Le principali compagnie di telecomunicazioni cinesi stanno sperimentando un nuovo modello commerciale legato all’intelligenza artificiale generativa, sostituendo progressivamente la logica tradizionale basata sul traffico dati con sistemi tariffari costruiti sul consumo di token AI. In pratica, invece di pagare principalmente per gigabyte utilizzati, utenti privati e aziende iniziano ad acquistare capacità di elaborazione destinata a chatbot, generazione di contenuti, coding assistito e servizi IA multimodali.
Il cambiamento nasce dalla crescente centralità dei Large Language Model nell’utilizzo quotidiano dei servizi digitali. Ogni richiesta inviata a un sistema generativo consuma token, cioè unità operative utilizzate dai modelli per elaborare testo, codice o immagini. Più è complessa l’elaborazione richiesta, maggiore è il numero di token utilizzati. La generazione di immagini ad alta risoluzione, ad esempio, può richiedere migliaia di token per singola operazione, mentre lunghe conversazioni o attività di programmazione aumentano rapidamente il consumo mensile.
In questo contesto, China Telecom ha avviato un progetto pilota nazionale con pacchetti AI destinati a sviluppatori, PMI, famiglie e utenti individuali. Le offerte prevedono volumi che vanno da centinaia di migliaia fino a decine di milioni di token al mese, con fasce tariffarie crescenti e integrazione di servizi aggiuntivi come upload ad altissima velocità e sicurezza informatica. L’obiettivo è trasformare la rete telecom in una piattaforma infrastrutturale per l’IA, monetizzando direttamente la potenza di calcolo necessaria all’inferenza dei modelli.
Parallelamente, Shanghai Telecom ha iniziato a distribuire token gratuiti agli abbonati per incentivare l’utilizzo dei servizi generativi, mentre China Mobile Shanghai ha sviluppato un sistema “universale” che consente di utilizzare più modelli IA tramite un singolo account e una struttura tariffaria unificata. La logica ricorda l’evoluzione dei servizi cloud: l’utente non acquista più solo connettività, ma accesso dinamico a risorse computazionali.
China Mobile ha inoltre collaborato con Tencent per creare una piattaforma aziendale IA in cui i token vengono venduti come unità standardizzate di consumo. Questo approccio punta a semplificare l’accesso ai diversi modelli, permettendo alle aziende di cambiare motore IA senza modificare il sistema di fatturazione o l’infrastruttura operativa.
Anche China Telecom sta adottando una strategia multi-modello. Oltre al proprio modello TeleChat, la società integra sistemi esterni come GLM-5 e DeepSeek V3.2, cercando di differenziarsi non tanto attraverso il modello proprietario, quanto tramite la combinazione tra rete, capacità computazionale, cybersicurezza e gestione centralizzata dei servizi AI.
Dal punto di vista industriale, questa evoluzione rappresenta il tentativo delle telecom cinesi di recuperare spazio competitivo rispetto alle grandi aziende tecnologiche che dominano l’attuale ecosistema dell’intelligenza artificiale. Con l’arrivo degli agenti AI autonomi, le compagnie telefoniche cercano di riposizionarsi come fornitori diretti di infrastrutture computazionali, trasformando la capacità di calcolo in un servizio commerciale ricorrente analogo alla connettività mobile.
Resta però un limite strutturale importante: il valore reale dell’ecosistema AI continua a dipendere soprattutto dalla qualità dei modelli, dall’efficienza dell’inferenza e dalle capacità operative degli agenti intelligenti. Senza lo sviluppo o l’hosting di modelli avanzati competitivi, le telecom rischiano di restare principalmente distributori di capacità computazionale, mentre il controllo strategico del mercato rimane nelle mani delle grandi aziende specializzate nell’intelligenza artificiale.
