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Negli ultimi giorni una protesta digitale rivolta specificamente contro ChatGPT, il chatbot di intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI, ha preso piede su internet, assumendo rapidamente una dimensione virale e attirando attenzione anche al di fuori delle comunità tecnologiche. L’iniziativa, spesso identificata con l’hashtag “QuitGPT”, non nasce da critiche tecniche relative alle capacità del modello o a problemi di performance dell’IA, ma si configura come un movimento di boicottaggio motivato da ragioni politiche, etiche e legate alla trasparenza delle scelte aziendali.

Il movimento QuitGPT ha cominciato a circolare nei primi giorni di febbraio 2026 su piattaforme come Reddit, Instagram e attraverso siti web dedicati, con l’obiettivo dichiarato di convincere gli utenti a cancellare le sottoscrizioni a ChatGPT Plus, rimuovere l’app dai propri dispositivi e cercare alternative alla piattaforma di OpenAI. Il cuore della protesta ruota attorno a quello che i promotori definiscono un profondo disallineamento tra i valori dichiarati dalla società e alcune scelte concrete dei suoi dirigenti e delle sue relazioni politiche.

Una delle ragioni principali alla base della campagna riguarda i contributi politici fatti da figure di spicco all’interno di OpenAI. In particolare, Greg Brockman, presidente e co-fondatore dell’azienda, è finito al centro della discussione per aver donato somme rilevanti (nell’ordine di decine di milioni di dollari) a una Super PAC favorevole all’allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, secondo documenti resi pubblici e analizzati da varie testate internazionali. Queste donazioni hanno avuto l’effetto di polarizzare parti dell’opinione pubblica che considerano incongruente il sostegno a certe formazioni politiche con la narrativa etica e progressista con cui OpenAI ha spesso presentato il proprio lavoro e il proprio ruolo nello sviluppo dell’IA.

Il movimento QuitGPT ha inoltre esteso le proprie critiche alla presunta collaborazione, diretta o indiretta, tra la tecnologia di OpenAI e agenzie governative controverse. Alcuni sostenitori del boicottaggio evidenziano come strumenti basati sui modelli di OpenAI siano stati adottati per applicazioni come lo screening di candidati all’interno dell’U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE), sollevando interrogativi sull’uso di sistemi di intelligenza artificiale nei processi di controllo e applicazione delle politiche migratorie. Questo elemento ha contribuito ad aggiungere una dimensione di sollevamento di preoccupazioni etiche oltre a quelle strettamente legate alla politica dei finanziamenti.

Dal punto di vista tecnico, il boicottaggio tocca anche questioni più ampie legate alla percezione dell’evoluzione delle tecnologie di IA nel mercato globale. ChatGPT, parte delle famiglie di modelli sviluppati da OpenAI, è tra i più diffusi strumenti conversazionali di generazione del linguaggio naturale, utilizzato quotidianamente da milioni di persone per scopi professionali, educativi e creativi. Tuttavia, l’affermazione di “strumento neutrale” è sempre più messa in discussione non tanto per motivi legati alla qualità delle risposte o alle capacità di elaborazione, ma piuttosto per l’interpretazione dell’IA come tecnologia intrinsecamente intrecciata alle scelte umane e istituzionali che ne determinano sviluppo, governance e implementazione reale nei sistemi sociali.

L’impatto sociopolitico della protesta è rafforzato dall’endorsement di figure pubbliche che non provengono dal mondo della tecnologia, come l’attore e attivista Mark Ruffalo, il quale ha utilizzato i propri canali social per dare visibilità alla causa, interpretando l’adesione a QuitGPT come una scelta etica che inviterebbe gli utenti a riflettere sui valori delle aziende tecnologiche che sostengono con il proprio denaro e il proprio tempo. Il ruolo di Ruffalo ha contribuito ad amplificare la percezione pubblica della protesta, proiettandola oltre i confini dei forum specializzati e facendola entrare nel dibattito più ampio sui rapporti tra tecnologia, politica e responsabilità sociale.

Al di là del clamore mediatico, rimane comunque difficile quantificare con precisione l’effettivo impatto numerico della campagna in termini di utenti che effettivamente abbandonano ChatGPT o cancellano le loro sottoscrizioni. Secondo alcune stime diffuse dai promotori stessi, il numero di persone che avrebbe aderito all’iniziativa raggiungerebbe livelli dell’ordine delle centinaia di migliaia, evidenziando una mobilitazione significativa se considerata sotto la lente della pura protesta digitale. Tuttavia, anche i critici di QuitGPT sottolineano che molte delle critiche si basano su interpretazioni e associazioni complesse tra scelte individuali di finanziamento politico e le pratiche aziendali di OpenAI, così come sulla difficoltà di tracciare con certezza come e dove le tecnologie di IA vengono effettivamente impiegate nei sistemi pubblici.

Di Fantasy