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Proton, azienda svizzera specializzata in servizi digitali basati sulla crittografia e sulla protezione dei dati personali, sta riorganizzando i propri processi di sviluppo software attorno all’utilizzo sistematico di modelli linguistici e agenti di programmazione. La trasformazione ha provocato contrasti interni riguardanti il ruolo degli ingegneri, le modalità di valutazione delle prestazioni e il rapporto tra velocità di realizzazione dei prodotti e verifica della sicurezza. Secondo informazioni emerse da comunicazioni aziendali interne, il responsabile tecnologico Bart Butler ha definito un cambiamento sostanziale delle mansioni dei programmatori, sostenendo che il compito principale degli sviluppatori debba diventare la guida dei modelli AI verso la produzione di codice migliore e più rapidamente disponibile, anziché la scrittura diretta di ogni componente. La proposta prevede che un singolo ingegnere coordini simultaneamente più modelli e agenti, assumendo una funzione di supervisione e orchestrazione delle attività. L’impostazione comprende anche una progressiva sostituzione di una parte consistente delle revisioni manuali del codice con controlli effettuati mediante altri sistemi AI.

Il cambiamento è già visibile nelle attività operative dell’azienda. Secondo dichiarazioni attribuite a Butler durante una riunione interna di ottobre, circa il 90% del codice prodotto da Proton sarebbe attualmente generato attraverso strumenti di intelligenza artificiale, con un ricorso significativo ai modelli Claude di Anthropic. Per monitorare l’adozione delle nuove modalità di lavoro, l’azienda avrebbe installato sui computer dei dipendenti strumenti capaci di rilevare la quantità di codice generato dall’AI. La direzione avrebbe inoltre indicato l’intenzione di privilegiare nelle future assunzioni profili capaci di utilizzare gli agenti per realizzare prodotti software. Il CEO Andy Yen ha istituito un indirizzo email attraverso il quale i dipendenti possono segnalare gli ostacoli all’adozione delle tecnologie AI, dichiarando la volontà dell’organizzazione di intervenire per eliminarli. Queste iniziative sono state accompagnate dalla proposta di rivalutare le competenze AI dei dipendenti attraverso colloqui specifici, una misura che ha alimentato timori sulle conseguenze occupazionali del nuovo modello organizzativo.

Le controversie più rilevanti hanno riguardato le procedure di sicurezza applicate al software. Da una conversazione interna risalente ad agosto è emerso un contrasto tra il CEO e un dipendente che aveva proposto di effettuare alcuni giorni di penetration testing prima della distribuzione di nuovo codice. Yen avrebbe respinto la richiesta con espressioni fortemente critiche, sostenendo che lo sviluppo rapido e la sicurezza debbano essere perseguiti contemporaneamente, senza considerare le verifiche come un motivo per rallentare sistematicamente il rilascio. Alcuni dipendenti hanno interpretato questo atteggiamento come un elemento capace di scoraggiare la segnalazione di possibili vulnerabilità. La questione assume un’importanza particolare per Proton, che commercializza servizi di posta elettronica cifrata, archiviazione cloud e gestione delle password, nei quali la protezione dei dati e l’affidabilità del software costituiscono caratteristiche centrali del prodotto.

La pressione sull’accelerazione dei processi di sviluppo è collegata anche agli obiettivi economici della società. Documentazione interna avrebbe indicato il rischio di non raggiungere i risultati previsti in termini di ricavi annuali ricorrenti a causa della velocità ritenuta insufficiente nella realizzazione dei prodotti. Dopo la diffusione delle contestazioni, Proton ha annullato il piano di colloqui straordinari per rivalutare le competenze AI dei dipendenti, sebbene secondo alcune testimonianze l’utilizzo dell’intelligenza artificiale continui a essere considerato nell’ambito delle valutazioni periodiche. Durante una riunione generale del 30 ottobre, Andy Yen ha riconosciuto problemi nella comunicazione delle decisioni aziendali e ha dichiarato che alcune indicazioni avrebbero dovuto essere formulate diversamente. Ha confermato la prosecuzione della trasformazione tecnologica, precisando che la riorganizzazione non dovrebbe comportare licenziamenti direttamente attribuibili all’intelligenza artificiale. Il caso documenta una transizione aziendale nella quale l’automazione della produzione software viene perseguita attraverso cambiamenti organizzativi, strumenti di misurazione e nuove responsabilità professionali, mentre rimangono oggetto di discussione le procedure necessarie a garantire la qualità e la sicurezza del codice distribuito.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy