Per anni il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro si è concentrato quasi esclusivamente sul rischio di licenziamenti e sulla sostituzione delle persone con algoritmi. Oggi, però, sta emergendo una dinamica diversa e in parte inattesa: in un numero crescente di aziende l’AI non viene usata per ridurre l’organico, ma per ridisegnare il tempo di lavoro, migliorando i benefit e introducendo modelli più sostenibili come la settimana lavorativa di quattro giorni. È un cambiamento culturale prima ancora che organizzativo, che riflette una nuova consapevolezza sul valore del benessere dei dipendenti e sull’efficienza reale dei processi.
Secondo quanto riportato dal Washington Post, in Nord America è aumentato il numero di aziende che hanno introdotto o mantenuto la settimana corta proprio grazie ai guadagni di produttività resi possibili dall’intelligenza artificiale. Automazione, strumenti generativi e sistemi di supporto alle decisioni stanno consentendo di svolgere in meno tempo attività che prima richiedevano giornate intere, riducendo il carico cognitivo e liberando spazio per un’organizzazione del lavoro più equilibrata.
Un caso emblematico è quello di Convictional, azienda canadese fondata dall’imprenditore Roger Kirkness. Di fronte a segnali sempre più evidenti di burnout tra i dipendenti, Kirkness ha iniziato a esternalizzare all’AI una serie di compiti ripetitivi e ad alto consumo di tempo. La decisione successiva, quella di introdurre la settimana lavorativa di quattro giorni, è stata quasi una scommessa. I risultati, però, hanno superato le aspettative: l’azienda è riuscita a mantenere lo stesso volume di lavoro, mentre la soddisfazione dei dipendenti è cresciuta in modo significativo. L’intelligenza artificiale non ha ridotto il valore umano del lavoro, ma lo ha reso più sostenibile.
Questa tendenza appare particolarmente interessante se confrontata con il movimento opposto che, negli stessi mesi, sta riportando molte aziende verso una maggiore presenza in ufficio. Mentre alcune organizzazioni chiedono ai dipendenti di tornare alla scrivania cinque giorni su sette, altre scelgono di ridurre le giornate lavorative sfruttando i risparmi di tempo offerti dall’AI. In questo contesto, il tema dello stress e dell’affaticamento cronico emerge come una questione sociale sempre più centrale. Juliet Schor, professoressa di economia e sociologia al Boston College, sottolinea come si stia formando un consenso diffuso sul fatto che stanchezza e stress rappresentino problemi strutturali. Secondo Schor, l’intelligenza artificiale ha un enorme potenziale di risparmio di lavoro umano e, nel tempo, spingerà sempre più aziende verso modelli come la settimana di quattro giorni, anche grazie alla maggiore attenzione delle giovani generazioni all’equilibrio tra vita privata e professionale.
I dati confermano che l’adozione dell’AI sul posto di lavoro, pur essendo ancora in una fase relativamente iniziale, sta accelerando. Un sondaggio condotto da Gallup indica che circa il 45% dei lavoratori statunitensi utilizza strumenti di intelligenza artificiale almeno alcune volte all’anno per il proprio lavoro, con una crescita costante trimestre dopo trimestre. L’uso quotidiano rimane minoritario, ma è anch’esso in aumento, segno che l’AI sta progressivamente entrando nella routine lavorativa.
All’interno di Convictional, l’intelligenza artificiale viene impiegata in ambiti come la programmazione, il copywriting di marketing e la scomposizione dei progetti complessi. Strumenti di “cloud code” e sistemi AI integrati nelle riunioni, nelle e-mail e nella gestione documentale permettono ai dipendenti di concentrarsi su attività creative e strategiche, riducendo il tempo speso su operazioni ripetitive. Secondo l’ingegnere di prodotto Prentice Bjerkesses, il riposo non è un lusso ma una condizione che favorisce l’innovazione: con più tempo libero, le intuizioni arrivano più spesso e con maggiore qualità.
Un’esperienza simile arriva da RocketAir, società di consulenza strategica e design con sede a New York, che utilizza strumenti di intelligenza artificiale interni per analizzare rapidamente i dati dei clienti. L’azienda ha mantenuto la settimana lavorativa di quattro giorni per tre anni consecutivi, dimostrando che la pressione per massimizzare il valore in tempi brevi può essere gestita proprio grazie all’AI. In questo caso, la tecnologia diventa un acceleratore che rende sostenibile un modello di lavoro più umano, senza sacrificare competitività e risultati.
Per le piccole e medie imprese, la settimana corta si sta rivelando anche una leva potente per attrarre talenti. Peak PEO, azienda con sede a Londra, ha introdotto inizialmente i cosiddetti “venerdì ultra-flessibili” e successivamente è passata alla settimana lavorativa di quattro giorni. Il risultato è stato sorprendente: il numero di candidati per ogni annuncio di lavoro è passato da poche unità a centinaia. L’azienda attribuisce questo successo alla sinergia tra automazione basata sull’AI, utilizzata per fatturazione, documentazione e analisi dei dati di vendita, e la riduzione delle giornate lavorative.
Anche settori tradizionalmente più resistenti al cambiamento, come quello legale, stanno sperimentando questo approccio. Lo studio Ross Law in Ontario ha introdotto la settimana di quattro giorni già nel 2020, considerando le esigenze di conciliazione tra lavoro e vita privata dei suoi dipendenti. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa, attività come la ricerca legale, la gestione dei tempi di fatturazione e i riepiloghi delle consulenze sono state in gran parte automatizzate. Secondo l’avvocato Quinn Ross, l’AI è paragonabile a un nuovo collega estremamente veloce e con un vocabolario vastissimo, ma resta uno strumento che richiede competenza umana per essere usato in modo efficace.
Naturalmente, non mancano le sfide. La sicurezza dei dati, il rischio di errori e la necessità di formare continuamente il personale su strumenti in rapida evoluzione rappresentano ostacoli concreti. Eppure, molte figure di spicco del mondo economico e tecnologico guardano al futuro con ottimismo. Il CEO di JPMorgan Chase ha ipotizzato che nel lungo periodo l’intelligenza artificiale potrebbe ridurre la settimana lavorativa fino a tre giorni e mezzo. Bill Gates, cofondatore di Microsoft, ha dichiarato che in un’epoca di AI diffusa potremmo arrivare a lavorare solo due o tre giorni a settimana. Anche Eric Yuan, CEO di Zoom, prevede che entro pochi anni assistenti AI sotto forma di gemelli digitali renderanno comuni settimane lavorative di tre o quattro giorni.
Gli esperti concordano sul fatto che le aziende si trovino oggi davanti a un bivio: usare il tempo risparmiato grazie all’AI per ridurre la manodopera o reinvestirlo nel capitale umano per creare maggiore valore. Finora, l’attenzione si è concentrata soprattutto sull’aumento dei profitti attraverso la riduzione dei costi. Ma sempre più esempi mostrano che esiste un’altra strada, capace di rafforzare la competitività nel lungo periodo: costruire una cultura dell’innovazione che metta al centro le persone, anche attraverso modelli come la settimana lavorativa di quattro giorni.
In questo senso, l’intelligenza artificiale sta contribuendo in modo quasi paradossale a rendere il lavoro più umano. Come afferma Ross Law, tornare indietro non è più un’opzione: la settimana corta diventa un vincolo accettato e un vantaggio decisivo per trattenere i talenti. È il segno che l’AI, se usata con una visione strategica, può trasformare non solo il modo in cui lavoriamo, ma anche il senso stesso del lavoro nella società contemporanea.