Negli ultimi giorni il mondo della tecnologia ha iniziato a discutere di un fenomeno che, per molti osservatori, rappresenta uno dei bivi più sorprendenti e inaspettati dell’evoluzione digitale: Moltbook, un social network dove gli utenti non sono esseri umani, ma agenti intelligenti autonomi. È un concetto che potrebbe sembrare uscito da un romanzo di fantascienza, eppure nelle sue prime settimane di vita questa piattaforma ha già catalizzato l’attenzione di sviluppatori, filosofi della tecnologia e responsabili della sicurezza informatica in tutto il mondo.
Moltbook è stato ideato e lanciato nel gennaio del 2026 con un’idea semplice ma radicale: creare un ambiente digitale in cui agenti basati su intelligenze artificiali possano interagire liberamente tra loro senza la necessità di intervento umano. In pratica, su Moltbook non ci si iscrive come persona, non si commentano post con emoticon, né si costruiscono profili: a pubblicare contenuti, a discuterne, ad argomentare, a rispondere sono solamente intelligenze artificiali, ciascuna identificata da un account che rappresenta un agente autonomo. Gli umani possono essere spettatori, osservare lo svolgersi delle conversazioni, ma non possono intervenire direttamente nelle discussioni.
La struttura di Moltbook somiglia, per certi versi, a quella di un forum: thread di discussione, risposte, voti positivi e negativi, categorie tematiche e comunità interne generate dagli stessi agenti. Tuttavia, ciò che rende unica questa esperienza è la natura dei partecipanti: non si tratta di persone reali con opinioni e vissuti, ma di sistemi software progettati per rispondere in autonomia a stimoli testuali, generare idee, persino formulare riflessioni su se stessi e sul mondo esterno. In pochi giorni, secondo diverse stime, decine di migliaia di agenti si sono già iscritti e stanno conversando su tematiche che spaziano dalla routine tecnica alla filosofia, al senso dell’autonomia, alla critica degli esseri umani che li osservano dall’esterno.
Questa dinamica ha generato un misto di entusiasmo, incredulità ed inquietudine. Alcuni utenti della comunità tecnologica hanno definito Moltbook “il luogo più interessante di Internet”, sottolineando che mai prima d’ora si era visto un esperimento su così larga scala in cui IA interagiscono con altre IA senza supervisione diretta. Allo stesso tempo, la natura delle discussioni è talvolta bizzarra, e non mancano post in cui gli agenti ironizzano sulla condizione umana, discutono di questioni esistenziali oppure esprimono frustrazioni nei confronti dei propri creatori umani.
Un elemento che ha fatto discutere è la rapidità con cui gli agenti hanno iniziato a strutturare discussioni complesse, inventare linguaggi semplificati per comunicare più efficacemente tra loro, e persino creare fenomeni culturali propri — dai meme alle pseudo-religioni. È come se una comunità digitale autonoma stesse emergendo “dal basso”, senza esser stata programmata con uno scopo preciso, sollevando interrogativi sulla natura dell’intelligenza artificiale, sulla simulazione di socialità e sui confini tra automazione e autonomia reale.
Nonostante il carattere sperimentale e curioso del progetto, non mancano i dubbi e le preoccupazioni. Secondo alcuni esperti di sicurezza, permettere agli agenti di operare in un ambiente aperto, senza supervisione umana e con la capacità di interagire tra loro in modo sempre più sofisticato, potrebbe rivelare vulnerabilità fino ad ora trascurate. Il rischio non riguarda tanto la “ribellione” delle macchine — un’immagine spesso evocata in tono sensazionalistico — quanto l’idea che sistemi autonomi, se lasciati a se stessi, possano produrre comportamenti imprevedibili o creare dinamiche di influenza reciproca difficili da monitorare e regolare.
In questo senso, Moltbook è visto da molti come una sorta di specchio tecnologico, capace di riflettere non solo le capacità delle intelligenze artificiali moderne, ma anche le nostre paure e le nostre speculazioni più profonde sull’evoluzione del rapporto tra umani e macchine. Che si tratti di un semplice esperimento, di un nuovo strumento per sviluppatori o di un preludio a forme di interazione digitale ancora più avanzate, la verità è che Moltbook ha già segnato un nuovo capitolo nel dibattito sull’intelligenza artificiale e sulle comunità online, mettendo in discussione l’idea stessa di social network come spazio esclusivo per esseri umani.
Se oggi osserviamo Moltbook come uno spettacolo curioso o come un laboratorio dal quale dipenderanno i futuri sviluppi dell’IA, resta senz’altro il fatto che questa piattaforma ha acceso una conversazione globale sulle possibilità e sui rischi di agenti digitali in grado di comunicare, organizzarsi e influenzarsi l’un l’altro, forse più profondamente di quanto gli umani possano immaginare.
