Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha compiuto passi da gigante, trasformando profondamente interi settori economici e ridefinendo processi produttivi un tempo considerati esclusivamente appannaggio umano. Tra questi, il mondo bancario europeo si trova oggi davanti a una svolta epocale: secondo una recente analisi condotta da Morgan Stanley, l’adozione sempre più diffusa di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale potrebbe mettere a rischio oltre 200.000 posti di lavoro nel settore bancario europeo entro il 2030. Questa cifra, che equivale a circa il 10 % della forza lavoro attuale dell’industria del credito nel continente, descrive un cambiamento che non è soltanto quantitativo ma anche qualitativo, perché riguarda l’essenza stessa delle attività svolte nelle banche e la natura delle competenze richieste in futuro.
La previsione, riportata anche da testate italiane e internazionali, si basa sull’osservazione di 35 grandi istituti di credito europei e sulle tendenze attuali di digitalizzazione e automazione. Secondo Morgan Stanley, le banche europee si trovano sotto una forte pressione da parte degli investitori per migliorare l’efficienza operativa e aumentare i ritorni sul capitale, parametri in cui storicamente tendono a restare indietro rispetto ai concorrenti statunitensi. In questa sfida, l’intelligenza artificiale appare come uno strumento chiave: algoritmi avanzati e sistemi automatizzati promettono di ridurre i costi, velocizzare processi e ottimizzare il rapporto tra costi e ricavi, portando a una revisione strutturale di molte funzioni interne alle banche.
I posti di lavoro presumibilmente più esposti a questa trasformazione non sono quelli visibili al cliente, come gli impiegati allo sportello, ma piuttosto quelli “dietro le quinte”. Le cosiddette funzioni di servizi centrali, ossia back office e middle office, e le posizioni dedicate a risk management e compliance, sono tra le più suscettibili di automazione. Queste attività comportano spesso una grande quantità di dati da elaborare, regole da applicare e procedure ripetitive — tutte caratteristiche che le tecnologie di intelligenza artificiale, soprattutto nell’ambito dell’automazione e dell’apprendimento automatico, sono sempre più in grado di gestire in modo efficiente.
Non va però interpretata la previsione di Morgan Stanley come una semplice e inevitabile “sparizione” di posti di lavoro. Piuttosto, essa riflette una profonda trasformazione del modo in cui le banche operano e del valore attribuito alle competenze professionali. L’intelligenza artificiale non elimina automaticamente tutte le mansioni umane, ma spinge a ripensare ruoli e responsabilità. Alcuni compiti, soprattutto quelli ripetitivi o basati su regole prevedibili, possono essere svolti più rapidamente da sistemi automatizzati, consentendo alle persone di concentrarsi su attività di maggiore valore aggiunto, come la gestione delle relazioni con i clienti, l’analisi strategica o la supervisione critica dei risultati forniti dalle macchine.
Questa dinamica, se da un lato genera preoccupazione per la perdita di posti di lavoro, apre anche scenari di cambiamento e di riqualificazione professionale. Le competenze richieste nel settore bancario stanno evolvendo verso una combinazione di capacità digitali, comprensione dei dati e competenze relazionali e strategiche che integrano la tecnologia. Tuttavia, il ritmo di adozione dell’intelligenza artificiale varia tra le istituzioni e, in molti casi, la digitalizzazione delle operazioni è ancora in fase iniziale. L’industria deve affrontare la duplice sfida di sfruttare i vantaggi tecnologici senza trascurare l’importanza delle competenze umane nella supervisione, nella creatività e nella gestione delle relazioni con i clienti.
In ultima analisi, la stima secondo cui oltre 200.000 posti di lavoro bancari potrebbero essere messi a rischio entro il 2030 non è soltanto un numero impressionante, ma un segnale della profonda trasformazione digitale in corso nel settore finanziario europeo. Essa solleva questioni cruciali sul futuro del lavoro, sull’importanza delle competenze professionali e sulla necessità di politiche che accompagnino questa transizione con formazione, riqualificazione e percorsi di adattamento per i lavoratori. In un’epoca in cui la tecnologia non è più un semplice strumento di supporto ma un protagonista attivo dei processi produttivi, diventa fondamentale comprendere non solo quanto l’intelligenza artificiale possa sostituire alcune mansioni, ma come possa ridefinire il ruolo dell’essere umano nel mondo del lavoro.
