Le autorità francesi del lavoro hanno imposto a Infosys una sanzione complessiva di 175.000 euro per la mancata piena conformità del sistema utilizzato dall’azienda per registrare l’orario di lavoro dei dipendenti. Il provvedimento è stato adottato dalla DRIEETS Île-de-France, la Direzione regionale e interdipartimentale dell’economia, dell’occupazione, del lavoro e della solidarietà competente per la regione parigina. Infosys ha comunicato di aver ricevuto la richiesta di pagamento della sanzione il 24 luglio 2026 alle 15:30, ora indiana, rendendo successivamente nota la vicenda attraverso un deposito regolamentare presso la Bombay Stock Exchange.
La contestazione riguarda le caratteristiche tecniche e operative del sistema con cui Infosys rilevava e documentava il tempo di lavoro di alcune categorie di dipendenti presenti in Francia. Secondo quanto rilevato dalla DRIEETS, la soluzione non soddisfaceva completamente i requisiti previsti dalla normativa francese, in particolare sotto il profilo dell’affidabilità dei dati, della loro verificabilità mediante controlli successivi e della capacità di monitorare correttamente l’attività lavorativa. Le autorità hanno quindi riscontrato carenze nella possibilità di dimostrare, attraverso registrazioni attendibili e sottoponibili ad audit, gli orari effettivamente svolti dai lavoratori interessati.
In Francia la registrazione dell’orario non rappresenta soltanto uno strumento organizzativo interno, ma deve consentire al datore di lavoro di documentare il rispetto della durata legale del lavoro, degli eventuali straordinari e dei periodi obbligatori di riposo. La durata ordinaria è fissata generalmente in 35 ore settimanali e i sistemi aziendali devono produrre informazioni sufficientemente precise, affidabili e controllabili da permettere alle autorità e ai lavoratori di verificare il rispetto delle disposizioni applicabili. La sanzione non riguarda quindi semplicemente l’utilizzo di un software di rilevazione, ma l’incapacità del sistema di offrire garanzie adeguate sull’integrità e sulla tracciabilità delle registrazioni.
Infosys non ha precisato quali categorie professionali fossero interessate dalle carenze riscontrate, quanti lavoratori fossero coinvolti o per quanto tempo il sistema fosse stato utilizzato in condizioni non conformi. Non è stato inoltre comunicato se la DRIEETS abbia ordinato modifiche specifiche alla piattaforma, l’introduzione di nuovi controlli o la sostituzione delle procedure adottate. Le informazioni rese pubbliche si limitano a indicare problemi di affidabilità, auditabilità e monitoraggio relativi ad alcune categorie di dipendenti.
La società ha dichiarato che la sanzione non produrrà effetti materiali sulla propria situazione finanziaria, sulle attività operative o sul normale svolgimento del business. Infosys ha inoltre spiegato di non aver comunicato immediatamente il provvedimento perché aveva bisogno di verificare le informazioni ricevute e valutare le iniziative da intraprendere. L’azienda non ha chiarito se intenda contestare la decisione, presentare ricorso o limitarsi a pagare l’importo richiesto, indicando soltanto di essere impegnata nell’esame della comunicazione e nella definizione dei passaggi successivi.
La sanzione arriva mentre Infosys sta rafforzando in India i requisiti relativi alla presenza fisica dei dipendenti negli uffici. In precedenza l’obbligo di lavorare in sede quattro giorni alla settimana riguardava il personale dal livello professionale 7 in su, ma nel marzo 2026 sarebbe stato esteso anche ai dipendenti della fascia 6A di alcune unità operative. Una comunicazione interna richiamava inoltre il mancato raggiungimento, da parte di alcuni lavoratori, della soglia richiesta di dieci giornate mensili trascorse in ufficio. Infosys continua comunque a definire ibrido il proprio modello organizzativo, presentandolo come uno strumento per favorire collaborazione, innovazione e continuità nell’erogazione dei servizi.
Il procedimento francese resta distinto dalle politiche sulla presenza in ufficio applicate in India. La DRIEETS non ha contestato il numero di ore che i dipendenti avrebbero dovuto lavorare, ma l’adeguatezza del sistema utilizzato per registrarle e controllarle. Il punto centrale del provvedimento è quindi la capacità dell’azienda di produrre dati attendibili, conservare una documentazione verificabile e rendere ricostruibile l’orario effettivamente svolto, requisiti che un sistema digitale di gestione del personale deve rispettare indipendentemente dalle dimensioni o dalla struttura internazionale dell’impresa.