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OpenAI ha annunciato un nuovo programma sperimentale sviluppato insieme a che prevede l’assegnazione fino a 2 milioni di dollari in token OpenAI alle startup partecipanti al batch primavera/estate 2026 dell’acceleratore. L’iniziativa introduce un modello di investimento molto diverso rispetto ai tradizionali round seed basati esclusivamente su capitale cash, sostituendo parte del finanziamento con crediti API utilizzabili direttamente per sviluppare prodotti AI.

I token forniti da rappresentano crediti computazionali che consentono l’accesso ai modelli GPT attraverso API enterprise. Le startup possono utilizzarli per alimentare agenti AI, chatbot, sistemi di coding automation, pipeline di inferenza e workflow generativi senza dover sostenere immediatamente gli elevati costi operativi associati all’utilizzo intensivo dei modelli linguistici. Il programma coinvolgerebbe centinaia di startup early-stage e, secondo il catalogo corrente di YC, il batch comprende già 169 aziende.

La struttura è basata su un SAFE, cioè un “Simple Agreement for Future Equity”. In pratica, OpenAI non riceve immediatamente quote azionarie definitive, ma ottiene il diritto di convertirle in equity nei round successivi. Le startup ricevono subito accesso alle risorse computazionali e la percentuale effettiva di partecipazione verrà definita successivamente in base alla valutazione aziendale e alle condizioni dei futuri investimenti. Nel settore venture capital molti osservatori ritengono plausibile una diluizione iniziale compresa tra l’1% e il 4%.

L’operazione evidenzia soprattutto un cambiamento strutturale nell’economia delle startup AI. Negli ultimi due anni il costo computazionale è diventato una delle principali voci di spesa per le aziende che sviluppano servizi basati su modelli generativi. In molti casi il consumo API supera rapidamente i costi del personale tecnico, soprattutto nei sistemi che eseguono reasoning iterativo, agenti autonomi o inferenza multimodale su larga scala. Per questo motivo nella Silicon Valley si sta diffondendo il concetto di “tokenmaxxing”, una strategia che punta ad accumulare capacità computazionale AI anziché espandere aggressivamente il numero di dipendenti.

Il valore reale di questi crediti è enorme in termini operativi. Due milioni di dollari in token possono corrispondere a circa un trilione di token utilizzati tramite GPT-5, ma i consumi delle applicazioni AI più avanzate stanno crescendo a livelli estremamente elevati. Alcuni sviluppatori e grandi aziende utilizzano già decine di trilioni di token al mese per addestramento, orchestrazione agentica, coding automation e servizi enterprise basati su modelli linguistici. Questo rende i crediti API una risorsa infrastrutturale strategica, paragonabile all’accesso privilegiato a cloud GPU o data center dedicati.

Per OpenAI il programma ha un valore strategico che va oltre il semplice supporto alle startup. Offrendo capacità computazionale invece di capitale tradizionale, l’azienda incentiva i fondatori a costruire direttamente sopra il proprio ecosistema tecnologico, aumentando lock-in tecnico, dipendenza infrastrutturale e integrazione nativa con i modelli GPT. In pratica, le startup finanziate tenderanno a sviluppare architetture, workflow e pipeline profondamente ottimizzate per l’infrastruttura OpenAI, riducendo la probabilità di migrazione verso concorrenti come o altri provider di foundation model.

L’iniziativa arriva inoltre in un momento in cui i costi di inferenza AI stanno progressivamente diminuendo grazie all’ottimizzazione hardware, ai nuovi acceleratori e alle tecniche di efficientamento dei modelli. Questo significa che i token distribuiti oggi potrebbero avere un costo reale significativamente inferiore per OpenAI nel medio periodo, consentendo all’azienda di acquisire esposizione azionaria su startup promettenti a un costo infrastrutturale relativamente contenuto.

Non mancano però le preoccupazioni nel settore venture capital. Alcuni investitori sottolineano il rischio che le startup condividano indirettamente insight strategici, pattern di utilizzo o direzioni di sviluppo con il provider infrastrutturale che alimenta i loro prodotti. La crescente centralizzazione dell’ecosistema AI attorno a pochi fornitori di modelli solleva infatti interrogativi su neutralità competitiva, dipendenza tecnologica e concentrazione del potere computazionale.

L’accordo tra OpenAI e Y Combinator mostra comunque come l’intelligenza artificiale stia modificando anche la natura stessa del venture capital. In un settore dove la capacità computazionale è diventata una risorsa critica quanto il capitale finanziario, i token AI stanno iniziando a trasformarsi in un nuovo strumento di investimento infrastrutturale per la prossima generazione di startup tecnologiche.

Di Fantasy