Il 2026 si sta delineando come l’anno della verità per il settore dell’intelligenza artificiale, un momento di passaggio cruciale in cui le promesse futuristiche devono finalmente fare i conti con la realtà dei bilanci. Un recente e approfondito rapporto di Deutsche Bank, significativamente intitolato “La luna di miele è finita”, traccia un quadro lucido e a tratti severo del panorama attuale. Secondo gli analisti della principale banca tedesca, siamo entrati in una fase di “dimostrazione della redditività”, dove l’entusiasmo degli investitori sta lasciando il posto a una pretesa di risultati tangibili e modelli di business sostenibili.
L’analisi individua tre pilastri critici che definiranno l’anno in corso: la disillusione, la dislocazione e la sfiducia. La disillusione nasce dal divario tra le aspettative del management aziendale e l’effettiva applicazione pratica della tecnologia. Sebbene l’intelligenza artificiale generale (AGI) venga spesso descritta come imminente, la realtà operativa mostra che molti agenti IA faticano a mantenere l’affidabilità per più di trenta minuti senza richiedere l’intervento umano. Questo limite, unito agli alti costi di implementazione, rende difficile per molte imprese vedere quegli aumenti immediati di ricavi che erano stati ipotizzati durante la fase sperimentale.
In questo scenario di incertezza, il rapporto pone l’accento sulla divergenza tra i due principali attori indipendenti del settore: OpenAI e Anthropic. OpenAI, l’azienda che ha dato il via alla rivoluzione con ChatGPT, si trova oggi in una posizione che gli analisti definiscono particolarmente a rischio. Nonostante un numero impressionante di utenti settimanali, l’azienda deve gestire una voragine finanziaria senza precedenti, con previsioni di consumo di cassa che potrebbero toccare i 17 miliardi di dollari nel 2026. La sfida principale per OpenAI è trasformare la sua enorme base di utenti gratuiti in clienti paganti, mentre i costi per ogni singola interrogazione continuano a salire a causa della complessità dei nuovi modelli video e di inferenza. Il fatto che colossi come Google stiano recuperando terreno nel mercato consumer e che Apple abbia scelto di diversificare i propri partner tecnologici evidenzia come il vantaggio competitivo iniziale di OpenAI si stia assottigliando.
Al contrario, Anthropic emerge dal rapporto con una valutazione decisamente più positiva, venendo indicata come un esempio di efficienza operativa. La società dietro i modelli Claude si distingue per una crescita solida e una struttura finanziaria più equilibrata, con un consumo di cassa più lento e una strategia mirata al mercato aziendale. Strumenti come “Claude Code” e una politica di prezzi dinamica hanno permesso ad Anthropic di costruire una base di clienti business fedele, attirando investimenti miliardari che testimoniano la fiducia del mercato nella sua capacità di sopravvivenza a lungo termine.
Oltre alle dinamiche aziendali, Deutsche Bank segnala problemi strutturali che colpiscono l’intero settore, definiti sotto l’etichetta di “dislocazione”. La crescita esponenziale dei costi di addestramento si scontra con colli di bottiglia fisici, come la carenza di energia per i data center e la difficoltà di reperire i semiconduttori necessari. Questi limiti infrastrutturali rendono sempre più complesso distribuire l’intelligenza artificiale su larga scala a costi accessibili, trasformando il 2026 in un anno di selezione naturale per gli sviluppatori di modelli indipendenti.
Infine, il tema della “sfiducia” aggiunge una dimensione sociale e politica alla crisi di crescita del settore. Le preoccupazioni riguardanti il copyright, la privacy e l’impatto sui posti di lavoro stanno passando da timori sottotraccia a istanze politiche centrali. A questo si aggiunge la competizione geopolitica, con l’emergere di modelli open source cinesi che, pur essendo criticati per potenziali parzialità ideologiche o rischi di fuga di dati, stanno colmando il divario tecnologico con l’Occidente. In conclusione, sebbene l’intelligenza artificiale sia destinata a rimanere una tecnologia pilastro del nostro futuro, il 2026 si presenta come un periodo di drastici aggiustamenti, in cui solo chi saprà coniugare innovazione e sostenibilità finanziaria riuscirà a superare la fine dell’entusiasmo incondizionato.
