C’è un fenomeno emergente che sta ridefinendo il rapporto tra contenuti digitali, cibo e produzione mediatica: la diffusione su TikTok di video interamente generati dall’intelligenza artificiale, in cui gli alimenti diventano protagonisti di narrazioni autonome, spesso antropomorfizzate e costruite per massimizzare l’engagement. Si tratta di una trasformazione che non riguarda soltanto l’estetica dei contenuti, ma l’intero processo di creazione, distribuzione e consumo dell’informazione gastronomica.
Il punto di partenza è rappresentato dalla cosiddetta intelligenza artificiale generativa, un insieme di tecnologie capaci di produrre immagini, video e testi a partire da input minimi. In questo contesto, il contenuto non viene più realizzato da un autore umano attraverso un processo creativo tradizionale, ma generato automaticamente da modelli addestrati su grandi quantità di dati visivi e linguistici. Questo consente di produrre video in modo rapido, scalabile e a costo quasi nullo, eliminando di fatto la necessità di competenze tecniche o editoriali strutturate.
Nel caso specifico dei contenuti alimentari, il risultato è una nuova categoria di video in cui ingredienti e piatti assumono caratteristiche umane. Cipolle che parlano, pezzi di carne che commentano la cottura o formati di pasta che spiegano se stessi diventano elementi centrali di una narrazione che unisce informazione, intrattenimento e surrealismo. Questo tipo di contenuto rientra in una categoria più ampia definita “AI slop”, termine utilizzato per indicare prodotti digitali generati automaticamente, spesso privi di qualità editoriale ma progettati per ottenere visualizzazioni e interazioni.
La produzione di questi video avviene attraverso l’integrazione di più moduli. I modelli di generazione visiva creano immagini o sequenze animate, mentre sistemi di sintesi vocale e generazione del linguaggio naturale producono dialoghi e narrazioni coerenti. L’intero processo può essere orchestrato da piattaforme automatizzate, in grado di generare contenuti in serie senza intervento umano diretto. Questo rappresenta un cambiamento radicale rispetto al modello tradizionale dei creator, in cui la produzione era legata a competenze individuali e a un investimento di tempo significativo.
La diffusione di questi contenuti è strettamente legata al funzionamento degli algoritmi di piattaforma. TikTok, in particolare, utilizza sistemi di raccomandazione altamente dinamici che privilegiano contenuti capaci di catturare rapidamente l’attenzione e generare interazioni. Studi sulle dinamiche di amplificazione algoritmica mostrano come il sistema favorisca contenuti allineati agli interessi dell’utente, aumentando rapidamente la loro visibilità nelle prime fasi di diffusione. Questo meccanismo rende particolarmente efficaci i video AI, che sono progettati proprio per stimolare reazioni immediate attraverso elementi di straniamento e sorpresa.
Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati nell’articolo è infatti il ruolo dello “straniamento” come leva di engagement. La presenza di elementi visivi disturbanti o surreali, come alimenti dotati di volto e voce, genera una reazione emotiva immediata che interrompe il flusso di scorrimento tipico dei social. Questo tipo di contenuto richiede inoltre un basso investimento cognitivo: è semplice, diretto e facilmente consumabile, caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto a un pubblico in modalità di fruizione passiva.
Un’evoluzione ulteriore di questo fenomeno è rappresentata dalla costruzione di vere e proprie narrazioni seriali, in cui gli alimenti diventano personaggi di storie complesse, talvolta strutturate come reality show o soap opera. In questi casi, l’intelligenza artificiale non si limita a generare singoli contenuti, ma costruisce universi narrativi coerenti, con dinamiche relazionali e sviluppi temporali. Questo approccio amplifica ulteriormente il potenziale di engagement, trasformando il consumo occasionale in fruizione continuativa.
