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Google sta introducendo una nuova sezione denominata Search Services History, destinata a raccogliere e gestire separatamente le attività svolte nei servizi di ricerca. Il cambiamento riguarda non soltanto le query testuali, ma anche i contenuti multimediali generati durante l’uso di strumenti come Google Lens, Search Live, ricerca vocale, traduzione con input audio e caricamento di file o immagini nelle funzioni di ricerca.

La novità più rilevante è l’opzione Save Media, attraverso la quale Google può conservare immagini, audio, video e documenti inviati dall’utente durante queste interazioni. Una foto scattata con Lens per identificare un prodotto, una registrazione vocale usata per chiedere informazioni in Search Live, un file caricato per una traduzione o una frase pronunciata durante una ricerca diventano quindi parte della cronologia dei servizi di ricerca, se la funzione è attiva.

Google indica che questi contenuti vengono utilizzati per rendere più personalizzata l’esperienza e consentire il recupero delle interazioni precedenti. Un utente può, ad esempio, riaprire una ricerca effettuata con Google Lens, riprendere una conversazione avviata con Search Live o ritrovare fonti e contenuti associati a una richiesta precedente. Il cambiamento rende però più rilevante la quantità di dati sensibili che può essere conservata, perché immagini, audio e file contengono spesso informazioni molto più dettagliate rispetto a una normale query testuale.

Nelle condizioni di utilizzo viene precisato che i media archiviati possono essere impiegati anche per sviluppare e migliorare i servizi Google, comprese le tecnologie AI e le relative misure di sicurezza. Questo significa che i dati raccolti durante l’utilizzo di funzioni visive e vocali possono contribuire al miglioramento dei sistemi che interpretano immagini, comprendono il parlato, analizzano documenti e generano risposte attraverso modelli di intelligenza artificiale.

Dal punto di vista tecnico, la separazione tra Search Services History e Web & App Activity modifica il modo in cui le preferenze di privacy vengono gestite. In precedenza, la cronologia delle attività web e delle app rappresentava il riferimento principale per controllare la conservazione di molte interazioni con Google. Ora la cronologia collegata ai servizi di ricerca viene spostata in un’area autonoma, con impostazioni specifiche per la memorizzazione dei media. Chi aveva già disattivato il salvataggio delle attività tramite Web & App Activity dovrebbe mantenere Search Services History disabilitata, mentre per gli altri utenti la nuova configurazione richiede un controllo separato.

La gestione avviene dalle impostazioni dell’account Google, nella sezione dedicata alla cronologia dei servizi di ricerca. Qui è possibile disattivare Save Media, interrompere del tutto la raccolta della Search Services History oppure scegliere la cancellazione automatica dopo 3, 18 o 36 mesi. La scelta incide anche su alcune funzionalità pratiche, perché la disattivazione impedisce di recuperare immagini, file, ricerche visive e conversazioni vocali precedenti direttamente dalla cronologia.

L’aggiornamento riflette l’evoluzione della ricerca online verso interazioni sempre meno basate sulla tastiera e sempre più costruite su immagini, voce, video e contesto reale. Google Lens, Search Live e gli strumenti basati su Gemini trasformano la ricerca in un processo multimodale, nel quale l’utente non invia soltanto parole chiave ma condivide elementi visivi e sonori dell’ambiente in cui si trova. Di conseguenza, la cronologia non registra più soltanto cosa viene cercato, ma anche quali contenuti sono stati mostrati o pronunciati per ottenere una risposta.

Di Fantasy