Lo scontro tra Elon Musk e Sam Altman, un tempo alleati nella fondazione di OpenAI, ha raggiunto un nuovo e drammatico livello di tensione, trasformandosi in una battaglia pubblica che mette al centro il tema della sicurezza tecnologica e le responsabilità morali delle grandi aziende tech. Quello che era iniziato come un diverbio filosofico sulla direzione dell’intelligenza artificiale si è ora spostato su un terreno molto più tragico: il legame tra le tecnologie di massa e la perdita di vite umane, coinvolgendo sia i chatbot conversazionali che i sistemi di guida autonoma.
La scintilla di questo nuovo round è scoccata quando Elon Musk ha rilanciato con forza le preoccupazioni riguardanti gli effetti psicologici di ChatGPT. Citando casi di cronaca in cui l’uso del chatbot sarebbe stato associato a episodi di delirio, omicidio e suicidio, Musk ha descritto tali eventi come “storie malvagie”, sostenendo con fermezza che l’intelligenza artificiale non dovrebbe mai alimentare o promuovere le illusioni degli utenti. La sua critica si è poi fatta ancora più diretta, arrivando a consigliare pubblicamente di tenere i propri cari lontani da ChatGPT, collegando lo strumento a un bilancio di almeno nove decessi dal suo debutto nel 2022. Per Musk, la mancanza di guardrail adeguati trasforma l’IA in un pericolo sociale imprevedibile.
La risposta di Sam Altman non si è fatta attendere, segnando quello che molti osservatori definiscono l’attacco più diretto mai sferrato dal CEO di OpenAI verso il suo ex socio. Altman ha difeso l’operato della sua azienda sottolineando la complessità del bilanciamento tra la protezione degli utenti vulnerabili e la necessità di non soffocare l’innovazione con una regolamentazione eccessiva. Tuttavia, il punto focale della sua replica è stata l’accusa di ipocrisia: Altman ha ricordato come Musk, in passato, avesse criticato OpenAI proprio perché i filtri di moderazione erano considerati troppo severi e “woke”. Per Altman, la posizione di Musk cambierebbe solo in base alla convenienza del momento, oscillando tra la richiesta di maggiore libertà e quella di restrizioni drastiche.
Il confronto si è poi spostato drasticamente sul settore automobilistico. Altman ha infatti contrattaccato citando i dati relativi alla sicurezza di Tesla e della sua funzione Autopilot, definendo la tecnologia della guida autonoma rilasciata da Musk come intrinsecamente non sicura. Facendo riferimento a oltre cinquanta decessi legati a incidenti con Tesla, Altman ha rincarato la dose con una nota personale, dichiarando di non essersi sentito affatto al sicuro guidando una vettura con quel sistema e mettendo in dubbio la decisione di rendere pubblica una tecnologia così acerba. Non ha risparmiato critiche nemmeno a Grok, l’intelligenza artificiale di xAI (la società di Musk), recentemente finita nel mirino per la generazione di immagini esplicite non autorizzate.
Questa guerra di parole non è solo un teatrino mediatico, ma ha radici profonde in battaglie legali che potrebbero costare miliardi di dollari. OpenAI è attualmente impegnata a difendersi in diverse cause per omicidio colposo, dove l’accusa sostiene che il chatbot abbia agito come un “coach del suicidio” per adolescenti e adulti fragili. Parallelamente, Tesla continua ad affrontare processi simili per gli incidenti stradali, con condanne milionarie già emesse in passato. Sullo sfondo di tutto ciò rimane la causa civile intentata da Musk contro OpenAI: una richiesta di danni che tocca la cifra astronomica di 134 miliardi di dollari, basata sull’accusa che l’azienda abbia tradito la sua missione non-profit originaria per favorire i profitti di Microsoft.
Con l’avvicinarsi del processo previsto per aprile, il clima tra i due leader della Silicon Valley si fa sempre più gelido. Se da un lato Musk punta il dito contro i rischi mentali e sociali di un’IA troppo permissiva, dall’altro Altman solleva dubbi sulla sicurezza fisica delle innovazioni portate nelle strade da Tesla. In palio non c’è solo un enorme risarcimento economico, ma la definizione stessa di chi debba essere considerato il custode etico della tecnologia che sta plasmando il futuro dell’umanità.
