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Starmind è il nome scelto da SpaceX per la costellazione satellitare destinata a portare capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale nello spazio. La conferma è arrivata da Elon Musk il 24 giugno 2026, dopo la diffusione di una domanda di registrazione del marchio collegata al progetto. Il nome identifica l’iniziativa che SpaceX aveva già presentato alla Federal Communications Commission statunitense come “Orbital Data Center system”, una rete concepita non per fornire direttamente connettività broadband come Starlink, ma per eseguire elaborazioni AI, machine learning e servizi di edge computing in orbita terrestre bassa.

La richiesta depositata da SpaceX il 30 gennaio 2026 prevede una costellazione fino a un milione di satelliti non geostazionari, distribuiti tra 500 e 2.000 chilometri di quota. Il progetto contempla orbite inclinate di 30 gradi e orbite eliosincrone, organizzate in gusci orbitali con spessore massimo di 50 chilometri. La configurazione è pensata per mantenere una forte esposizione solare e alimentare l’infrastruttura di calcolo direttamente tramite pannelli fotovoltaici, riducendo il ricorso a reti elettriche terrestri, sistemi di raffreddamento ad acqua e infrastrutture energetiche concentrate vicino ai data center convenzionali.

L’architettura prevista si basa soprattutto su collegamenti ottici intersatellitari ad alta capacità. I satelliti dovrebbero scambiarsi dati attraverso laser, creando una rete di trasporto distribuita nello spazio e collegabile sia agli altri nodi della costellazione Starmind sia ai satelliti Starlink di prima e seconda generazione. I collegamenti laser permettono di trasferire dati tra nodi senza dipendere da una stazione terrestre a ogni passaggio e sono essenziali per costruire un’infrastruttura di calcolo distribuita, nella quale carichi AI, risultati intermedi e dati elaborati possano circolare tra più piattaforme orbitali.

Il modello non corrisponde a un singolo grande data center nello spazio. Ogni satellite dovrebbe agire come nodo di calcolo, con processori, memoria, alimentazione, controllo termico, connessioni ottiche e sistemi di telemetria, tracciamento e comando. La capacità complessiva nascerebbe dalla somma di una quantità molto elevata di nodi, coordinati come un sistema distribuito. SpaceX ha presentato il progetto come una risposta alla crescita della domanda di potenza computazionale per modelli AI e applicazioni destinate a grandi volumi di utenti, indicando l’uso di energia solare quasi continua come uno degli elementi centrali della proposta.

Il vantaggio teorico dell’orbita riguarda soprattutto la disponibilità energetica. In specifiche configurazioni orbitali, in particolare quelle eliosincrone, un satellite può rimanere esposto alla luce solare per una parte molto elevata del tempo. Tuttavia l’energia prodotta deve essere trasformata, distribuita ai componenti di calcolo e integrata con sistemi di accumulo per i periodi di eclissi o di ridotta illuminazione. A questo si aggiunge un problema decisivo per qualsiasi data center spaziale: il calore. Sulla Terra i server possono usare aria, acqua e impianti industriali di raffreddamento; nello spazio la dissipazione avviene principalmente per irraggiamento, richiedendo radiatori di grandi dimensioni e una progettazione termica capace di mantenere processori e componenti elettronici entro limiti operativi affidabili.

La proposta di SpaceX è ancora in fase autorizzativa e tecnologica. La FCC ha aperto una consultazione sulla domanda, rilevando che il sistema richiede l’uso di collegamenti ottici intersatellitari, frequenze per telemetria e controllo e deroghe rispetto a vari requisiti regolatori. La scala richiesta, fino a un milione di satelliti, supera di molto le costellazioni oggi presenti in orbita e rende centrali la mitigazione dei detriti spaziali, il coordinamento con altri operatori, le manovre anti-collisione, la gestione del fine vita dei satelliti e la compatibilità radioelettrica con sistemi già autorizzati.

Starmind rappresenta quindi un’estensione della logica industriale già sviluppata da SpaceX con Starlink e Starship: produzione seriale di satelliti, lanci frequenti, riutilizzo dei vettori e rete distribuita di nodi in orbita. Nel caso dell’intelligenza artificiale, però, la sfida non riguarda soltanto il numero dei satelliti. Il progetto dovrà dimostrare che la potenza di calcolo installata può essere alimentata, raffreddata, coordinata e collegata agli utenti finali con costi, affidabilità e tempi di risposta compatibili con le applicazioni AI che oggi vengono eseguite nei data center terrestri.

Di Fantasy