti non soltanto cercano ciò che serve, ma iniziano direttamente a realizzarlo.

Di Fantasy