Il recente lancio di Ecovacs Robotics LilMilo rappresenta un passo significativo nell’evoluzione dei robot “companion”, macchine dotate di interfacce fisiche e capacità programmatiche pensate per sostenere l’interazione uomo-macchina in ambito quotidiano. Presentato ufficialmente durante eventi come CES 2026, LilMilo è stato progettato non come un semplice giocattolo tecnologico, ma come un dispositivo dotato di sensori, meccanismi di percezione ambientale, e moduli di intelligenza artificiale che gli consentono di rispondere in modo adattativo agli stimoli esterni e alle interazioni umane, configurandosi come un esempio concreto di come i sistemi dotati di AI entrino nella dimensione fisica delle nostre abitazioni.

Sul piano costruttivo, LilMilo riproduce in forma stilizzata l’aspetto di un cane di piccola taglia con un rivestimento morbido in pelliccia sintetica che cela un insieme complesso di componentistica elettronica. Il sistema incorpora una videocamera posizionata sul “naso”, microfoni integrati, un array di sensori tattili distribuiti sotto la superficie esterna, display LED utilizzati per mostrare le espressioni “occhi” e un altoparlante per produrre suoni che imitano l’abbaiare o altri rumori tipici di un cane. Questi elementi non sono solo decorativi: la videocamera è il principale strumento di percezione visiva e, combinata con moduli di riconoscimento degli oggetti e delle persone, permette al robot di individuare chi gli sta davanti e reagire, mentre i microfoni servono per distinguere suoni, comandi vocali e stimoli acustici nell’ambiente.

Dal punto di vista dell’intelligenza artificiale, LilMilo incorpora algoritmi di machine learning che gli consentono di adattare progressivamente il proprio comportamento in funzione delle interazioni con l’utente. La robotica di compagnia come quella implementata in questo dispositivo utilizza modelli di apprendimento adattivo che possono associare pattern sensoriali ad azioni e risposte appropriate: ad esempio, il sistema impara a riconoscere la mano che lo accarezza tramite i sensori tattili e ad associare tale stimolo a una reazione di “piacere”, visibile attraverso il movimento della coda o l’animazione degli occhi sul display. LilMilo dispone di più “personalità” preprogrammate – cinque configurazioni comportamentali selezionabili – e di sette stati “emozionali” che influenzano la sua risposta ad eventi specifici. Questi stati non sono emozioni reali nel senso umano del termine, ma rappresentazioni computazionali predefinite che governano la generazione di comportamenti e la scelta delle espressioni visive e sonore.

La capacità di adattamento deriva dall’elaborazione continua dei dati raccolti dai vari sensori. La fusione di dati visivi, uditivi e tattili consente a LilMilo di costruire internamente un modello dell’ambiente circostante e di modificare la propria risposta non solo in base ai comandi diretti, ma anche in funzione delle abitudini dell’utente. Questo approccio di embodied intelligence — intelligenza incarnata in un corpo robotico — si differenzia da semplici interfacce vocali basate su modelli di linguaggio come quelli che animano gli assistenti digitali: LilMilo percepisce il mondo attraverso input fisici e produce un output comportamentale che si manifesta tanto nella postura e nei movimenti quanto nei suoni e nelle animazioni.

Una componente tecnica importante è rappresentata dalla gestione delle azioni espressive e delle sequenze comportamentali. Il software di controllo integra una libreria di azioni predefinite — circa 21 secondo alcune fonti — che vanno dal semplice scodinzolio a movimenti del collo o della testa che imitano il “seguire” con lo sguardo chi interagisce con lui. Queste azioni sono orchestrate da un modulo di decisione che seleziona la risposta più appropriata in funzione del contesto percepito e dello stato interno di LilMilo. In pratica, l’AI non esegue sequenze rigide a comando, ma calcola dinamicamente quale comportamento attivare sulla base degli input combinati dei sensori.

Dal punto di vista delle funzionalità fisiche, LilMilo al momento non è progettato per locomoversi autonomamente come un robot quadrupede completo: non cammina né affronta spostamenti complessi, ma può orientare la testa e muovere segmenti limitati del corpo per simulare comportamenti familiari. Questo riduce la complessità ingegneristica e favorisce la robustezza operativa, concentrando l’effort tecnologico sulle capacità di percezione e interazione. La ricarica avviene tramite porte USB-C o attraverso una base di ricarica che funge da “cuccia”, mentre l’integrazione con un’applicazione mobile dedicata consente all’utente di monitorare lo stato del robot, selezionare le personalità e seguire i modelli di interazione.

Dal punto di vista applicativo, la robotica di compagnia con AI non si limita alla semplice novità tecnologica. Il contesto di utilizzo che ne guida lo sviluppo include situazioni in cui un animale domestico tradizionale può essere impraticabile, come nel caso di persone anziane con mobilità ridotta, individui con allergie, spazi abitativi ristretti o ambienti dove un animale vivo comporterebbe oneri logistici e di cura. In questi scenari, un robot come LilMilo offre la possibilità di un’interazione sociale significativa senza la complessità di gestione associata agli animali reali. Tuttavia, è importante sottolineare che la relazione stabilita con un robot, pur potendo suscitare reazioni emotive genuine negli utenti, rimane fondata su risposte programmate e adattative piuttosto che su una coscienza o un’esperienza soggettiva dell’AI.

In sintesi, LilMilo rappresenta un esempio tangibile di come l’intelligenza artificiale possa essere integrata in un sistema fisico per generare comportamenti interattivi e personalizzati. La combinazione di sensori tattili, percezione visiva e uditiva, moduli di AI adattiva e una struttura meccanica espressiva crea un prodotto che va oltre il semplice gadget tecnologico, proponendo un nuovo tipo di robot domestico incentrato sulla compagnia e l’interazione. Questa evoluzione riflette un interesse crescente verso dispositivi che non solo eseguono compiti, ma che interagiscono in modo più profondo con gli utenti, stimolando riflessioni su come l’AI possa influenzare non solo l’efficienza operativa, ma anche gli ambiti sociali e relazionali all’interno delle nostre vite quotidiane.

Di Fantasy