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Il rapido progresso delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale sta sollevando interrogativi che superano i confini della tecnica per entrare nel campo dell’etica e della sopravvivenza globale. Recentemente, persino una figura pragmatica e orientata al valore tangibile come Warren Buffett ha espresso profonde preoccupazioni, tracciando un parallelismo inquietante tra lo sviluppo dell’IA e quello delle armi nucleari. In una recente intervista, l’oracolo di Omaha ha ripreso una celebre osservazione di Albert Einstein riguardante l’era atomica, ricordando come quella scoperta abbia cambiato tutto tranne il modo di pensare degli esseri umani. Secondo Buffett, ci troviamo oggi in una situazione analoga: il genio è uscito dalla bottiglia e, una volta liberato, non esiste alcun modo per rimetterlo dentro o arrestarne l’evoluzione.

Questa visione riflette un senso di impotenza condiviso anche dai massimi esperti del settore, come Dario Amodei di Anthropic, sebbene Buffett affronti la questione da una prospettiva più filosofica e legata alla gestione del rischio globale. Egli paragona l’attuale incertezza tecnologica ai viaggi di Cristoforo Colombo: sappiamo di essere partiti per un viaggio senza ritorno, ma nemmeno le menti più brillanti del pianeta sono in grado di prevedere con certezza dove approderemo o quali saranno le conseguenze finali. Il vaso di Pandora è stato aperto e, proprio come accaduto con la proliferazione nucleare, che è passata da un singolo detentore a una moltitudine di nazioni spesso imprevedibili, l’intelligenza artificiale si sta diffondendo con una velocità che rende illusoria qualsiasi pretesa di controllo assoluto.

L’aspetto più terrificante sottolineato da Buffett riguarda la facilità di accesso e la capacità di inganno di queste nuove tecnologie. Egli ha raccontato di essere rimasto profondamente colpito dalla visione di un video deepfake che riproduceva il suo volto e la sua voce in modo talmente perfetto da poter trarre in inganno persino i suoi stessi figli. Questo episodio lo ha portato a definire la frode come il settore potenzialmente a più alta crescita dei prossimi anni, grazie alla capacità dell’IA di scalare l’inganno su scala globale. Se in passato era necessario un apparato statale per minacciare la sicurezza collettiva, oggi strumenti digitali avanzati permettono a chiunque di generare caos o manipolare la realtà, rendendo la gestione del rischio molto più complessa rispetto alla pur pericolosa era nucleare.

Nonostante Buffett si definisca scherzosamente un profano in materia di algoritmi, la sua analisi tocca il cuore della geopolitica moderna. La consapevolezza che l’IA sia ormai una questione di sicurezza nazionale, paragonabile al possesso di testate atomiche, lo ha spinto a dichiarare che sarebbe pronto a rinunciare a tutto il lavoro di una vita pur di impedire a queste tecnologie di diventare strumenti di distruzione per l’umanità. In un momento in cui si prepara a lasciare la gestione attiva di Berkshire Hathaway, Buffett sembra voler dedicare la sua influenza e le sue risorse alla riduzione di queste minacce esistenziali, sottolineando che, sebbene l’IA possieda un potenziale positivo immenso, il suo lato oscuro richiede una vigilanza e una trasformazione del pensiero umano che, finora, la storia ha dimostrato essere difficile da attuare.

Di Fantasy